PUTIN: GRETA NON CONOSCE I PROBLEMI DEL MONDO REALE.

Interessante punto di vista del leader russo Vladimir Putin sulla giovane attivista svedese Greta Thunberg.

Putin, intervistato pubblicamente dalla BBC britannica, spiega cosa pensa della Thunberg dopo il controverso discorso alle Nazioni Unite apprezzandone il pensiero e la missione ma criticandone i modi, giudicandoli poco concreti.

“Greta, esordisce il leader russo, porta alla luce i problemi del cambiamento climatico e della ricerca di nuove tecnologie per fermarlo e questo è giusto e corretto. E’ giusto cercare di informare i più giovani su temi importanti che riguardano il loro futuro ma nel farlo non bisogna usarli e manipolarli per scopi personali.

Greta non conosce i problemi del mondo reale, in Africa abbiamo guerre, carestie e epidemie che non possono essere risolte da discorsi e proclami. Greta non conosce il mondo reale perchè non viene informata in merito, credo.

In Africa e in alcuni nazioni asiatiche troviamo persone che vivono in povertà, non è possibile cambiare il loro status usando l’energia solare. Quelle nazioni non hanno ne risorse economiche, ne risorse tecnologiche per attuare cambiamenti importanti. I giovani africani, i giovani asiatici poveri vedono Greta e vogliono il tipo di vita che si ha in Svezia ed è giusto, ma cosa succederà quando tra 20 o 30 anni non avranno quel tipo di vita? Chi spiegherà a loro che non è stato possibile?

Certo, dobbiamo investire nelle energie rinnovabili e nelle nuove tecnologie, ma dobbiamo essere anche realistici e non fare promesse che non possiamo mantenere e non dobbiamo alimentare false speranze”.

La mia opinione.

Amici lettori, vi scrivo la mia personale opinione: pur non avendo particolari simpatie per Vladimir Putin, trovo il suo discorso coerente e pragmatico e con questo non sto dicendo che Greta ha torto, Greta ha ragione nel dare voce e risalto al problema del cambiamento climatico (sia essere causato dall’uomo o da un normale ciclo della Terra) ma anche io trovo la giovane svedese davvero distaccata dai problemi reali.

La globalizzazione ha fallito perchè non è stata ne pianificata, ne gestita una volta avviata. Se da un lato abbiamo più “ricchezza” nel mondo (dati alla mano), dall’altro questa ricchezza è finita nelle mani di pochi, pochissimi. La fine della globalizzazione sta portando le nazioni a chiudersi a livello sociale e economico sul modello Trump (noi non aiutiamo più nessuno, ognuno deve fare per se) e del Regno Unito in era Brexit (ma vedrete, anche altri Stati europei progressivamente potrebbero abbandonare la UE a livello economico). Mentre la ricchezza è aumentata, ma finita in poche mani, paradossalmente è aumentata anche la povertà e l’aumento della povertà ha portato intere nazioni a rivoltarsi in sud America, in Africa e in Europa al momento ci si ferma alla Francia dove le proteste, ormai da mesi, sono feroci verso il Governo Macron.

Il mondo ha sempre meno bisogno del petrolio e questo è senza dubbio un bene, ma dobbiamo fare i conti con un effetto collaterale: intere nazioni sud americane avevano basato la loro economia sull’esportazione di greggio e ora stanno sprofondando in crisi che da economiche sono diventate politiche e da politiche sociali con guerre civili in corso. In Medio Oriente nazioni come Iraq, Iran, Emirati Arabi e Siria vivono di petrolio e, non a caso, le proteste in Iraq da parte del popolo sempre più povero sono aumentate, così come in Iran e stanno anche montando anche negli Emirati Arabi per non parlare della Siria che ormai non esiste più a livello politico. Un altro produttore di petrolio è la Libia, altra nazione ormai da anni coinvolta in una guerra civile che pare non avere fine. Quando un popolo è sottomesso (leggasi dittatura) ma mangia tutti i giorni lo si può tenere a bada, ma quando ha fame e non mangia tutti i giorni non esiste forza che possa tenerlo a bada (lo abbiamo imparato durante la Rivoluzione francese e durante il colpo di stato che ha disintegrato l’ormai ex URSS).

Ora, i cambiamenti climatici uniti a tassi di povertà sempre più elevati stanno alimentando guerre per la pura sopravvivenza e le guerre alimentano le migrazioni di massa che noi in Italia conosciamo molto bene, perchè è la mai risolta questione migratoria a far cadere Governi su Governi e a dividere noi italiani a livello sociale (da sempre sono convinto che l’italiano non è razzista, è semplicemente esasperato. Il razzismo esiste, ma riguarda un numero di individui francamente irrisorio).

Ora, tutto questo: guerre, carestie, cambiamenti climatici, distacco dal petrolio, flussi migratori si risolve usando le auto elettriche e piantando piantagioni di pale eoliche unite a giardini di pannelli solari? Magari! Magari fosse così facile. Purtroppo, dobbiamo essere realistici, non è così. Come ha detto Putin così facendo si alimentano illusioni nei popoli più poveri che guardano una giovane donna svedese ben nutrita che parla e urla parlando del loro futuro come fosse una salvatrice. Illudere i popoli poveri vuol dire piantare i semi per la prossima guerra. L’illusione genera odio. Attenzione.

Greta è “usata”? Difficile dirlo. In passato potenti lobby hanno usato i bambini per vendere il loro prodotto, basti pensare alle campagne pubblicitarie dell’industria del tabacco negli USA, spesso i testimonial erano bambini che fumavano allegri (il solo pensiero è assurdo, ma è successo). Sempre negli USA i bambini ricevevano per natale fucili calibro 12 per andare a caccia di scoiattoli. Rimaniamo negli USA per ricordare le campagne pubblicitarie per promuovere l’uso dello zucchero e qui mi fermo anche se potrei continuare. Se Greta è usata lo dirà il tempo, solo il tempo ci dirà se dietro di lei c’è un sincero amore per la Terra oppure potenti multinazionali legate alla green economy (la green economy di green, lo sappiamo, ha solo il colore dei soldi).

Sicuramente protestare per protestare serve a poco a livello pratico, riempire le piazze serve a poco e nulla in un momento così complesso per l’umanità ma dato che abbiamo combattuto per il diritto di protestare, è giusto farlo ed è giusto difenderlo, così come è giusto ascoltare le proteste.

Negli USA, sulla scia di Greta, un altra giovane donna sta guadagnando le luci della ribalta, si tratta della nipote del grande Dr. Martin Luther King che è diventata un attivista per i diritti degli uomini di colore e ha fondato, non da sola chiaramente, un movimento.

Siamo testimoni, amici lettori, di uno dei più grandi cambiamenti epocali della storia dell’umanità, il più dalla rivoluzione industriale e siamo la generazione che precede la colonizzazione dello spazio. I nostri nipoti ci diranno se abbiamo fatto del bene o del male.

Articolo scritto da Marco Meli.

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