PERCHE’ BAUTISTA E LA DUCATI HANNO STRAVINTO: IL MOTORE? NO.

Per Rea il vero segreto della Ducati V4R è nel motore, è grazie a quello se il distacco complessivo delle tre gare si misura in decine di secondi e non in centesimi. Il 4 volte campione del mondo ha ragione? No.

La Ducati non è una moto nettamente superiore alla Kawasaki, basti vedere i piazzamenti di Davies e di Rinaldi. Chaz ha sempre lottato contro Rea e spesso lo ha anche battuto ma dove era a Phillip Island? Indietro, molto indietro, eppure la sua V4R è identica a quella di Bautista. E Rinaldi? Il pilota del team Barni avrebbe dovuto lottare per 5°-7° posto almeno dato il potenziale teorico della moto bolognese ma tutti sappiamo che non è andata così.

E allora davvero la Ducati è così superiore come dice Rea? La risposta va ricercata non tanto nella moto ma in chi la guidava, quindi Alvaro Bautista.

Lo spagnolo, ex MotoGP, è un pilota veloce che non ha mai potuto realmente dimostrare il suo potenziale tra i prototipi pilotando moto non di prima fascia. Non siete in accordo con questo pensiero? Allora perchè quando ha avuto sotto al sedere la Ducati GP19 ufficiale come sostituto di Lorenzo a Phillip Island l’anno scorso ha duellato addirittura con il Dovi che conosce quella moto come le sue tasche sfiorando addirittura il podio? Semplice, perchè Alvaro, ex campione del mondo 125 e ottimo pilota di 250, va forte. Va forte di testa prima che di polso.

Mi spiego.

Nella Race 1 e nella Race 2 ha impresso sin da subito il suo ritmo martellando il cronometro con una partenza veloce quanto feroce, una partenza in stile…MotoGP. In MotoGP i primi metri sono determinati, o parti forte o rischi di arrivare fuori dalla top 10 dato che li davanti gente come Marquez, Dovi, Lorenzo, Rossi e Vinales pestano forte sin da subito senza tanta pretattica o attesa. Bautista non ha fatto altro che portare con se questo modo di correre anche in WSBK prendendo in contropiede tutti, Rea compreso. Il dominatore delle ultime quattro stagioni, ammettiamolo, ha avuto la vita sin troppo facile armato di una moto perfetta e alle prese con una Panigale V2 piuttosto facile da battere carente di cavalli come era. Questa facilità lo ha “viziato” e “impigrito” dato che, in pratica, poteva gestire gli avversarsi sin da subito…Ora Rea ha trovato un avversario diverso, più aggressivo, più feroce e meno strategico nella gestione della gara.

Mettete Dovi sulla V4R e avrete lo stesso risultato, mettete Marquez e avrete un risultato ancora migliore perchè i piloti da MotoGP sono abituati a sfide di altissimo livello ogni domenica alle prese con avversari tosti che non ti perdonano nulla e moto non sempre facili da guidare e settare. Spiace dirlo ma in questi ultimi anni i piloti della WSBK, forse anche a causa del dominio di Rea, hanno “rallentato” e Phillip Island lo ha dimostrato in maniera anche brutale.

Solamente questione di attitudine quindi? No. Bautista guida in maniera diversa rispetto a Rea e anche rispetto a Davies, disegna linee molto strette, apre presto il gas, la moto è meno piegata, preferisce staccare un filo prima e lanciare la moto dentro le curve piuttosto che piantarla in frenata e ripartire come spesso fa il numero 1 della Kawasaki. La V4R, dal canto suo, si lascia condurre in questa maniera con una facilità disarmante come fosse stata concepita appunto per l’ex pilota MotoGP.

Lo stradominio australiano della Ducati non è solo frutto del motore come sostiene Rea ma del pacchetto moto/pilota che in terra australiana è stato praticamente perfetto e inoltre, giusto farlo notare, mentre la V4R è figlia di un progetto nuovo, la ZX-10RR è un progetto ormai datato che nel corso degli anni è stato affinato ma mai stravolto. L’anzianità della ZX-10RR e le prestazioni della V4R hanno scavato il gap, totalmente inaspettato, che abbiamo visto oggi.