DUCATI E IL METODO DALL’IGNA NEL PROGETTO DELLA PANIGALE V4R.

Quanto c’è di Gigi Dall’Igna nella nuova Panigale V4R? Difficile dirlo, sicuramente c’è il suo metodo di lavoro. Quel tipo di approccio al progetto che ha imparato negli anni (vincenti) di Aprilia e che ha rivoluzionato in meglio i risultati di Borgo Panigale in MotoGP.

La V4R sostituisce la Panigale R dotata di telaio/airbox e motore completamente portante, idee ciclistiche tanto care a Filippo Preziosi e derivate dalla MotoGP…Ma da una MotoGP non vincente. Quella Ducati che mandò in crisi Stoner e che mandò in crisi tutto il reparto corse per anni prima dell’arrivo di Dall’Igna appunto.

Ora l’ingegnere veneto nel guidare il progetto della V4R ha totalmente cambiato approccio partendo da una parte che funziona, il motore della GP15 da MotoGP per poi costruire il telaio intorno, il medesimo approccio usato per la sua creatura più conosciuta e vincente, l’Aprilia RSV4 capace di vincere ben 6 titoli in WSBK, 3 piloti e 3 costruttori.

Perchè quindi si parla di “metodo Dall’Igna”?

Gigi arrivando in Ducati Corse notò subito, e lo disse pubblicamente durante un intervista, una certa disorganizzazione tra i reparti MotoGP e quello WSBK, non vi era sinergia, non vi era scambio di esperienze e tanto lavoro finiva con l’essere mal sfruttato o peggio sprecato.

La più grande rivoluzione di Dall’Igna non riguardò nulla di tecnico, riguardò la totale riorganizzazione del reparto corse fondendo le due “missioni” quella MotoGP e quella WSBK creando una sola grande missione: vincere.

Grazie a lui la Panigale R ha trovato competitività dopo un esordio, quello del 2013, assolutamente da dimenticare con una moto che all’avantreno non garantiva alcun feeling. Sotto la sua guida arrivò la Panigale R model year 2015 (modificata a livello ciclistico) che finalmente poneva fine a quelle terribili sensazioni che più di una volta avevano tolto fiducia e spedito a terra piloti del calibro di Checa e Davies.

Con la Panigale V4R, se vogliamo una moto rivoluzionaria non solamente dal punto di vista tecnico, torna la sinergia totale tanto cercata dal geniale ingegnere veneto che, per esempio, nel progettare la RSV4 si basò tanto sull’esperienza fatta con la RSW 250GP e con la non fortunata RS Cube da MotoGP a 3 cilindri (in questo caso per evitare gli errori).

Ducati Corse già in passato aveva creato e sfruttato la sinergia tra i programmi MotoGP e WSBK, correva l’anno 2006 e Borgo Panigale nel migliorare la 999 F06 campione del mondo con Troy Bayliss attinse tanto a livello di elettronica dall’esperienza MotoGP.

Lo stesso vale al contrario! Infatti il primo prototipo da MotoGP sfruttava il telaio a traliccio che tante soddisfazione aveva portato a Bologna tra le derivate.