LA DUCATI V4R CAMBIERA’ LA SUPERBIKE COME ACCADDE CON LA 916.

Quando a fine 1993 Ducati, allora di proprietà di Cagiva, presentò la 916 gli appassionati rimasero da un lato a bocca aperta e dall’altro sbigottiti, la moto era (ed è ancora) di un bellezza folgorante! Corta, stretta, compatta, affusolata, penetrante nelle linee eppure allo stesso tempo elegantissima e aggressiva grazie al lavoro di Sergio Robbiano (già padre della Cagivo Mito EV ed in seguito della Bimota 500V2) e Massimo Tamburini. Ma il bello per la 916 doveva ancora arrivare…

Carl Forgaty, allora pilota ufficiale Ducati, la descrive come una vera moto da corsa, lontanissima dalla 888 che sostituisce. La 916 è rigida, reattiva, difficile da guidare, manca forse di cavalli ma recupera in agilità. I cavalli arriveranno grazie all’aumento di cilindrata a 955 (anche se nominalmente la moto si chiamerà sempre 916, ovvero la cilindrata del modello originale). La 916 è destinata, secondo gli esperti, a cambiare il mondo delle corse per derivate ed il concetto di sportiva stradale…E infatti lo farà.

Arriva grazie a Fogarty il titolo al debutto nel 1994. Il britannico si ripete dominando la stagione 1995 distribuendo distacchi che si misurano in decine di secondi. Nel 1996 è la volta di Troy Corser portare in trionfo la moto bolognese che si ripete ancora con Fogarty nel 1998 e nel 1999. Passa nelle mani di Troy Bayliss nel 2000 e nel 2001 arriva il primo titolo del fortissimo (e amatissimo) australiano che lo sfiora nuovamente nel 2002, ultimo anno di competizione per questa grandissima moto progettata, tra gli altri, anche dal geniale Massimo Bordi. La 916 otterrà decine e decine di titoli anche a livello nazionale vincendo in Italia, BSB inglese, AMA SBK negli USA. Senza contare i titoli a livello amatoriale sparsi in tutto e senza contare i titoli della “piccola” gemella 748SP/SPS/R nelle gare riservate alle moto di classe supersport.

Grazie alla 916 la superbike è effettivamente cambiata con i giapponesi “costretti” a sfoggiare le armi pesanti come VTR-SP (Honda) e OW-02 YZF-R7 (Yamaha) ora a distanza di 25 la superbike sta cambiando di nuovo grazie ad un altro moto bolognese: la V4R.

La V4R è da considerarsi a livello storico/tecnico l’erede della 916. Tutte e due le moto ridefiniscono lo standard tra le moto stradali sportive estreme alzando l’asticella e tutte e due hanno alzato il livello agonistico in WSBK grazie a pilota del calibro di Fogarty e di Bautista. Oggi come allora i giapponesi (peccato manchi Aprilia…) dovranno creare una moto seguendo lo standard della V4R e del suo motore derivato dalla GP15 usata da Ducati in MotoGP.

Oggi come allora la rossa è criticata perchè “costa troppo”, perchè è un “prototipo di serie”, perchè “aiutata dal regolamento”. Cambiano gli accusatori, ma non le accuse anche se sono passati 25 anni.

La V4R costringerà i giapponesi a sfruttare la loro esperienza in MotoGP e la Superbike, grazie a questo, tornerà grande come a metà degli anni 90 quando la corsa alle prestazioni ha portato gare molto tirate e spettacolari e di riflesso moto stradali sempre più potenti, leggere e dotate di elettronica attiva/passiva al fine di migliorare la prestazione come la sicurezza.

E’ iniziata la seconda grande rivoluzione in WSBK amici.