DA 0 A 307 KM/H. LA MIA STORIA, parte 1: da disoccupato a blogger!

PROLOGO: Chi osa, vince! (motto del 9° Reggimento Special Air Service, SAS).

“Vale sempre la pena vivere un giorno in più per vedere che succede” (SGT. McNab, SAS).

Sento spesso, purtroppo sempre più spesso, dire che in Italia non si può fare carriera se non si è raccomandati o non si è ricchi di famiglia. Stronzate. Si fallisce da raccomandati. Si fallisce da ricchi di famiglia. La verità è che quando affrontiamo una sfida siamo quasi sempre soli con noi stessi, il nostro nemico il più delle volte risiede dentro di noi.

1993: Moto Sprint

La mia storia inizia più o meno nel 1993, avevo 15 anni quando di ritorno a casa dalla scuola mi fermo in un edicola e compro Moto Sprint (un settimanale dedicato al motociclismo sportivo), leggo di Superbike, leggo di motomondiale (il termine MotoGP sarebbe stato usato solo qualche anno dopo). Leggo di posti per me esotici come Assen in Olanda, Monza al “nord” e prometto a me stesso che sarei diventato un giornalista prima o poi! Certo quando sei nato a Palermo e vivi a Palermo e non hai amici e parenti appassionati di moto la cosa è più difficile, in realtà la cosa è fottutamente difficile. Nel 1993 il Sud Italia era quasi totalmente separato dal Nord non solo a livello geografico ma anche a livello sociale, il “nord” è quasi un altra nazione, una meta, una ambizione, una specie di terra promessa. Al “nord” c’è lavoro sentivo dire, il “nord” è pulito mi pareva di aver capito…

Se avessi 15 anni oggi immaginerai il Nord come un luogo freddo e con una barriera di ghiaccio per tenere lontani gli Estranei! A quel tempo per il me il Nord era come il Nord del Trono Di Spade, un luogo di fantasia! Per raggiungerlo bisognava fare un viaggio in treno di tante ore dentro scomode cuccette perchè nel 1993 prendere l’aereo era una questioni per ricchi uomini d’affari (almeno io la vedevo così!), mentre oggi in aereo trovi anche bifolchi scesi dalle montagne convinti che gli aerei volino perchè mossi da una sorta di magia nera!

Mentre io sognavo il Nord, la barriera, Melisandre ecc.. ma sfiga di cognome non facevo Lannister andavo a scuola, frequentavo il liceo (non dirò il nome e ora capirete perchè). Andavo spesso a scuola a bordo di una scassatissima Aprilia AF-1 Futura 50cc comprata usata per un milione e mezzo, si rompeva ogni due giorni…Una palestra di guida e per il fisico, specie quando si rompeva a 5km da casa e dovevi spingerla. Una volta a scuola, se volevi ritrovarla, dovevi pagare un parcheggiatore, una prassi non rara a Palermo. Nella mia classe un tizio girava con paio di jeans di scorta perchè, storia vera, delle gang fuori dalle scuole rubavano i capi firmati e quindi bisogna essere…Pronti! Un altro per prevenire questo “disagio” girava armato di coltellino e nel tempo libero spacciava anche.

Oggi il problema bullismo è finalmente venuto alla ribalta…A quel tempo non si chiamava bullismo, si chiamava “venire a scuola a mano armata”. Era una questione di sopravvivenza. Bisognava sopravvivere a ogni tipo di angherie da parte di compagni di classe, parcheggiatori, rapinatori di capi firmati e talvolta professori. Si professori. Io a quel tempo ero balbuziente e spesso mentre leggevo i temi alla classe venivo preso in giro dalla professoressa di italiano.

Con il senno di poi quel periodo ha formato il mio carattere anche se non è stato facile. Un mio compagno di classe, preso di mira anche lui, un giorno mi confessò di voler venire a scuola armato di coltello per vendicarsi contro tutto e tutti, per fortuna sono riuscito a farlo ragionare che non valeva la pena andare dietro le sbarre del carcere minorile. Il giorno dopo non venne a scuola, non venne mai più a scuola in realtà e non ho mai saputo che fine abbia fatto. Era il 5° figlio di una famiglia molto povera. Ma torniamo al fattore moto.

In classe il mio compagno di banco è un amante delle moto e passiamo il tempo parlando di gare, di modelli e di piloti ma in generale tanti amavano le due ruote (altri tempi davvero!). L’ amore c’era, le moto no! Così si faceva a gara a chi le sparava più grosse, un mio compagno di classe aveva una Aprilia 50cc con kit 80cc che faceva i 180km/h diceva lui…Alla fine risultò che non aveva nessuna moto. Alcuni tiravano fuori la moto del padre, altri quella del cugino, storie inventate per darsi un tono. In realtà l’unico ad avere un mezzo a due ruote con le marce ero io, altri avevano degli scooter, altri nulla. Nella mia testa io ero figo, ma in realtà no…I ragazzi più grandi avevano le 125 tipo Cagiva Mito o Aprilia AF 125 o Gilera 125. Il parcheggio della scuola sembrava il paddock di una gara di campionato nazionale, che spettacolo! E che guadagni per il parcheggiatore / commissario addetto alle verifiche tecniche (chiamiamolo così va, che è meglio…).

A quel tempo ancora non scrivevo di moto, leggevo tanto, guardavo le gare in TV ma non scrivo nulla. Compiuti i 16 anni mia mamma mi regalò una Cagiva Mito EV del 1995, una bella cifra ma nel 1995 il potere d’acquisto delle famiglie era nettamente più elevato di quello di oggi quindi certe spese, che oggi sembrano esagerate, a quel tempo erano quasi “normali”. La Mito è la mia prima moto vera e, di fatto, imparo a guidare con lei. Rispetto alla AF-1 50cc va come un razzo, è difficile da gestire, mi piace! Mi strapiace! Esige rispetto, tecnica, pazienza, sensibilità. Grazie a lei inizio a guidare davvero, esco alla domenica mattina per fare strada fuori città, mi ingarello contro quelli con le moto grandi (ma più pesanti) e spesso nei tratti misti vinco anche. Conosco altri motociclisti e formo un mio gruppo a 18 anni. Vado ancora a scuola ma ora il liceo mi piace di più, balbetto di meno, sono il portiere della squadra di calcio a 6 della classe e sono anche bravo. Il mondo non è bellissimo ma è sicuramente meglio di prima! Uso la Mito tutti i giorni e in quel periodo inizio a scrivere di moto. Scrivo racconti umoristici (purtroppo ora persi) con me protagonista. Nel tempo libero smonto la moto, la seziono, mi affascina la tecnica dei mezzi, mi ha sempre affascinato! Passo ore e ore in garage con gli amici a parlare di moto, proviamo carburazioni diverse e dopo ogni “modifica” andiamo fuori a testarle trovando stradoni liberi. Che spasso gente!

Arrivano i miei 19 anni e arriva l’ultimo anno di liceo che fila più o meno liscio. Ora il gruppo è più folto e ogni domenica mattina si esce per combattere e sopravvivere! Certo se penso a quel periodo mi dico, ma quanto ero scemo a fare certe cose! No, aspetta…Quello cose le faccio ancora in effetti con la Giulia Quadrifoglio. Cancellate l’ultima frase! Finito il liceo mi iscrivo all’Università e vado ancora in moto. Questo è un periodo in verità poco lineare. I ragazzi del gruppo si fidanzano e fare la carburazione alla moto non è più la priorità, ore le priorità sono le nuove posizioni in sella per ottenere il massimo con un altro tipo di “oggetto” da cavalcare. Arriva il 31 Dicembre 1998. Questa data la ricorderò sempre! Con i ragazzi si decide di fare un giro serale prima di capodanno per poi festeggiare il nuovo anno insieme a casa di Giò che ha una Aprilia RS 125. Siamo io, Marco (anche lui Aprilia RS 125) e Giò, gli altri erano impegnati con le proprie famiglie. Dopo il giro Marco si congeda, “impegni” disse lui. Sesso, dico io, ma la verità non venne mai fuori! Ci troviamo a casa di Giò io vado in moto (anche perchè non avevo auto!) con lui la sua fidanzata che conoscevo perchè frequentava il mio stesso liceo e Andrea, il mio meccanico personale, un ragazzo molto intelligente, colte e sensibile. Una brava persona. Andrea porta sua cugina Valentina e, come leggerete dopo, io con le belle ragazze ho sempre avuto problemi…Non i problemi dei nerd nei film americani, quelli opposti, cioè ci provo togliendo il traction control!

Io e Valentina iniziamo a frequentarci, adoro lei, adoro la sua famiglia, adoro quel periodo della mia vita fuori da casa mia…Tutto va bene sino a quando durante un giro grippo il cilindro della Cagiva Mito ponendo fine alla sua vita. Di fatto finisce anche un periodo della mia vita, quello ingenuo. Non ho i soldi per comprare un altra moto. La mia famiglia non ha soldi. Sono fottuto. Cerco dei lavori per fare qualche soldo ma trovo solo robaccia con paghe misere in nero…Il sud mi arriva addosso in tutta la sua tragicità. La moto mi manca tantissimo. Il rapporto con Valentina, a causa della mia tristezza interiore, va a fanculo e tutto finisce. Come finisce? Semplice.

Un giorno vado da lei, citofono e la domestica, la domestica si badi bene, mi dice che non ero più ospite gradito. Era il 14 Febbraio del 2000. Giro l’angolo e fuori il cassonetto del pattume trovo una busta aperta, conteneva le cose che le avevo regalato. Non la rivedrò mai più. A quel punto ero libero. Ma libero sul serio perchè avevo quasi lasciato l’Università. La mia situazione a casa era insostenibile e devo prendere una decisione. Sono con le spalle al muro. Sono fottuto.

Avevo superato la visita di leva agevolmente ed ero in attesa di chiamata dato che non davo più esami all’Università. Un mio caro amico, anche lui appassionato di moto, dopo aver fatto il servizio di leva in aeronautica stava per fare domanda per entrare nella Folgore avevo anche sentito di questa cosa del RRAO e la trovavo interessante, l’Idea non mi dispiaceva in definitiva. Sarei andato via da Palermo, avrei guadagnato, mi urtava il fatto di poter tornare a casa dentro una busta di plastica con un buco supplementare ma neppure tanto in realtà. Mi consulto con un mio caro amico più grande di me che aveva prestato servizio presso le forze speciali in marina ed era un veterano delle guerra del Libano degli anni 80. In realtà non prendo nessuna decisione, per sfogare rabbia e delusione mi alleno per entrare nella Folgore insieme al mio amico. Mi alzo alle 6 del mattino, mi alleno sino alle 13 e riprendo alle 15 sino alle 19. Corro. Corro tantissimo. Mi aiuta a non pensare, a non pensare che la moto mi manca moltissimo. Sono giorni tristi, molto tristi. La mia compagna di vita è la solitudine, conosco delle ragazze, le frequento, ma sono solo dentro. Prendo la decisione. Punto. Siamo alle fine del 2000.

14 Febbraio 2008: la storia ha inizio.

Per la prima volta scrivo la mia storia lavorativa che è iniziata 11 anni fa, per la precisione il 14 Febbraio del 2008 quando disoccupato e reduce da un piccolo intervento chirurgico che mi teneva in casa decido di aprire il mio primo blog, avevo 31 anni. Nel 2007 mi ero licenziato dal mio posto fisso, ero un addetto alle vendite in un negozio di abbigliamento moto, vendevo bene, ero bravo nel mio lavoro e lo stipendio era buono per l’epoca, circa 1.300 euro con 14 mensilità e contratto a tempo indeterminato (che al tempo aveva ancora un significato). Non ero ne ricco, ne povero, facevo una vita normale, uscivo poco alla sera (non mi è mai piaciuto in realtà), ogni tanto uscivo con qualche ragazza sin troppo bella per uno come me (evidentemente avevano problemi di vista, io con me stesso non uscirei mai!). Una vita normale ma poco appagante, come detto a lavoro ero bravo, avevo buone idee ma che nessuno ascoltava e questo mi aveva fatto perdere voglia. A lavoro andavo pure con la febbre, pure nei miei giorni liberi, per me era una missione ma tra mancanza di stimoli e litigi continui con i colleghi presi la decisione di mollare tutto.

Amavo scrivere di moto, lo facevo da quando avevo 16 anni e sognavo la carriera di giornalista che, ammetto, avevo molto idealizzato. Scrissi con tutta la mia ingenuità a diversi siti internet affinchè mi assumessero, ma su internet non girano soldi e così mi ritrovai senza nulla in mano, scrissi anche alle riviste ma nessuno voleva un tale senza esperienza. Io pensavo che amare le moto bastasse…Come detto, ero molto molto ingenuo.

Decisi di provarci per fatti miei e mi dissi: se sono bravo prima o poi qualcuno di me si accorgerà no?! Presi il PC e mi cercai una base gratuita sulla qualche costruire un blog nel quale potessi parlare liberamente di moto! La mia idea non era guadagnare, era fare esperienza e farmi notare. Era appunto il Febbraio del 2008.

I primi articoli erano sarcastici e divertenti, davo sfogo agli aspetti più grotteschi del motociclismo e della motogp e ogni tanto scrivevo anche mie vicende personali. Ammetto che il mio era un blog divertente e mese dopo mese avevo anche più lettori! Al tempo i social non esistevano e farsi conoscere era difficilissimo…Siamo lontanissimi dai tempi nei quali basta farsi una foto del culo, metterla su Instagram, e avere 100.000 follower (ammettiamolo, che tempi del cazzo che viviamo vero? Volgari. Zotici. Stupidi. Ignoranti e caratterizzati da gente stupida che parla veramente troppo).

Nel 2008 per farti conoscere dovevi lavorare sodo. Facebook era appena sbarcato in Italia (esisteva da prima ma, di fatto, nessuno lo usava) ed era stato scambiato per una chat di incontri, come tutte le chat che lo avevano preceduto, quei luoghi per donne di facili costumi e segaioli che entravano nella Q3 per direttissima, senza passare dalla Q1 e Q2. Gente con gomme rosse insomma.

Nel 2008 scrivo a tempi alterni, trovo il tempo di rompermi due costole in moto e di conoscere una super femmina che ancora oggi mi chiedo cosa ci trovasse in me. La storia delle due costole merita di essere raccontata, ma per farlo dobbiamo tornare nel 2006 quando appena assunto come addetto alle vendite, con la busta paga di un mese, mi reco in una concessionaria Suzuki e acquisto una GSX-R 600 nuova di pacca perchè è assolutamente normale no? Uno appena assunto cosa fa? Si compra una moto nuova! Il mio contratto a tempo indeterminato era una specie di carta di credito con potere illimitato infatti mi hanno accettato subito il finanziamento…Amici, era davvero un altra Italia, sembra passato un secolo da quel 2006…Oggi per comprare qualcosa a rate tramite finanziamento ti chiedono ogni tipo di garanzia e una sfilza di garanti che neppure sapevi di conoscere. A torniamo alla Suzukina! La moto mi piace, si guida bene, ha un bel sound e in montagna si comporta benissimo! Mi regalo per l’occasione anche una cazzutissima tuta Dainese replica Suzuki Rizla celeste assolutamente fantastica (che ancora ho!), sono un mito per gli appassionati e per tutti i fatti di canne dato che Rizla produce cartine…Inizio a frequentare le piste con il mio amico Andrea, un ragazzo conosciuto su per la Futa. Andrea in gioventù era stato un ottimo pilota da trofeo con buoni piazzamenti al trofeo Aprilia RS250 Challenge, guida bene, è pulito. Lo beccai su per la Futa e decisi di voler superare il suo CBR1000RR Replica Repsol a tutti i costi, mi misi a inseguirlo sino a quando lo attaccai all’ingresso di una curva piuttosto lenta a sinistra di 90 gradi, lo passai e a quel punto mi accorsi che l’asfalto era pieno di detriti e polvere di un piccolo cantiere e io dovevo aprire il gas…Decisi di giocarmi il jolly e aprii timidamente il gas esibendomi, proprio davanti a lui, in un traverso pazzesco. Poco dopo ci fermammo e lui mi disse stupito:

“ero convinto finissi per terra, ma sei stato bravo! Io mi chiamo Andrea”. Da li a poco iniziammo a frequentare la pista di Misano e li mi accorsi che il Suzuki mi stava stretto. Lo misi in vendita e tempo 10 giorni aveva un altro proprietario, lo vendetti bene così iniziai a guardarmi in giro, volevo una Ducati 749R, una vero moto da corsa insomma. La trovai usata ad un prezzo molto basso, appena 10.000 euro, e l’acquistai. Era appartenuta ad un collezionista ed era praticamente nuova, non sembrava neppure usata. Il giorno stesso del ritiro, voi non ci crederete, su per la Futa caddi rompendomi due costole…Ma la cosa più assurda è che io finii sotto la moto che in pratica non aveva neppure un graffio, se non per la pedana rotta e la leva della frizione spezzata…Avete presente la frase “gettarsi sotto la moto per salvarla”, ecco io lo feci ma credetemi, ne avrei fatto a meno. Le costole rotte e il braccio sinistro mi facevano malissimo e decisi di chiamare l’ambulanza perchè faticavo anche a respirare e temevo che una costola mi avesse lacerato un polmone, per fortuna tranne che per le costole era tutto ok. Ci misi tanto tempo a guarire e sfruttai questo tempo per scrivere, sino a quando un pomeriggio di fine Luglio il mio amico Filippo mi invitò a fare un giro su per la Futa, inizialmente dissi di noi, poi accettai, quella sera conobbi mentre rientravo a casa proprio lei…La bionda!

“Volevo una bionda con gli occhi azzurri, e per miei peccati me ne diedero una”.

Questa biondona di 170cm e occhi azzurri assorbe gran parte del mio tempo e metto da parte per un pochino il blog (maledette donne! Hanno rovinato Re e Regni!). Tuttavia c’è un problema, io frequento lei ok, ma di fatto ne sono l’amante e io di fare il secondo pilota non ho voglia…O mi dai il materiale ufficiale in esclusiva o cambio moto fu il mio ultimatum…Purtroppo il team manager mi disse che sarei stato secondo pilota anche nel 2009 e così cambiai…Moto. Prima di andare via tuttavia questa qui mi disse:

“nella vita non combinerai mai nulla. Sei un perdente”.

Mi sentii come quando Biaggi fu mandato via dall’Aprilia nel 1996. Incazzato nero e con la voglia di dimostrare prima di tutto a lei che aveva torto! Ed esattamente come Biaggi che sconfisse l’Aprilia su una Honda anche io ebbi la mia, a dir poco clamorosa, rivincita! Iniziai a scrivere in maniera totalmente nuova, con più tecnica e ferocia. Decisi che fare il blogger non mi bastava più. No. Non più. Puntavo a fare il giornalista. Era l’inizio del 2009 e la mia vita stava cambiando.

Per sempre…

Se io sono qui il merito, lo ammetto, è anche suo!

(e anche di una certa Alice, ma di questo io proprio non posso parlare…Perchè fu lei, in maniera del tutto involontaria e ironica a mandarmi sotto i ferri per l’intervento che racconto all’inizio. Ebbene si…Le donne mi hanno creato davvero sempre problemi, ma che posso farci? Oggi i ragazzi hanno il traction control ad un livello troppo alto, troppo frenati. Ai “miei tempi” si andava senza elettronica e se tagliavi sulla zona verde non ti prendevi nessun warning dai commissari…Erano tempi più facili!)

E nel 2013 la mia vita si incrociò di nuovo con la sua mentre uscivo con una sventola di 21 anni conosciuta in Superbike. Ma ne parleremo nelle prossime puntate perchè l’epilogo è grottesco e riguarda una Giulietta Quadrifoglio Verde, una Ducati SF 848, Imola…E una Kawasaki Z1000!

(Nella prossima puntata: l’inizio della mia avventura nel mondiale Superbike a Monza!).

PS alla fine del “libro” a puntate svelerò come e perchè sono finito sotto i ferri a causa di quella Alice!