DUCATI PANIGALE V4 WSBK TEST: TUTTE LE FOTO.

La versione superbike test della Ducati Panigale V4 ha debuttato pubblicamente a Brands Hatch in occasione dell’ultimo round del BSB con in sella Pirro (era già stata intravista con in sella Lorenzo Zanetti, ma mai così da vicino e in dettaglio).

La Casa bolognese ha regalato agli appassionati una gustosa anteprima in attesa del modello stradale che verrà presentato all’EICMA di Milano di inizio Novembre quindi.

Dalle foto possiamo notare alcune scelte tecniche interessanti ed alcuni tratti stilistici differenti rispetto alla V4/V4S che già conosciamo.

In primo luogo la carenatura è più lineare, più compatta e meno elaborata rispetto alla V4 1.100. Gi sfoghi dell’aria calda qui hanno una forma più classica e non tagliano la carenatura. Il cupolino nella visione frontale appare più ampio ai lati per proteggere meglio il pilota.

A livello tecnico possiamo notare il ritorno della frizione a secco che era sparita con la Panigale R V2. Se il regolamento non cambierà questo indizio ci dice che la Panigale V4 R avrà la frizione a secco (questa voce è stata parzialmente confermata n.d.r.) e questo rappresenta un interessante ritorno al passato.

Nel complesso la moto appare ancora un work in progress in un stato avanzato, ma non definitivo, di sviluppo quindi di fatto quasi non giudicabile.

Rispetto alla V2 da superbike spariscono i lunghi tubi di scarico verso la coda in pieno e netto contrasto con l’impianto “4Uscite” di Termignoni che al contrario sposta parte dell’impianto proprio sotto la coda, impianto già usato in gara con la V4S nei campionati dove è stato possibile utilizzarla. La versione portata in pista da Pirro di fatto non aveva quasi parti dell’impianto di scarico visibili. Impossibile capire e sapere se la versione definitiva per il campionato WSBK avrà il medesimo impianto dato che il regolamento permette di cambiarlo regalando ampia libertà di scelta.

Tornando a parlare di estetica, da notare che spariscono le bretelle che collegavano carena e serbatoio (molto criticate). In questa moto test troviamo due adesivi posticci che simulano la parte in plastica che dovrebbe essere presente (oppure no?) anche sulla V4 R che vedremo a Milano.

 

 

ERRORI E ORRORI YAMAHA: LA M1 890. QUANDO IWATA PERDE LA TESTA.

La prima Yamaha dedicata alla classe fù, Max Biaggi se la ricorda molto bene purtroppo, la M1 890cc.

Iwata sbagliò in maniera tanto plateale quanto clamorosa il progetto di esordio della nuova classe a 4 tempi realizzando una moto che, cronometro alla mano, andava più piano di una superbike nella prima versione.

Per motivi mai del tutto spiegati il motore 4 cilindri in linea aveva una cilindrata di 890cc e 5 valvole per cilindro. L’elettronica sviluppata in collaborazione con la Motec (Marelli arriverà solamente con la rivoluzione tecnica targata Furusawa/Rossi) manifestò sin da subito dei limiti.

La moto ottenne 2 vittorie frutto del talento di Max Biaggi che però, tuttavia, venne mandato via indovinate da chi? Si…Il solito Jarvis. Un manager che si è visto “regalare” Valentino Rossi dalla Honda e che ha avuto il coraggio di mandare via, salvo poi riprenderlo per poi mandare via Lorenzo…Ovvero gli artefici dei primi e degli ultimi successi di Iwata in MotoGP. Un visionario.

La M1 890 non era nel complesso una pessima moto, lo era se paragonata alla Honda RC213V5 che grazie ad un elettronica finissima, al suo mitologico V5 (un opera d’arte…), ad un team organizzato e a Valentino Rossi allora giovane e in forma distrusse letteralmente la 4 cilindri in linea dei tre diaposon.

Ma cosa accadde? Perchè Honda fu in grado di realizzare una tra le moto più vincenti della storia del motociclismo moderno e Yamaha una tra le peggiori?

Semplicemente perchè i vertici di Yamaha avevano mal interpretato il regolamento tecnico e lo avevano sottovalutato innescando una crisi di risultati che si sarebbe conclusa grazie all’avvento di Furusawa e del team di Valentino Rossi in uscita da HRC.

Ho parlato della M1 890 per introdurre l’attuale situazione di Yamaha che per certi versi è davvero simile a quella dei primi anni 2000.

Gli ingegneri Yamaha hanno davvero mal interpretato il cambio regolamentare che ha portato la centralina unica e sopra ogni cosa le gomme Michelin.

Le gomme francesi non funzionano sulla M1, ormai questo è evidente. Perchè? Perchè al contrario delle Bridgestone, dure e prestazionali ben oltre la durata di un GP, queste si usurano in maniera precoce…Spesso in maniera precoce e anomala in realtà.

La M1 di Rossi e Vinales, forse a causa di un elettronica non all’altezza e forse a causa di una ciclistica che non sa sfruttare le coperture francesi, tritura le gomme quando ha grip e quando l’asfalto è caldo fatica a sfruttarle generando tanto spin che poi deve essere corretto dalle strategie elettroniche.

Come uscire dalla crisi? Valentino ha invocato una “rivoluzione” in stile Furusawa, ovvero un qualcosa di radicale. Iwata, di fatto, non ha risposto.

Il nuovo motore sostanzialmente è stato bocciato da Rossi mentre Vinales non sembra in grado di giudicarlo. La M1 versione 2019 non sarà presente a Valencia per i primi test…2019 e questo mostra un ritardo al progetto mentre, al contrario, se si vuole rimontare su Honda e Ducati bisognerebbe anticipare il progetto 2019 abbandonando una ormai perdente moto 2018.

Il ritardo della M1 2019 mi fa sorgere un dubbio?

Yamaha ha davvero voglia di reagire?

Le vendite nei mercati di riferimento (leggasi lontano est…) vanno più che bene grazie al valore del brand (che è indipendente dalle vittorie e dalle sconfitte) e grazie al brand Valentino Rossi che da quelle parti, al pari di Marquez, spopola.

Se vendi quindi, perchè spendere milioni per vincere quando la vittoria aggiungerebbe davvero poco ai tuoi dati di vendita?

Guardiamo qui a casa nostra. La Ducati Panigale V4 pur non avendo mai corso vende tanto, ma tanto di più della Kawasaki ZX-10R che domina da anni. L’ Aprilia RSV4 che ha dominato per anni la WSBK ha sempre venduto poco, anche durante il suo leggendario dominio firmato Biaggi. Ferrari sbriciola record di vendite, eppure non vince in F1 dal 2007…

Quindi vincere aiuta le vendite? No. Aiuta le vendite avere un brand forte e Yamaha lo è, con o senza vittorie.

Questa riflessione suona strana a noi appassionati, ma gli amministratori delegati delle aziende non guardano le corse, loro guardano i numeri…Per loro 46 e 93 sono numeri senza alcun significato in effetti.

 

MOTOGP: IN TAILANDIA VINCONO LA NOIA E MARQUEZ. YAMAHA RINATA? FORSE…

A causa delle gomme Michelin, incapaci di coprire tutta la durata della gara neppure con la mescola più dura, abbiamo assistito ad un GP di si e no 4 giri.

Emozionante durante le ultime tornate quanto veramente noioso prima di arrivare al finale. Sia Marquez che Dovi, sapendo del limite delle gomme, non hanno spinto e questo ha creato un gruppo in fila non compatto, uno spettacolo piuttosto raro per questa MotoGP, più simile a quello che si vede spesso in Moto3.

La gara è stata tattica, pochi sorpassi con tutti in attesa del finale per provare a sferrare l’attacco decisivo. Il finale è stato al contrario vivace ed emozionante con Marc e Dovi impegnati a darsele di santa ragione come accade ormai dal passato anno, con una differenza:

Dovi ha fatto il Marc mentre il 93 ha fatto il ducatista a livello di strategie! Il demoniaco spagnolo con l’età ha messo su anche testa e ora appare quasi del tutto non battibile. Non esagera più in gara ed anche in prova si concede meno test contro l’asfalto ultimamente.

La vittoria di MM93 chiude un mondiale che non è mai stato realmente aperto in verità.

In Tailandia abbiamo rivisto le Yamaha con Vinales 3°, Rossi 4° e Zarco 5°. Rinascita o fuoco di paglia? Difficile, molto difficile dirlo.

Il ritmo è stato blando e questo, probabilmente, ha permesso alle 4 cilindri di Iwata di stare con Honda e Ducati, detto questo sicuramente il miglioramento rispetto alle passate gare c’è stato anche se la lotta per la vittoria tra Marc e Dovi non è mai stata seriamente in discussione dal duo in blu che ad un certo punto si è riavvicinato solo perchè li davanti lottavano senza pensare al futuro.

Capitolo Rossi. Valentino si è portato anche al comando durante le prime battute “illudendo” quando però il ritmo era molto alto, per il resto gara senza infamia e senza lode per VR46 che ha portato a casa punti importanti per difendere il 3° posto in campionato (Vinales 4° dista 26 punti).

Grande assente suo malgrado Jorge Lorenzo. Jorge volato in prova a causa di un guasto tecnico (2° guasto tecnico per JL99 dopo quello ai freni del Qatar) ha deciso giustamente di non correre tuttavia la vicenda non è chiusa. Non è chiusa perchè Ducati pur ammettendo il guasto tecnico non ha specificato la natura del problema che ha causato il bruttissimo volo che abbiamo visto.

In classifica generale Marquez è sempre più leader con 271 punto contro i 194 di Dovi quando abbiamo ancora a disposizione 100 punti (4 gare).

Valentino Rossi è terzo con 172 punti nonostante nessuna vittoria. Vinales è quarto con 146 e nessuna vittoria. Jorge Lorenzo è 6° con 130 punti e 3 vittorie all’attivo (3 vittorie come il Dovi).

Da notare che Marquez con 7 vittorie supera la somma delle vittorie di Dovi, Rossi, Vinales e Lorenzo. Un dominio netto da parte di MM93.

 

 

PERCHE’ FENATI VA SQUALIFICATO A VITA. LE CONSIDERAZIONI A FREDDO.

Il gesto di Romano Fenati ai danni di Manzi ha superato (e di molto) il normale agonismo, anche quello più spinto, che si sviluppa durante una gara di moto.

Fenati ha deliberatamente cercato di far cadere il rivale con una manovra premeditata (lo ha affiancato, guardato, ha sollevato il suo braccio sinistro e con la mano ha cercato la leva del freno al fine di farlo cadere premendo la leva con una pressione di 21 bar. Fonte: telemetria della moto di Manzi) e francamente a causa di questa premeditazione le due giornate di squalifica sono troppo poche.

Cal Crutchlow ha suggerito la squalifica a vita in conferenza stampa per Romano e, effettivamente, è la soluzione più sensata.

Ma perchè è la soluzione più logica?

Perchè Romano Fenati è un recidivo. Quando correva in Moto3 diede un calcio ad un rivale, un gesto plateale quanto pericolo ed oggi questo. La manovra su Manzi ci porta ad una considerazione ben più profonda del gesto stesso:

Fenati è in grado di controllare l’agonismo in pista? Oppure non riesce ad evitare che l’agonismo diventi rabbia violenta?

Un pilota con problemi di rabbia è un pilota pericoloso per se e per gli altri e per questo andrebbe squalificato in maniera permanente.

La rabbia violenta è recidiva nei soggetti più esposti, si impara a gestirla attraverso la terapia ma non viene debellata del tutto e questo è il caso di Fenati che sicuramente nella vita “normale” è una bravissima persona ma è sicuramente un pilota che fatica a gestire le proprie emozioni avendo dei veri e propri momenti di black out.

A questo punto viene da chiedersi: perchè il team VR46 lo ha licenziato nel bel mezzo della stagione? Cosa vogliono dire le parole di Rossi “Fenati è stata una sconfitta perchè non siamo riusciti a gestirlo?”. Dopo l’episodio di oggi, che possiamo definire rivelatore, capiamo che Fenati già all’interno del VR46 aveva manifestato problemi di rabbia ben oltre l’agonismo.

Romano è ancora molto giovane e con la terapia adatta potrebbe risolvere gran parte dei suoi problemi legati ai sentimenti più estremi. Detto ciò la squalifica di appena due gare non lo aiuta, troppo lieve per colpire il pilota li dove ha sbagliato. Troppo lieve perchè non coglie il reale problema del pilota italiano e lo punisce come se avesse fatto un entrata dura durante un sorpasso causando la caduta del rivale.

Domanda: e se Manzi in seguito a questa sconsiderato gesto di Fenati avesse riportato danni permanenti oppure fosse morto? Manzi solo per fortuna e prontezza di riflessi non è caduto a 217km/h,

Si indagava per tentato omicidio?

La Dorna si è dimostrata ancora una volta debole e poco coerente con la punizione. Mi aspetto un licenziamento da parte del team e la rottura del contratto di MV Agusta dato che Fenati sarà loro pilota nel 2019 in Moto2, ironia della sorte, proprio al fianco di Manzi.

Cuzari, boss di Forward, ha preferito conservare la calma: “valuteremo a freddo cosa fare per il prossimo anno”. Più diretto (ovviamente) Manzi: con Fenati ho chiuso e del prossimo anno parleremo con Cuzari e MV Agusta molto presto.

MOTOGP: GERMANIA: MARQUEZ, ROSSI E LORENZO! CHE FENOMENI!

Marc Marquez, Valentino Rossi e Jorge Lorenzo hanno dato vita ieri in Germania, per diversi motivi, a una gara da fenomeni veri…Non casualmente questi tre piloti fanno ben 20 titoli iridati.

Partiamo da Lorenzo. Jorge osa la gomma morbida all’anteriore e cerca la fuga a tutti i costi, ma Marquez non lo molla e dopo un po deve cedere anche a Rossi. Il 99 arriva più volte lungo ma non chiude mai il gas, prova ad attaccare Marc, prova ad attaccare Vale attaccandosi ai freni, sbaglia eppure ci riprova! E stiamo parlando di un pilota che a fine anno lascerà la Ducati, potrebbe chiudere il gas, tirare i remi in barca eppure spinge. Spinge più di Dovizioso che dopo aver rinnovato il contratto si è sciolto come neve al sole.

Valentino Rossi, 39 anni. 9 titoli iridati e tanta voglia di dare gas. A livello personale non mi piace ma a livello professionale poco da dire: guida bene, tanto bene. Il decimo titolo non è ormai neppure un sogno (troppo forte Marquez, troppo forte per tutti quelli del presente e per tutti quelli del futuro) ma il 46 ci prova e chiude secondo dopo aver respinto gli attacchi disperati di Lorenzo.

Marc Marquez. Non esistono più aggettivi per definire questo alieno che guida una moto. Rossi gli arriva vicino, lui gira un attimo di più il gas e lo caccia a 2 secondi come fosse la cosa più facile del mondo. Incredibile. Sul podio lui e Rossi non si guardano, si ignorano ed è normale…Sono due persone identiche che non si sopportano perchè identiche. Giusto così a livello sportivo. Peccato a livello umano.

Le delusioni:

Vinales, ancora una volta, si sveglia tardi. Maverick ha il passo per prendere Rossi e arrivare secondo ma paga una prima parte di gara al rallentatore. Non ci siamo.

Petrucci. Si lamenta di Lorenzo (senza alcun motivo logico, Jorge è davanti ed ha diritto di traiettoria). La sua gara è appena discreta. Durante l’intervista post gara è emaciato, gonfio e rosso sembra Rocky Balboa dopo l’incontro con Ivan Drago…Al contrario Rossi, anni 39, è appena sudato e Marquez sembra appena uscito dalla doccia. Probabilmente qualcosa va rivisto a livello di preparazione atletica. L’anno prossimo piloterà la Ducati ufficiale, è lecito aspettarsi un atteggiamento mentale diverso.

Dovizioso. Mai in gara. Mai un guizzo. Sempre nelle retrovie mentre Lorenzo lotta come un leone contro Marc prima e Valentino dopo. Clamorosamente bocciato.

UFFICIALE: NASCE IL TEAM SIC PETRONAS YAMAHA. SPARISCE IL DUCATI ANGEL NIETO.

E’ ufficiale amici appassionati di motociclismo: nel 2019 avremo un nuovo team in MotoGP, si tratta del SIC (Sepang International Circuit) Petronas Yamaha.

La struttura malese prenderà il posto del team Ducati Angel Nieto di Aspar Martinez che lascia quindi Ducati e la MotoGP per il momento.

Aspar rivestirà il ruolo di consulente del nuovo team all’interno del nuovo team che dovrebbe schierare Franco Morbidelli e, forse, Dani Pedrosa.

Usiamo il forse perchè la posizione del 3 volte campione del mondo in uscita da Honda-HRC non è chiara e c’è chi parla di ritiro. Dani sarà più chiaro durante il GP di Germania (aveva promesso aggiornamenti durante il GP di Assen ma questi non sono arrivati, forse a causa di una trattativa che si sta rivelando più complessa del previsto).

A conti fatti in MotoGP nel 2019 avremo sempre 4 Yamaha, 2 KTM in più (quelle di Tech3) e 2 Honda in meno (quelle del team MarcVDS che chiude la sua avventura in MotoGP), per un totale di 22 moto, un numero basso che al momento non desta preoccupazione.

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MOTOGP: QUALIFICA PAZZESCA! 11 PILOTI IN MEZZO SECONDO! LA SPUNTA MARQUEZ.

Se il buongiorno si vede dal mattino domani il GP di Assen sarà una gara molto serrata, spettacolare e combattuta!

Il turno di qualifica ha decretato la pole numero 75 di Marquez (75 a soli 25 anni!) ma ci ha anche mostrato ben 11 piloti nell’arco di mezzo secondo con Iannone e Lorenzo molto veloci nonostante la posizione in griglia.

La prima fila si chiude con la sorpresa Crutchlow al 2° posto e il Re di Assen Rossi al 3° (10 vittorie per il Dottore).

Andrea Dovizioso apre la seconda fila tornando con Lorenzo 10° (ma attenzione perchè in previsione gara Jorge potrebbe lottare per il podio, difficile vederlo vincere da queste parti).

Miracoloso 7° tempo per Aleix Espargarò e l’Aprilia RS-GP. Il tortuoso, veloce e tecnico tracciato olandese premia la solida ciclistica della moto veneta e Aleix fa il resto.

Iannone, in pole sino a pochi istanti dalla fine, è 9°. Per Andrea vale lo stesso discorso fatto per Lorenzo.

Petrucci 11° chiude i piloti all’interno del mezzo secondo. A Danilo Assen piace, sarà protagonista in gara se indovinerà la partenza.

Per la gara Rossi e Marquez sono i favoriti su tutti, ma attenzione anche a Vinales, Dovi e Lorenzo se dovesse avere una buona partenza!

UN ERRORE DELLA DORNA NON PORTARE REA IN MOTOGP NEL 2019.

Rea, dopo la doppietta di Laguna Seca, si appresta a conquistare il suo 4° iride di fila eguagliando così Carl Fogarty e per certi versi superandolo anche dato che i titoli del pilota Kawasaki arrivano consecutivi. Un dominio che è di Rea quanto della stessa Kawasaki capace di costruire una moto tanto semplice dal punto di vista meccanico quanto vincente (5 titoli per la ZX-10RR se consideriamo anche quello di Tom Sykes).

Il binomio Rea-ZX-10RR, ammettiamolo, ha ucciso il campionato WSBK rendendolo a tratti noioso perchè prevedibile…Nulla possono Ducati e Yamaha che eppure vantano ottime moto e ottimi piloti.

A questo punto la Dorna, che dal 2013 gestisce anche la WSBK, doveva spostare Rea in MotoGP all’interno di un team ufficiale per due semplici motivi:

-togliere alla WSBK un fattore di “noia”

-dare alla WSBK quella credibilità che progressivamente il campionato per derivate sta perdendo.

Perchè parlo di credibilità?

Perchè un pilota che domina la WSBK e poi entra in MotoGP all’interno di un team ufficiale mostra la superbike come un campionato di sviluppo e passaggio verso la top class e non un campionato dove i piloti si parcheggiano senza trovare sbocco.

Attualmente la WSBK è un campionato di ripiego per chi ha fallito in MotoGP e un campionato di parcheggio per talenti che non hanno le spinte politiche per andare in MotoGP, due nomi? Rea e Van Der Mark.

La Dorna sembra non cogliere questi aspetti (oppure semplicemente li ignora…) e si concentra su aspetti secondari creando regolamenti tecnici a dir poco grotteschi, fantasiosi e fallimentari.

Secondo l’organizzatore spagnolo il cambio di regolamento avrebbe dovuto frenare Rea e lo strapotere della ZX-10RR? Era questo il piano? Perchè se era questo in realtà la ZX-10RR appare quest’anno più forte che mai.

I team MotoGP preferiscono pescare dalla Moto2 i propri piloti anche se questi non hanno ancora dimostrato nulla di speciale. Perchè? La risposta è semplice: costano poco. L’ingaggio di Mir sarà, per forza di cose, inferiore a quello di Rea che viene a bussare alla tua porta con 4 pesanti titoli mondiali dentro la valigia (si pensi a Ducati che ha preferito l’economico Petrucci a Lorenzo…).

La “risposta nascosta” è invece: sono spagnoli, hanno sponsor spagnoli…Quindi non solo ti costano poco, ma ti portano pure denaro. Rea è irlandese e non ha sponsor potenti alle spalle.

Inutile girarci intorno: la MotoGP funziona grazie ai soldi spagnoli e grazie, in minor parte, ai soldi italiani. Movistar così come Sky in Italia spinge per avere piloti “nazionali”, questo non è certamente un segreto. La MotoGP, esattamente come la Formula 1, deve piegarsi sempre di più al denaro e alla politica se vuole sopravvivere e purtroppo Rea è fuori da questo meccanismo perchè nato nel…posto sbagliato.

Appunto perchè nato nel posto sbagliato la Dorna doveva “aiutarlo” a trovare una sella ufficiale nel 2019, un pilota dalla guida pulita come la sua sarebbe stato perfetto per la Suzuki (che ha preferito puntare sulla scommessa Mir dopo aver punto sulla scommessa, sino ad oggi inespressa, Rins).

Rea in WSBK per altri due anni è l’ennesimo fallimento di Dorna per quanto riguarda la gestione delle derivate.

CLASSIFICA “FALSA”: YAMAHA LE PEGGIORI, DUCATI LE MIGLIORI.

Quando mancano pochi giorni al GP di Assen analizziamo con freddezza e dati l’attuale classifica generale che vede Marquez al comando con Valentino secondo nonostante nessuna vittoria all’attivo per il Dottore.

La classifica a mio modo di vedere è palesemente falsata dalla mancanza di costanza dei piloti Ducati che pilotano una GP18 in gran forma.

Al contrario la costanza di rendimento di Rossi e Vinales li porta a essere rispettivamente secondo e terzo nonostante una M1 2018 praticamente mai veloce.

Procediamo con l’analisi partendo da Valentino Rossi.

Il Dottore si trova, come detto, 2° di generale a soli 27 punti da Marquez nonostante non abbia mai vinto una gara, come mai? La realtà è che Marquez in Argentina dove avrebbe vinto a mani basse ha avuto un problema tecnico in partenza (spegnimento moto) mentre al Mugello ha buttato un podio certo (questa volta a causa dello spegnimento del cervello). Il distacco a livello tecnico è nettamente superiore.

Vinales 2°, Zarco 3°, Petrucci 4° sotto tutti SENZA UNA VITTORIA. Anche nel loro caso, come nel caso di Rossi, devono ringraziare gli errori di Dovi e Jorge e ringraziare la loro costanza dato che non sono mai stati in grado di lottare, come Valentino, concretamente per la vittoria.

Coppia Ducati: Dovizioso ha già 3 zeri. 2 zeri sono arrivati a causa di una caduta e 1 zero è arrivato dopo il contatto con Lorenzo che a sua volta era stato colpito da Pedrosa. Senza i tre zeri sarebbe secondo in classifica generale piuttosto comodamente.

Jorge Lorenzo. Il vincitore delle ultime due gare ha gli stessi punti di Dovi e due zeri. Il primo zero è stato causato da un guasto tecnico (freni), il secondo dal contatto con Pedrosa innescato da Andrea Dovizioso.

La classifica ci dice Honda prima forza con Yamaha a seguire. I fatti ci dicono Honda grazie a Marquez e una Ducati sprecona a seguire con la Yamaha molto distante.

La M1 2018 non ha mai lottato per la vittoria, è stata (a volte) veloce in prova salvo poi crollare alla domenica. Vinales e Rossi non hanno un set up di base da quale partire e usano il venerdi e parte del sabato per trovarlo cercando di mettere delle “pezze” ai problemi progettuali del 4 cilindri in linea di Iwata.

I problemi della M1 derivano dalle gomme? Per Rossi si. Per Vinales, alla prese da qualche gara a questa parte con un launch control che non vuole funzionare a dovere, i problemi sono ovunque. Un altra ulteriore debolezza Yamaha è rappresentata dai piloti. Vinales, non fidandosi più del suo team si è isolato, mentre un punto di forza di Iwata era la comunicazione tecnica tra i due piloti per sistemare la M1.

A questo punto sorge un dubbio:

La M1 è debole perchè i piloti sono divisi nelle loro considerazioni o viceversa i piloti sono divisi perchè la M1 non è competitiva?

La Ducati da un paio di anni è forte perchè Lorenzo e Dovi hanno indirizzato lo sviluppo di base verso la medesima direzione?

Per citare Casey Stoner: quando una moto va forte il merito è dei piloti del team e degli ingegneri, quando va piano è a causa dei piloti, del team e degli ingegneri.

 

CHE GARA PER RAIKKONEN, VETTEL E LECLERC! MANCA LA VITTORIA, MA QUANTI SORPASSI!

22.06.2018- free practice 2, Kimi Raikkonen (FIN) Scuderia Ferrari SF71H

Seb Vettel, Kimi Raikkonen e Charles Leclerc hanno animato il ritorno al Paul Ricard in Francia con prestazioni coraggiose un gran premio altrimenti noioso causa dominio del “furbo” Hamilton.

Lewis tira fuori dal suo repertorio un altro colpo parecchio furbo (ma non illegale) e frena in anticipo pochi mentre prima della prima frenata chiudendo tra se (davanti) e Bottas (a destra) un velocissimo Vettel che, complice una partenza perfetta, era nettamente più veloce del britannico. Per evitare Lewis Seb sterza a destra colpendo Bottas: per il tedesco ala anteriore distrutta, per il finnico gomma forata.

La “colpa” (anche se, lo ripeto, si tratta di manovra legale quindi possiamo considerare il contatto come un semplice incidente di gara) è chiaramente di Hamilton ma Direzione Gara (che si sa, non ama molto Vettel) colpisce il ferrarista con 5 secondi di penalità da scontare o durante un pit stop oppure dopo la fine delle ostilità. Vettel, forse (giustamente!) incazzato con Hamilton, si carica e da vita ad una rimonta d’altri tempi montando le gomme gialle approfittando della safety car in pista. Tantissimi sorpassi per il pilota di Maranello che non fa prigionieri, viene limitato solo dal naturale degrado delle gomme gialle che a fine gara hanno un netto calo prestazionale. Dopo un ulteriore pit stop concluderà 5°. Oltre non si poteva andare e il mondiale è ancora lungo.

Ancora 1 punto per Charles Leclerc e la Alfa Romeo Sauber. Il monegasco dopo l’incredibile 8° posto delle qualifiche (merito del suo piede destro, ammettiamolo) ha corso una gara giudiziosa e senza errori (solo un piccola sbavatura contro la Hass di Magnussen) lottando ancora una volta con la McLaren di Fernando Alonso e vincendo in pista il duello. Charles è destinato a pilotare la Ferrari e questo è un bene per Maranello, sicuramente mancherà alla Sauber dato che il confronto con il suo compagno di team è impietoso.

Podio e sontuosa prestazione per Kimi Raikkonen che si sveglia dal torpore dell’ultimo GP e regala alla Ferrari un 3° posto a sorpresa. Il finnico ha superato Ricciardo in gara dopo una serie di giri veloci e per istante, complice il pit stop di Hamilton, ha condotto la gara. Peccato non vederlo sempre così, davvero un peccato.

Kimi ha chiuso un podio formato da Hamilton primo e Verstappen secondo. Oggi Max non ha combinato nulla di particolare, una gara giudiziosa, attenta e precisa. Ha provato, a volte, ad avvicinarsi a Lewis ma il britannico ha sempre risposto colpo su colpo senza problemi, segno che in realtà stava gestendo la gara.

Promosso il Paul Ricard, pista veloce e tecnica che favorisce i sorpassi e mette ed evidenzia i veri talenti (come dimostrato da Leclerc).

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