LA F1 A IMOLA DEVE ESSERE UN INVESTIMENTO NELLA RIPARTENZA POST COVID. COSI’ HA SENSO.

Imola, concordo con Sticchi Damiani di ACI, non può essere un “recupero” per Formula 1 in tempi di COVID. Non lo merita. E’ un tracciato che ha scritto tante pagine del motorsport a 4 e 2 ruote. E’ un circuito tecnicamente bellissimo approvato a larga maggioranza da tutti i piloti dopo il GP dello scorso anno. E’ in piena motor valley (perchè la motor valley non è solo Maranello…E’ anche Bologna, anche Imola, questo spesso si tende a dimenticarlo).

A mio modo di vedere il GP di Imola deve essere un investimento per iniziare a “scrivere” il post COVID. Un opportunità di rilancio per l’Emilia Romagna tutta ancor prima che per la cittadina di Imola che è conosciuta in tutto il mondo appunto per il circuito (una volta visitata vi accorgerete che è anche molto bella e accogliente!)

Andare a organizzare singoli eventi casuali come gare di recupero non è un investimento, al contrario: è un costo a fondo perso. Un po come costruire un grande cinema, spendere milioni per farlo, proiettare i film e poi non vendere i biglietti. E’ inutile vantarsi di avere il più grande cinema del mondo se poi…Non vendi i biglietti e non lo usi.

Perchè prima ho parlato di post COVID? Perchè, amici, il COVID ha causato una pandemia e come tutte le pandemie finirà, magari non nel 2021 ma finirà e dopo ci sarà la fase di ricostruzione che deve PER FORZA passare per investimenti importanti a livello nazionale (per esempio le infrastrutture) e locali (attività, centri commerciali, cinema, teatri, manifestazioni sportive ecc…).

Non voglio, in questo articolo fare politica, lascio la politica a gente che paghiamo (e non poco) per prendere decisioni, tuttavia ho la netta sensazione che al momento il Governo sia bloccato nel costruire il post COVID. Mi spiego.

Va bene chiudere, va bene fare sacrifici, ma chiusure e sacrifici devono essere la base della ripartenza e non una strategia fine a se stessa per contenere il contagio senza pensare al dopo.

Il GP di Imola, a mio modo di vedere, è una grande opportunità per iniziare a costruire il “dopo” a patto che la politica nazionale, regionale e locale investa per portare la F1 sulle rive del Santerno a lungo termine in modo da poter risollevare le strutture esistenti e magari costruirne di nuove creando nuovi posti di lavoro.

La chiave per uscire dalla crisi innescata dal COVID è creare posti di lavoro e avviare un ricambio generazionale nell’attuale mondo del lavoro per abbassare l’età media, renderlo più pronto al futuro e più efficiente.

Noi italiani siamo bravi a parole, non ci batte nessuno in questo. Ora è il momento dei fatti.

Appuntamento al 18 Aprile quindi. Vietato mancare.

Marco Meli

E DIRE CHE IL 2020 ERA INIZIATO BENE…

A poche ore dalla fine di questo maledetto anno che ci ha tolto tanto, ci ha tolto troppo e francamente non lo meritavamo, dobbiamo tutti pensare al 2021 con coraggio e fiducia perchè c’è una nazione da ricostruire con molta pazienza, serietà e sopra ogni cosa: ambizione. Vedo troppi giovani rassegnati a passare la loro giovinezza davanti allo schermo di uno smartphone a guardare YouTuber dire stronzate pur di fare soldi raschiando il fondo del barile (difendo Cironi, lui è uno tosto con una storia dura, tanta passione, cultura e ambizione). Li guardo e penso: mentre quelli diventano più ricchi, loro diventano più poveri. E se i giovani sono poveri, l’intera nazione che verrà sarà povera.

In questa Italia manca ambizione, manca passione, manca spesso onestà. Con datori di lavoro che girano con la Porsche nuova mentre chiedono 12 ore al giorno ai loro dipendenti perchè…si sa…Il COVID ecc…

La verità? Ci si dovrebbe ribellare a stipendi da 1.100 euro che in quasi tutte le città non ti permettono neppure di sopravvivere. Ecco se penso a due parole per il 2021 sono: “no” a stipendi troppo bassi e “ambizione” a una vita migliore. Una vita che ci permetta di vivere le nostre passioni e non vederle vivere agli altri (e torno al discorso YouTuber).

Dimentichiamo il 2020. Costruiamo il 2021.

E dire che il mio 2020 era iniziato anche bene…Invitato da Ferrari Modena a vedere la nuova 488 Challenge Evo mi ero anche accordato per un test drive in pista qui in Italia e una mezza giornata a Spa in Belgio in Settembre in occasione del mio compleanno. Peccato? No! Semplicemente rimandato! Dovevo anche andare a vedere la 24 Ore di Spa. lo farò il prossimo anno!

In fondo poteva andarci peggio…Mio nonno fu spedito in guerra e non era molto favorevole! Potevamo essere ragazzi di 19 anni nell’America di fine anni 60 e ci poteva toccare “per forza” il Vietnam. Non tutto dipende da noi e se penso appunto a mio nonno, oppure a quei ragazzi costretti a lasciare famiglia, fidanzata e amici per andare a morire nella giungla mi sento anche fortunato. Il COVID passerà, tutto passa.

Buon 2021 amici e pensate alla vettura che volete comprare. Non sognate. Programmate. I sogni non si avverano. I progetti (forse) si!

Auguri.

Marco Meli (instagram: marco_meli_307)

DUVAL: LA VERITA’ SU FORMULA E: AUTO LENTE E PILOTI “BUGIARDI”.

Il francese Loic Duval (38 anni), una vita in pista tra Audi nel WEC con LMP1 e Peugeot prima, sempre in LMP1 e 3 stagioni in Formula E spara a zero contro il campionato elettrico definendo le auto lente, con poco carico e non belle da guidare rispetto alle vetture da lui in precedenza condotte in pista.

E sin qui il francese, ha ragione, si vede anche a occhio che le Formula E sono parecchio più lente di una LMP1!

Ma Duval non si ferma qui. Secondo l’ex ufficiale Audi (Casa che ha preso la decisione di ritirarsi dalla Formula E per tornare a Le Mans) i piloti che corrono mentono quando definiscono le gare belle e le vetture interessanti da guidare. Mentono perchè sono pagati per correre in quel campionato e tutto farebbe parte della “macchina” mediatica (molto forte, non vi è dubbio) creata dall’organizzatore del campionato che, lo ricordiamo, è molto attivo sui social tanto che il campionato è più “famoso” che non realmente visto ala TV. Infatti Duval ha apprezzato della Formula E la parte organizzativa.

Ora amici appassionati, non conosco Duval, ma conosco un pilota che ha corso in Formula E e ben prima del francese mi ha raccontato le stesse sensazioni: campionato poco interessante, macchine lente e goffe da guidare.

Mentre un altro pilota, che non ha mai corso in Formula E, ma che conosce diversi piloti che ci corrono 2 anni fa mi disse che in effetti i piloti tendono a tessere le lodi del campionato per via di ingaggi “sopra la media” ma che realmente trovano il campionato poco interessante ma utile per rilanciare la loro carriera e dare un immagine più “green” di se.

Ovviamente le repliche a Duval non si sono fatte attendere con i piloti che ancora vi corrono (naturalmente) a difendere la massima competizione riservata alle vetture elettriche.

Marco Meli (Instagram marco_meli_307)

FIA: FORMULA 1 VERSO I CARBURANTI SINTENTICI A IMPATTO ZERO. E’ LA FINE DELL’ERA ELETTRICA?

La Formula 1 elettrica? NO. A dirlo non siamo noi appassionati ma la FIA che ha commissionato uno studio sui carburanti sintetici a basse e zero emissioni da usare sulle monoposto dotate di motore endotermico nel 2030. Il motore endotermico è quindi salvo? Nelle gare si, almeno per i prossimi 20 anni a partire da oggi, forse per sempre.

L’arrivo dei carburanti sintetici in F1 e nelle altre classi nel motorsport, WEC in primis, metterà la pietra tombale sulla mobilità elettrica sportiva (mai iniziata davvero, in realtà) e commerciale? Probabilmente si, è presto per dirlo con certezza.

Sicuramente le Case hanno notato pochissimo interesse da parte degli automobilisti verso il prodotto elettrico e la passione verso i pistoni non ha nulla a che fare con questa scelta. Infatti le auto elettriche basate sulle attuali batterie al litio garantiscono percorrenze ridotte e costi di acquisto elevati e la mancanza assoluta di una rete di punti di ricarica per sostenere gli spostamenti anche all’interno della stessa città. Le promesse di migliaia di colonne fatte negli anni scorso sono rimaste solo…Promesse e la crisi economica innescata dal COVID ha fatto il resto. Oggi l’automobilista cerca vetture usate e KM 0, spesso per andare a lavorare in città muovendosi dalla provincia dove gli affitti e i costi delle case sono inferiori e in generale la vista costa meno. Esigenze quindi totalmente non compatibili con l’uso di una vettura completamente elettrica.

Spesso chi possiede una Tesla ha una seconda vettura da usare per andare in vacanza al mare o in montagna con famiglia e quasi sempre questa vettura è un grosso SUV diesel quindi la (giusta) passione verso una mobilità sostenibile è nella maggioranza dei casi solamente una facciata. Un po come definirsi vegetariani ma mangiare il sushi…Perchè è buono.

Quindi torniamo alla domanda di prima: la mobilità elettrica è morta ancora prima di nascere? Certamente la FIA promuovendo lo sviluppo dei carburanti sintetici si è messa chiaramente contro le gare elettriche, Formula E in primis e il ritorno di Audi e Porsche nel WEC, proprio a discapito, nel caso di Audi, della Formula E sembra scrivere la parola fine alla attuale tecnologia basata sulle batterie al litio nel motorsport.

La Dakar invece segue la via, molto interessante, dei veicoli a idrogeno per il 2030 (auto e camion, non moto).

Si, in effetti forse possiamo scrivere la parola FINE.

E la cosa non mi dispiace per nulla.

Marco Meli (Instagram: marco_m_307)

IL GRAN RITORNO A LE MANS E LA FINE (ANNUNCIATA) DELLE CORSE ELETTRICHE.

Perchè Audi e BMW stanno lasciando la Formula E e Porsche, che si era ritirata dal WEC proprio per correre nella Formula elettrificata, ha deciso nel 2023 di tornare nel mondiale endurance? Cosa sta succedendo alla Formula E?

Nulla. Alla Formula E non sta succedendo nulla. E’ proprio questo il punto. La massima categoria riservata alle vetture elettriche (massima e praticamente unica) non si è evoluta come in tanti si aspettavano rimanendo più che una competizione, uno show con trovate a dir poco stravaganti che nulla hanno a che fare con il motorsport. Le corse che si svolgono in corti e tortuosi circuiti cittadini il più delle volte generano gare degne del peggior giocatore di Mario Kart con scontri e rimbalzi. Ma a bloccare la Formula E è stata la quasi totale impossibilità di sviluppare in libertà la monoposto. Infatti l’organizzatore ha deciso che per contenere i costi e livellare le prestazioni le vetture siano quasi del tutto identiche a tutto vantaggio dello show…Non certo della ricerca!

A questo punto: che senso ha una formula elettrica se non si può fare sviluppo delle componenti da trasferire poi sulle vetture stradali, batteria in primis? Oggi i motori elettrici hanno raggiunto prestazioni molto molto interessanti, mentre le batterie al contrario no, rimanendo il vero punto debole della mobilità elettrica sia stradale, che sportiva. Creare un campionato per auto elettriche senza la possibilità di sviluppare le batterie non ha, a mio parere, senso.

Le Case entrarono anche attirate dalla possibilità di migliorare la propria immagine a livello globale dopo lo scandalo dieselgate che ha colpito duramente VW e Audi, ma di riflesso anche Porsche e marginalmente BMW. Ora che la battaglia contro il diesel è quasi vinta e il Covid ha generato una crisi economica globale senza precedenti le Case guardano al concreto:

correre si, ma anche sviluppare prodotto e migliorare la propria immagine.

Il WEC favorirà con la classe LMH anche lo sviluppo dei carburanti sintetici che garantiranno emissioni quasi zero senza rinunciare ai pistoni e al sound dei motori endotermici, quindi che senso ha investire sul motorsport elettrico a questo punto?

Questa è la stessa domanda che si sono posti i capi di Audi, Porsche e BMW con buona pace della povera Greta…E a fare incazzare ancora di più la paladina del green ci pensano Toyota e Peugeot le cui vetture di classe LMH sono quasi pronte e Honda che guarda a Le Mans ormai da molto tempo.

Il futuro sarà elettrico! Quante volte avete sentito questa frase…Ed è vero! Il futuro sarà elettrico, ma le vetture del futuro NON saranno le vetture elettriche che noi conosciamo. Il futuro elettrico, quello vero, ancora non esiste.

Marco Meli

LA GERMANIA CORRE, L’ITALIA GUARDA (E PERDE DENARO).

Mentre Audi promuove Julius Seebach (37 anni oggi…) a grande capo di Audi Motorsport e si ritira dalla inutile Formula E, BMW presenta la nuova M4 GT3 (insieme alle nuove M3 e M4 con il 6 cilindri in linea senza roba elettrica intorno…) e si ritira dalla Formula E.

Mentre la Germania del motorsport reagisce alla emergenza COVID noi italiani cosa facciamo? Guardiamo. Guardiamo la Ferrari in crisi in F1. Guardiamo i nostri team correre nei campionati GT3 e GT4 usando vetture tedesche con Mercedes AMG GT, BMW M4, Audi R8, Porsche 911 sempre li, in lotta per i titoli nazionali contrastate nella GT3 (per fortuna) dai team che decidono di usare la 488 GT3 (a proposito: quando la nuova F8 Tributo verrà declinata in chiave GT3 ?).

Guardiamo team italiani che acquistano o noleggiano vetture dai servizi di customer racing di Audi, BMW, Porsche e Mercedes favorendo l’economia tedesca.

Di fatto: noi dobbiamo recuperare il gap economico dalla Germania e lo facciamo favorendo la loro economia a discapito della nostra dato che NON abbiamo auto omologate per correre nei campionati GT ad eccezione della Ferrari 488. Mi spiego: NOI ITALIANI, NOI CHE ABBIAMO INVENTATO IL CONCETTO DI TEAM UFFICIALE CON ALFA ROMEO NEGLI ANNI 20, CHE ABBIAMO VINTO IL PRIMO CAMPIONATO DEL MONDO DI F1 CON ALFA ROMEO, CHE ABBIAMO DOMINATO I RALLY CON LANCIA E LA GT1 CON MASERATI NON ABBIAMO UN SERVIZIO DI CUSTOMER RACING PER PORTARE IN PISTA LA GIULIA QUADRIFOGLIO NELLA GT3 E LA NUOVA MASERATI MC20 NELLA GT4? Semplicemente vergognoso.

Il “sistema Italia” al suo meglio: abbiamo un eccellenza? O la chiudiamo o la vendiamo all’estero. Quanti proprietari ha cambiato la Honda in Giappone? Nessuno. Quanti la Ducati negli ultimi 25 anni: Cagiva, fondo investimento americano, famiglia Bonomi, Audi. Il circuito di Nardò in Puglia? Acquistato dalla Porsche. Marelli? Venduta in Oriente. Italdesign? Venduta. Ripeto: il sistema Italia al suo meglio. Siamo un negozio che vende in saldo merce che vale miliardi per raccattare pochi spiccioli e così mentre facciamo diventare più ricchi i Paesi esteri, diventiamo più poveri noi.

Noi che abbiamo le più belle piste del mondo. Noi che produciamo componenti per tutte le auto da corsa grazie a Brembo, Pirelli, OMP, Sparco, Dallara, Marelli (e decine di altre aziende che vivono di velocità). Noi non abbiamo un customer racing. Più che vergognoso amici. Assurdo. Assurdo perchè abbiamo regalato un tipo di economia che ci spetta per diritto storico.

A causa di queste scelte perdiamo non solo denaro, ma anche posti di lavoro e opportunità di investimento. Esempio: ricordate la Abarth 124 GT4? Era ormai arrivata nella fase finale di sviluppo, necessitava solamente del BoP dell’organizzatore SRO per essere omologata. Alcuni team, sia dall’Italia, che dalla Svizzera che dagli USA si erano fatti avanti per acquistare la vettura e cosa è successo? FCA ha chiuso il programma con la 124, un buona vettura, sparita dal listino. Perchè? Il senso strategico di questa scelta?

Ora con preoccupazione guardo al futuro della Maserati MC20: FCA deciderà di correre o sarà solamente un bell’oggetto fine a se stesso?

Vi confesso che ho invece molta fiducia nel gruppo PSA, nuovo partner di FCA. I francesi amano le corse, hanno stradominato nei rally con Citroen, hanno stravinto la Dakar con 2008 DKR prima e 3008DKR. Sono in procinto di tornare alla 24 Ore di Le Mans. Non hanno un customer racing funzionale come quello dei brand tedeschi perchè il loro approccio è diretto: team ufficiali strutturati e finanziati direttamente dalla casa Madre (come faceva FIAT con Lancia ai tempi delle gloriose campagne nel mondiale rally).

Concludo con una riflessione amara: noi italiani, per tornare a correre, dobbiamo sperare nei francesi. Sembra l’inizio di una barzelletta. E’ la realtà.

Marco Meli (Instagram: marco_m_307)

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JULIUS SEEBACH, IL NUOVO CAPO DI AUDI MOTORSPORT HA SOLO 36 ANNI…

Prima di proseguire, amici, devo fare una premessa e raccontarvi un episodio che ha profondamente cambiato la mia vita professionale (di conseguenza anche quella privata) e che mi ha spinto a scrivere questo post che ha come protagonista positivo colui che riporterà Audi a Le Mans, il nuovo AD di Audi Motorsport: Julius Seebach, anni 36.

Nel 2011 mi trovavo in Olanda per seguire il mondiale Superbike nella classica tappa di Assen e così decisi di compiere una piccola deviazione per andare a vedere con i miei occhi il Ten Kate, allora struttura ufficiale Honda. Team che ha regalato alla casa nipponica svariati titoli mondiali in WSS e l’ultimo titolo in WSBK con James Toseland. Il Ten Kate Motoren sorge in una bella, pulita e ordinata zona industriale che sembra più un parco tanto è curata ,ed è formato da un unica immensa struttura che ospita la concessionaria Honda (loro partirono vendendo biciclette…Anche su questo bisognerebbe scrivere un articolo, anzi forse un libro!), il negozio di abbigliamento, l’officina, il reparto corse e i garage per i camion usati per trasportare moto e materiale in tutta Europa. Come detto prima è una struttura gigantesca che ospita anche la mensa per i dipendenti che, di fatto, vivono la loro giornata li dentro salvo uscire alle 17 (un orario di fine attività strano per noi italiani ma piuttosto ricorrente in Olanda per determinate attività commerciali).

Una volta entrati ci accoglie lo store manager, un signore sui 50 anni molto simpatico, disponibile e che parla un ottimo inglese. Gli spieghiamo che veniamo dall’Italia e che siamo solo di passaggio, lui di tutta risposta si mostra ancora più cordiale e ci invita a star li a leggere delle riviste e visionare lo store, ci offre il caffè, ci parla di Ten Kate e noi gli parliamo dell’Italia e delle nostre concessionarie dove a volte sembra che disturbi anche solo nel chiedere una informazione, ci porta a visitare il reparto corse con entusiasmo, sembra davvero contento e la sua felicità ci contagia tanto che ci tratteniamo per circa 3 ore! Tutti i reparti sono puliti oltre ogni limite e ordinatissimi, sembrano sale operatorie e su tutto mi colpisce un aspetto: i dipendenti in media hanno poco più che 20 anni tranne i responsabili. Jaap (questo il nome dello store manager) mi spiega che sono tutti assunti con contratti a tempo indeterminato e che arrivano dalle scuole di meccanica, per lo più è il Ten Kate a cercarli e sceglie i migliori, questo vale sia per i ragazzi dell’officina, sia per i ragazzi del team. Se tutto questo vi sembra strano, sappiate che quasi tutti a 20 anni sono già proprietari di casa con mutuo in corso perchè in Olanda a 18-19 anni si esce di casa. Punto. Se da un punto di vista geografico sono lontano dall’Italia, a livello di visione del futuro e gestione della vita umana non sono lontano, sono proprio in un altra galassia…La priorità dei giovani è la casa e al secondo posto la formazione di una famiglia.

Mi congedo da Jaap, ma è un arrivederci al 2012 per il prossimo GP di Assen WSBK. In realtà ci vedremo prima, infatti decido di sponsorizzare con una piccola cifra il Ten Kate Junior Team che corre nei campionati STK600 e STK1000, il pilota di punta è un giovane olandase di belle speranze: Micheal Van Der Mark (oggi pilota ufficiale BMW in WSBK, ex campione del mondo WSS 600 e più volte vincitore della 8 Ore di Suzuka). sono il primo blogger che si cimenta in una impresa del genere e mi va fatta bene, a fine stagione Van Der Mark sarà campione europeo STK 600 e questo farà di me il primo, e ancora unico blogger, ad aver vinto un titolo in qualità di sponsor. Il 2012 mi insegnerà tanto dato che lo passerò per lo più con Ten Kate Junior il cui meccanico più giovane aveva appena 16 anni…lo ripeto 16 anni e arrivava da una scuola di meccanica. Il capo meccanico? Un professore di circa 30 anni presso una scuola di meccanica. Ancora una volta: sono lontano dall’Italia.

Quella esperienza mi ha talmente segnato che ho strutturato il mio lavoro di consulente al social marketing per aziende sul sistema Ten Kate e non solo, ho modificato il mio modo di pensare in base al loro modo di pensare mettendo davanti a tutto: organizzazione, rispetto per il lavoro, rispetto per chi lavora, visione del futuro, crescita in base alle reali potenzialità economiche, promozione in base ai meriti, regole ferree, lavorare di meno ma lavorare meglio, creare rapporti di amicizia e armonia con tutti perchè il tuo prossimo cliente magari è una persona con la quale ora stai interagendo che magari ti sta osservando e magari giudicando.

Purtroppo il mio modo di pensare si scontra con il “sistema Italia” che noi tutti conosciamo e che io da consulente conosco sin troppo bene e anche in questo caso credetemi potrei scrivere un libro. Che ci crediate oppure no nel 2016 il responsabile marketing di una concessionaria auto ufficiale di un noto brand tedesco mi chiese cosa fosse YouTube esattamente…Il sistema Italia che tende a premiare gli amici di, i fratelli di, i figli di. Che tende a favorire il posto fisso anche se quel genere di lavoro non sai farlo a discapito di chi sa farlo e magari fa altro per poter giusto sopravvivere. Il nostro mercato del lavoro è statico e lento e troppo attaccato agli ideali degli anni 60-70-80 che oggi sono superati e, cosa ben peggiore, anche la classe politica (ovvero coloro che potrebbero cambiare il sistema) è spesso attaccata a un sistema di lavoro non più adatto ai velocissimi tempi attuali dove tutto cambia anche nell’arco di soli 2 anni (per stare al passo con i tempi bisognerebbe cambiare anche la classe politica ogni 3-4 anni al massimo e invece sappiamo tutti quale sia la realtà e anche i più giovani spesso sono “figli” di un sistema politico ereditato dal capo partito, spesso anziano.

E ora parliamo di Seebach, il nuovo AD di Audi Motorsport. Un uomo di soli 36 anni al comando di un brand che cerca il rilancio sia sportivo che commerciale attraverso il ritorno al suo passato glorioso: la 24 Ore di Le Mans e le corse a discapito della Formula E che non ha mai convinto ne pubblico, ne Case, ne sponsor.

Seebach prima di arrivare al vertice di Audi Motorsport ha lavorato 7 anni in Porsche, è stato il responsabile prodotto per quanto riguarda Audi RS4 , RS4, RS6, RS7. Ha lavorato in Audi Sport.

Da notare che, nonostante la sua giovane età, non è un eco-amico delle auto elettriche, al contrario…E questo da parte di Audi è un segnale di rottura importante, quasi inaspettato che mostra il coraggio di cambiare e il coraggio di seguire una strada che sembrava morta: quella del motorsport.

Seebach in Italia avrebbe fatto la stessa carriera in maniera così rapida? In FCA per esempio? Nella FIAT del passato forse, nella FCA di Marchionne forse, in quella attuale no perchè le sue visioni sportive e legate al motorsport sarebbero state soffocate sul nascere dato che il gruppo FCA non corre, non ha intenzione di correre, dalla morte di Marchionne si è bloccato senza idee e visione del futuro (Alfa ha una gamma di sole 2 anni auto, Jeep 3, Abarth 1).

Se Seebach fosse nato in Italia oggi molto probabilmente sarebbe all’estero a fare il suo lavoro. Così da un lato avremmo perso un elemento valido e dall’ altro avremmo reso più forte magari un brand concorrente. Doppia beffa. Doppio danno

Chiaramente anche i Paesi nordici hanno i loro problemi, non esiste la perfezione, ma esiste la volontà di affrontare i problemi attraverso piani strutturati e fondi che generano guadagno e benessere e non elemosine (se ogni giorno dai 1 euro a un povero che non lavora, lui non impara nulla, non diventerà autosufficiente ma tu di contro ogni giorno diventerai più povero sino a quando i poveri saranno due: tu e lui. A questo punto dovrai dare 2 euro al giorno, e diventerai povero più velocemente sino a quando pochi dovranno sostenere i poveri che saranno la maggioranza e il sistema collasserà generando solo deficit e aumentando il debito pubblico. Di contro i Paesi nordici, con Germania in primis, hanno deciso di riqualificare i lavoratori che avevano perso il lavoro attraverso dei corsi, di creare nuovi lavori e nuove categorie usando le menti veloci dei giovani per disegnare la visione del futuro.

Julius Seebach è un prodotto del sistema Germania. Tedesco (perchè loro investono sui giovani tedeschi, non li mandano via con contratti al limite dello schiavismo). Giovane. “Cresciuto” in casa.

Di contro vi lascio con la storia di una persona che conosco, una mia amica che lavora in un bar: costretta a lavorare 12 ore al giorno 7 giorni su 7 sotto la minaccia: o fai così o finisce qui.

Italia contro Germania.

Seebach domani 13 Dicembre festeggerà 37 anni.

Auguri Julius e riporta Audi li dove deve stare!

di Marco Meli (Instagram: marco_m_307)

TEST FERRARI ROMA: FERRARI RITORNA ALLE SUE (VERE) ORIGINI!

Secondo alcuni (poco colti) appassionati la nuova Roma non è una vera Ferrari, troppo diversa dalle ultime bellissime realizzazioni come la 812 e la 488, poco aggressiva, poco marcata nelle linee. In realtà è proprio vero il contrario, con la Roma la Casa di Maranello ritrova il design che l’ha resa famosa e ambita in tutto il mondo, il design pulito e lineare che caratterizzava le mitiche 250 prima e 275 dopo che tanto hanno venduto e che tantissimo hanno vinto sui circuiti di tutto il mondo. Ovviamente il gruppo guidato da Manzoni non poteva creare una replica della serie 250, doveva reinterpretare in chiave moderna quelle linee che hanno avuto la loro massima espressione nell’ambitissima GTO e nella ancora più bella (ma meno conosciuta) 275 GTB/C. Manzoni ha optato per linee pulite e morbide, alternate a tratti modernissimi come i proiettori anteriori e il riuscitissimo posteriore che integra, a fil di profilo, i fanali posteriori che sembrano disegnati a matita su carta da disegno!

Una neo classic car quindi? Si. Assolutamente. Perchè se da un lato le linee sono pulite e morbide, dall’altro troviamo un estrattore posterioe perfettamente integrato nella linea che ingloba i 4 finali di scarico (2 per lato) e nella parte anteriore sotto il profilatissimo muso uno scalino di derivazione racing che ha una doppia funzione: aerodinamica e estetica dato che “solleva” il muso e lo slancia verso l’orizzonte alla vista e ha il compito di “tenerlo” a terra alle alte velocità. Il tutto, come tradizione Ferrari, ben integrato e mai forzato a livello di design come i dettami di Enzo Ferrari consigliavano, anzi imponevano.

Una vettura, la Roma, che sarebbe piaciuta tantissimo al Drake dato che il motore è anteriore (lui che accettò sollevando tantissime critiche il motore “dietro” il guidatore) e non ci sono ali e alette sparse qui e li(lui che giudicava l’aerodinamica il trucco per chi non sapeva costruire potenti…Accusando neppure in modo velato gli inglesi con i loro “trucchetti”). La Roma rompe con il design sempre più estremo degli ultimi anni, estremizzazione che era partita dalla 812, una vettura estrema in tutto, nelle linee, nel motore V12 6.5 aspirato da 800 cavalli, nelle sensazioni di guida ed era proseguito con la 488 GTB e con la versione “road & track” 488 Pista che vanta soluzioni aerodinamiche prese a prestito dalla 488 GTE. Già con la F8 Tributo si erano addolcite (ma di poco) le linee, con la Roma le linee vengono totalmente ridisegnate per tornare, come detto, al passato e alle idee di Enzo Ferrari. La Roma, se vogliamo, deriva per alcuni tratti dalla serie “Monza”. Infatti le barchette SP1 e SP2, seppure in serie limitata, avevano riportato la Ferrari indietro nel tempo. Quindi, possiamo affermare che Monza SP1, Monza SP2 e Roma stanno disegnando le Ferrari del futuro, almeno per quanto riguarda le vetture dotate di motore anteriore.

Se da un lato quindi l’ultimo V8 di Maranello all’esterno si rifà al passato, all’interno ha una visione del futuro molto molto nitida: linee pulite, marcate e tanta elettronica al servizio del guidatore e del passeggero. La strumentazione è del tutto virtuale, chiara e molto leggibile oltre che configurabile a seconda delle esigenze. Il tablet centrale è esattamente dove deve essere e si raggiunge senza sforzi, contorsionismi e senza distrarsi alla guida e volendo anche il passeggero può avere davanti a se un piccolo dashboard (optional) perfettamente integrato con la linea.

Discorso diverso per il volante che, come tradizione Ferrari, contiene un numero esagerato di pulsanti oltre al manettino che permette di scegliere i drive mode. In questo caso bisogna “adattarsi” al fatto che per mettere la freccia a sinistra dobbiamo premere un pulsante sulla parte alta a sinistra del volante e se vogliamo mettere la freccia a destra dobbiamo premere un pulsate sulla parte alta del volante a…Destra! Se vogliamo regolare la velocità del tergicristallo dobbiamo cercare una piccola rotella nella parte bassa del volante accanto al manettino e se vogliamo pulire il vetro tramite getto dobbiamo premere (si!) un pulsante specifico…

E questo è nulla dato che per uscire dalla vettura non vi è nessuna maniglia, dobbiamo premere un pulsate sulla portiera! Se tutto questo vi sembra strano sappiate che il pulsate di avviamento, posto sulla razza centrale del volante, è di tipo soft touch, basta premerlo con delicatezza, quasi sfiorarlo per avviare il V8 biturbo posto davanti a noi! E l’avviamento, credetemi, è tanto coreografico quanto appagante alla vista. Sembra di essere a bordo di un astronave! Siamo avanti anni luce rispetto alla 812 per esempio e a dire il vero siamo avanti luce rispetto a tutta la produzione che fa della tecnologia il suo Marchio di fabbrica (Tesla in primis).

Quando avviamo il propulsore old school (un bel V8 di 90° con una turbina per bancata e niente roba elettrica simil ecologica, quello che esce dagli scarichi è solo riscaldamento globale e suono), il suo possente ruggito ci ricorda che siamo dentro una Ferrari (come giusto che sia!) e che abbiamo a disposizione 620 cavalli modenesi! E quando si parla di V8, Maranello, cavalli e trazione posteriore…Luci, lucine, pulsanti e pulsantini si mettono da parte quando è ora di premere il pedale del gas.

La posizione di guida è da vera gran turismo sportiva e mi ha ricordato moltissimo quella della più volte già citata 812 (il reale riferimento tra le super GT): si è dentro la vettura, in basso, ma comodi. Certo, lo specifico, non dobbiamo paragonare la posizione di guida della Roma a una vettura “normale” perchè sarà giocoforza più scomoda dato che siamo al cospetto di una vettura sportiva che deve garantire al conducente feedback continui e il più precisi possibili. Inoltre le infinite possibilità di regolazioni della seduta e i vari sedili (dai più comfort a quelli più sportivi) che possiamo scegliere durante la configurazione della creatura di Maranello variano notevolmente l’esperienza di guida. La prima volta che sono salito sulla Roma ho trovato un sedile sin troppo “largo” e la prima impressione non è stata positiva, al contrario nel test drive che vi sto descrivendo ho trovato un sedile adattissimo al mio tipo di guida. Il mio consiglio è, prima di procedere all’acquisto, di provare staticamente vari sedili perchè una seduta sbagliata è davvero in grado di rovinarvi la guida.

La pedaliera è piuttosto centrale ed è ideale se, come me, frenate con il piede sinistro. Il pedale del freno garantisce un feeling eccellente (siamo a livelli del comando brake-by-wire della Giulia Quadrifoglio, quindi all’eccellenza) e vi permette di “giocare” variando la pressione del piede per “guidare” anche con il freno oltre che con volante e pedale del gas. Il feeling è immediato.

Tanti automobilisti, anche quelli che si considerano più esperti, fanno l’errore di considerare il pedale del freno come solamente uno strumento per…Frenare. Nulla di più sbagliato. Il pedale del freno, se usato con delicatezza e precisione, aiuta in ogni fase della guida. Come ad esempio direzionare l’avantreno nella fase di ingresso curva quando si “gioca” con il gas e il volante e tenere la vettura nella sua linea ideale mentre percorriamo una curva con il gas premuto. Quanto è più sensibile e preciso il pedale del freno, tanto sarà più precisa la nostra guida a patto, in questo caso specifico, di sapere usare tutti e due piedi insieme.

Impugno il volante e lo trovo perfetto sia a livello di dimensioni (medio piccolo), sia a livello di presa con la parte bassa tagliata per aiutare l’ingresso e l’uscita dalla vettura. Non che questa fase sia complicata, anzi! E’ più difficile entrare e uscire dalla Giulia Quadrifoglio con i sedili Sparco in posizione bassa in realtà e per rimanere a Maranello è decisamente più difficile entrare e uscire dalla SF90 Stradale che avevo provato staticamente appena qualche giorno prima.

Più conosci la Roma, più la apprezzi: la sua parola d’ordine è equilibrio. E’ sportiva ma non scomoda. E’ bella, ma non stravagante (stile Lamborghini per intenderci…).

Una volta inserita la prima tramite la paddle di destra e mossi i primi metri hai subito una stranissima sensazione:

ti sembra di aver sempre guidato questa vettura tanto è friendly, razionale e immediata. E’ chiaramente un prolungamento del tuo corpo e lo si avverte subito. Avete mai provato una Giulia, anche una “normale”? Ecco la sensazione è di poterla guidare con il pensiero e quando un auto ti da sin da subito queste sensazione, la fiducia è immediata. La stessa fiducia mai arrivata con la feroce 812 che anche a livello di precisione di guida sembra indietro 20 anni.

Lo sterzo è preciso con un raggio ridotto, a tutto vantaggio della guida che risulta immediata, si passa da una curva all’altra anche a velocità sostenute senza difficoltà e, detto in tutta sincerità, bisogna guardare il tachimetro per rendersi conto della velocità perchè da dentro il tempo “rallenta” e sembra di andar piano (caratteristica comune a tutte le vetture sportive “vere”).

Attenzione! Stiamo guidando una vettura che il motore anteriore, un grosso V8 biturbo lo specifico di nuovo, quindi serve una guida precisa, cerebrale. E’ una sport GT, non una sport car con motore centrale va guidata con dolcezza e linee pulite quindi. Se la rispettate, lei rispetterà voi. Se l’amate, lei vi amerà. Se la forzate negli ingressi, magari tardivi lei proverà a lanciarvi contro un palo. E’ una Signora all’antica la Roma, di sani principi morali…Per fare certe cose esiste la 488 Pista!

Il tratto scelto per il test si arrampica sopra le colline di Maranello ed è caratterizzato da decine e decine di curve e un paio di passaggi (stretti) dentro i sonnacchiosi paesini della provincia modenese, sonnacchiosi e…Avvolti in una nebbia maledetta che avvolge anche la mia Roma, a questo punto non si tratta di guidare, si tratta di sopravvivere! Infatti a tratti non si vede davvero un cazzo! All’interno dei fitti banchi di nebbia, come non bastasse, schivo dei ciclisti che cercano una morte davvero gloriosa: centrati da una Roma a Maranello in collina! Sembra di essere in mezzo alla Coppa Cobram di fantozziana memoria, prego di non finire dentro la Locanda come Filini perchè mi riuscirebbe difficile spiegare ai ragazzi di Ferrari certe cose!

Tra un banco di nebbia e l’altro si guida e anche bene. La Roma di natura non aggredisce le curve, piuttosto le carezza dolcemente e quando si prova a forzare si avverte un pochino di rollio! Eresia! Una Ferrari che soffre di rollio? In realtà causa anche l’asfalto umido, a tratti bagnato, ho dovuto inserire la mappa “wet” (bagnato), una parola interessante solo se siete in compagnia di una donna, se siete su una Ferrari è sinonimo di reazioni “lente” e molto compassate.

Siamo lontanissimi dal mio primo test su strada della 812 quando chiesi al tester/collaudatore Ferrari se potevo darci dentro e lui mi rispose: “la patente e tua…” (io lo presi come un “fai quello che vuoi”, poi non so…).

Ma dato che le condizioni sono queste c’è poco da fare e odio lamentarmi quindi penso a guidare. In auto con me, in qualità di driver, Alessandro Altoè della leggendaria famiglia di piloti Altoè (corrono e con ottimi risultati in tante classi, sono proprietari del circuito di Adria). Alessandro è una compagnia piacevolissima e finiamo con il parlare di auto e corse mentre schiviamo ciclisti immersi nella nebbia guidando una Roma color grigio chiaro che li in mezzo è visibile come un gatto nero di notte mentre dorme sopra una coperta nera. Assolutamente surreale.

Finalmente la nebbia inizia a diradarsi e l’asfalto man mano che scendiamo di “quota” è sempre più asciutto, purtroppo aumenta anche il traffico di gente che cerca di godersi un sabato in santa pace provando, almeno per un momento, di dimenticare Covid e Coviddi anche perchè tra qualche ora l’Emilia Romagna verrà colorata di arancione e questo porterà al divieto di spostarsi tra un Comune e l’altro.

Le vetture davanti a me sono in realtà poche e molto lente, ma superarle comporterebbe un rischio per me, la vettura e non ultimo Alessandro Altoè che è totalmente in balia delle mie scelte. Opto per la scelta saggia: non supero nessuno, riporto la Roma tutta intera, salvo la vita di Alessandro! Il piano funziona e ormai mi arrendo al fatto di aver eseguito un test a metà, ma sono contento lo stesso. Ecco, il piano funziona sino a quando una Ferrari Roma nera, anche lei in test drive, mi raggiunge approfittando del traffico davanti a me…A quel punto il mio orgoglio nota che non sto premendo “a dovere” il pedale del gas e inizia a offendermi…premo la paddle di sinistra, tolgo un rapporto, do gas e supero le vettura davanti a noi approfittando di un tratto dritto e ben visibile. Tutto fatto! No. La Roma nera torna a farsi sotto solo perchè il traffico aumenta di nuovo e dato che siamo quasi alla fine del percorso decido di provare a spingere nei limiti delle condizioni dell’asfalto: davanti a me un bel tratto guidato molto stretto che affronto con precisione chirurgica, un tratto che ricorda molto da vicino la parte centrale del primo tratto della Futa partendo da Pianoro verso il Passo della Raticosa: un costante destra/sinistra nel quale la vettura, come una pallina dentro un flipper, viene sbattuta a destra e a sinistra. In questo tipo di guidato tanto più è preciso l’avantreno, tanto sarà più facile affrontarlo a velocità elevata, in caso contrario si perderà la linea dopo 2-3 curve a causa del rollio, della mancanza di grip, per il pessimo lavoro direzionale di sospensioni e sterzo e si finirà con il lottare contro la macchina usando il pedale del freno per farla stare dentro la giusta linea, inutile dirlo: la Roma non ha fatto una piega anche con le sospensioni “morbide” della strategia wet.

A mio modo di vedere inserendo la mappa Sport o meglio ancora la Race (se le condizioni lo permettono) a livello di precisione di avantreno se non siamo a livello della Giulia Quadrifoglio, ci manca davvero poco e probabilmente con delle gomme più “track” come le Pirelli Trofeo R siamo li.

ACCORDO TRA THERACEMODE E IL CANALE YOUTUBE “BNG” PER LA PRODUZIONE DI CONTENUTI VIDEO.

A partire dal 1° novembre collaboreremo con il giovane canale YouTube “BNG” per la produzione di contenuti video di alto profilo nel settore automotive e motorsport.

I nuovi video spazieranno dal prodotto attuale alle vetture classiche passando dal motorsport del presente e dal passato.

Il prossimo video, creato in collaborazione con TheRaceMode, riguarderà la nostra Giulia Quadrifoglio mentre stiamo lavorando su un contenuto molto lungo e dettaglio sulla 147 GTA, l’ultima Alfa Romeo dotata del 3.2 V6 aspirato progettato da Giuseppe Busso.

PUTIN: GRETA NON CONOSCE I PROBLEMI DEL MONDO REALE.

Interessante punto di vista del leader russo Vladimir Putin sulla giovane attivista svedese Greta Thunberg.

Putin, intervistato pubblicamente dalla BBC britannica, spiega cosa pensa della Thunberg dopo il controverso discorso alle Nazioni Unite apprezzandone il pensiero e la missione ma criticandone i modi, giudicandoli poco concreti.

“Greta, esordisce il leader russo, porta alla luce i problemi del cambiamento climatico e della ricerca di nuove tecnologie per fermarlo e questo è giusto e corretto. E’ giusto cercare di informare i più giovani su temi importanti che riguardano il loro futuro ma nel farlo non bisogna usarli e manipolarli per scopi personali.

Greta non conosce i problemi del mondo reale, in Africa abbiamo guerre, carestie e epidemie che non possono essere risolte da discorsi e proclami. Greta non conosce il mondo reale perchè non viene informata in merito, credo.

In Africa e in alcuni nazioni asiatiche troviamo persone che vivono in povertà, non è possibile cambiare il loro status usando l’energia solare. Quelle nazioni non hanno ne risorse economiche, ne risorse tecnologiche per attuare cambiamenti importanti. I giovani africani, i giovani asiatici poveri vedono Greta e vogliono il tipo di vita che si ha in Svezia ed è giusto, ma cosa succederà quando tra 20 o 30 anni non avranno quel tipo di vita? Chi spiegherà a loro che non è stato possibile?

Certo, dobbiamo investire nelle energie rinnovabili e nelle nuove tecnologie, ma dobbiamo essere anche realistici e non fare promesse che non possiamo mantenere e non dobbiamo alimentare false speranze”.

La mia opinione.

Amici lettori, vi scrivo la mia personale opinione: pur non avendo particolari simpatie per Vladimir Putin, trovo il suo discorso coerente e pragmatico e con questo non sto dicendo che Greta ha torto, Greta ha ragione nel dare voce e risalto al problema del cambiamento climatico (sia essere causato dall’uomo o da un normale ciclo della Terra) ma anche io trovo la giovane svedese davvero distaccata dai problemi reali.

La globalizzazione ha fallito perchè non è stata ne pianificata, ne gestita una volta avviata. Se da un lato abbiamo più “ricchezza” nel mondo (dati alla mano), dall’altro questa ricchezza è finita nelle mani di pochi, pochissimi. La fine della globalizzazione sta portando le nazioni a chiudersi a livello sociale e economico sul modello Trump (noi non aiutiamo più nessuno, ognuno deve fare per se) e del Regno Unito in era Brexit (ma vedrete, anche altri Stati europei progressivamente potrebbero abbandonare la UE a livello economico). Mentre la ricchezza è aumentata, ma finita in poche mani, paradossalmente è aumentata anche la povertà e l’aumento della povertà ha portato intere nazioni a rivoltarsi in sud America, in Africa e in Europa al momento ci si ferma alla Francia dove le proteste, ormai da mesi, sono feroci verso il Governo Macron.

Il mondo ha sempre meno bisogno del petrolio e questo è senza dubbio un bene, ma dobbiamo fare i conti con un effetto collaterale: intere nazioni sud americane avevano basato la loro economia sull’esportazione di greggio e ora stanno sprofondando in crisi che da economiche sono diventate politiche e da politiche sociali con guerre civili in corso. In Medio Oriente nazioni come Iraq, Iran, Emirati Arabi e Siria vivono di petrolio e, non a caso, le proteste in Iraq da parte del popolo sempre più povero sono aumentate, così come in Iran e stanno anche montando anche negli Emirati Arabi per non parlare della Siria che ormai non esiste più a livello politico. Un altro produttore di petrolio è la Libia, altra nazione ormai da anni coinvolta in una guerra civile che pare non avere fine. Quando un popolo è sottomesso (leggasi dittatura) ma mangia tutti i giorni lo si può tenere a bada, ma quando ha fame e non mangia tutti i giorni non esiste forza che possa tenerlo a bada (lo abbiamo imparato durante la Rivoluzione francese e durante il colpo di stato che ha disintegrato l’ormai ex URSS).

Ora, i cambiamenti climatici uniti a tassi di povertà sempre più elevati stanno alimentando guerre per la pura sopravvivenza e le guerre alimentano le migrazioni di massa che noi in Italia conosciamo molto bene, perchè è la mai risolta questione migratoria a far cadere Governi su Governi e a dividere noi italiani a livello sociale (da sempre sono convinto che l’italiano non è razzista, è semplicemente esasperato. Il razzismo esiste, ma riguarda un numero di individui francamente irrisorio).

Ora, tutto questo: guerre, carestie, cambiamenti climatici, distacco dal petrolio, flussi migratori si risolve usando le auto elettriche e piantando piantagioni di pale eoliche unite a giardini di pannelli solari? Magari! Magari fosse così facile. Purtroppo, dobbiamo essere realistici, non è così. Come ha detto Putin così facendo si alimentano illusioni nei popoli più poveri che guardano una giovane donna svedese ben nutrita che parla e urla parlando del loro futuro come fosse una salvatrice. Illudere i popoli poveri vuol dire piantare i semi per la prossima guerra. L’illusione genera odio. Attenzione.

Greta è “usata”? Difficile dirlo. In passato potenti lobby hanno usato i bambini per vendere il loro prodotto, basti pensare alle campagne pubblicitarie dell’industria del tabacco negli USA, spesso i testimonial erano bambini che fumavano allegri (il solo pensiero è assurdo, ma è successo). Sempre negli USA i bambini ricevevano per natale fucili calibro 12 per andare a caccia di scoiattoli. Rimaniamo negli USA per ricordare le campagne pubblicitarie per promuovere l’uso dello zucchero e qui mi fermo anche se potrei continuare. Se Greta è usata lo dirà il tempo, solo il tempo ci dirà se dietro di lei c’è un sincero amore per la Terra oppure potenti multinazionali legate alla green economy (la green economy di green, lo sappiamo, ha solo il colore dei soldi).

Sicuramente protestare per protestare serve a poco a livello pratico, riempire le piazze serve a poco e nulla in un momento così complesso per l’umanità ma dato che abbiamo combattuto per il diritto di protestare, è giusto farlo ed è giusto difenderlo, così come è giusto ascoltare le proteste.

Negli USA, sulla scia di Greta, un altra giovane donna sta guadagnando le luci della ribalta, si tratta della nipote del grande Dr. Martin Luther King che è diventata un attivista per i diritti degli uomini di colore e ha fondato, non da sola chiaramente, un movimento.

Siamo testimoni, amici lettori, di uno dei più grandi cambiamenti epocali della storia dell’umanità, il più dalla rivoluzione industriale e siamo la generazione che precede la colonizzazione dello spazio. I nostri nipoti ci diranno se abbiamo fatto del bene o del male.

Articolo scritto da Marco Meli.

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