ERRORI E ORRORI YAMAHA: LA M1 890. QUANDO IWATA PERDE LA TESTA.

La prima Yamaha dedicata alla classe fù, Max Biaggi se la ricorda molto bene purtroppo, la M1 890cc.

Iwata sbagliò in maniera tanto plateale quanto clamorosa il progetto di esordio della nuova classe a 4 tempi realizzando una moto che, cronometro alla mano, andava più piano di una superbike nella prima versione.

Per motivi mai del tutto spiegati il motore 4 cilindri in linea aveva una cilindrata di 890cc e 5 valvole per cilindro. L’elettronica sviluppata in collaborazione con la Motec (Marelli arriverà solamente con la rivoluzione tecnica targata Furusawa/Rossi) manifestò sin da subito dei limiti.

La moto ottenne 2 vittorie frutto del talento di Max Biaggi che però, tuttavia, venne mandato via indovinate da chi? Si…Il solito Jarvis. Un manager che si è visto “regalare” Valentino Rossi dalla Honda e che ha avuto il coraggio di mandare via, salvo poi riprenderlo per poi mandare via Lorenzo…Ovvero gli artefici dei primi e degli ultimi successi di Iwata in MotoGP. Un visionario.

La M1 890 non era nel complesso una pessima moto, lo era se paragonata alla Honda RC213V5 che grazie ad un elettronica finissima, al suo mitologico V5 (un opera d’arte…), ad un team organizzato e a Valentino Rossi allora giovane e in forma distrusse letteralmente la 4 cilindri in linea dei tre diaposon.

Ma cosa accadde? Perchè Honda fu in grado di realizzare una tra le moto più vincenti della storia del motociclismo moderno e Yamaha una tra le peggiori?

Semplicemente perchè i vertici di Yamaha avevano mal interpretato il regolamento tecnico e lo avevano sottovalutato innescando una crisi di risultati che si sarebbe conclusa grazie all’avvento di Furusawa e del team di Valentino Rossi in uscita da HRC.

Ho parlato della M1 890 per introdurre l’attuale situazione di Yamaha che per certi versi è davvero simile a quella dei primi anni 2000.

Gli ingegneri Yamaha hanno davvero mal interpretato il cambio regolamentare che ha portato la centralina unica e sopra ogni cosa le gomme Michelin.

Le gomme francesi non funzionano sulla M1, ormai questo è evidente. Perchè? Perchè al contrario delle Bridgestone, dure e prestazionali ben oltre la durata di un GP, queste si usurano in maniera precoce…Spesso in maniera precoce e anomala in realtà.

La M1 di Rossi e Vinales, forse a causa di un elettronica non all’altezza e forse a causa di una ciclistica che non sa sfruttare le coperture francesi, tritura le gomme quando ha grip e quando l’asfalto è caldo fatica a sfruttarle generando tanto spin che poi deve essere corretto dalle strategie elettroniche.

Come uscire dalla crisi? Valentino ha invocato una “rivoluzione” in stile Furusawa, ovvero un qualcosa di radicale. Iwata, di fatto, non ha risposto.

Il nuovo motore sostanzialmente è stato bocciato da Rossi mentre Vinales non sembra in grado di giudicarlo. La M1 versione 2019 non sarà presente a Valencia per i primi test…2019 e questo mostra un ritardo al progetto mentre, al contrario, se si vuole rimontare su Honda e Ducati bisognerebbe anticipare il progetto 2019 abbandonando una ormai perdente moto 2018.

Il ritardo della M1 2019 mi fa sorgere un dubbio?

Yamaha ha davvero voglia di reagire?

Le vendite nei mercati di riferimento (leggasi lontano est…) vanno più che bene grazie al valore del brand (che è indipendente dalle vittorie e dalle sconfitte) e grazie al brand Valentino Rossi che da quelle parti, al pari di Marquez, spopola.

Se vendi quindi, perchè spendere milioni per vincere quando la vittoria aggiungerebbe davvero poco ai tuoi dati di vendita?

Guardiamo qui a casa nostra. La Ducati Panigale V4 pur non avendo mai corso vende tanto, ma tanto di più della Kawasaki ZX-10R che domina da anni. L’ Aprilia RSV4 che ha dominato per anni la WSBK ha sempre venduto poco, anche durante il suo leggendario dominio firmato Biaggi. Ferrari sbriciola record di vendite, eppure non vince in F1 dal 2007…

Quindi vincere aiuta le vendite? No. Aiuta le vendite avere un brand forte e Yamaha lo è, con o senza vittorie.

Questa riflessione suona strana a noi appassionati, ma gli amministratori delegati delle aziende non guardano le corse, loro guardano i numeri…Per loro 46 e 93 sono numeri senza alcun significato in effetti.

 

YAMAHA: PERDENTI E CONTENTI. L’ADDIO DI LORENZO. IL NO A MARQUEZ.

In Yamaha ultimamente non sanno vincere, è evidente. Tuttavia sanno perdere molto bene, e anche questo è evidente.

La moto non va e non deve trarre in inganno il recente podio di Vinales in Tailandia dietro Marc e Dovi. Non deve trarre in inganno perchè mancava Jorge (che sarebbe salito sul podio) e perchè il ritmo basso mantenuto per l’80% del GP ha aiutato Rossi e Maverick a contenere le distanze. Il reale distacco del duo in blu è, purtroppo per loro, maggiore di non dica il cronometro ed è per questo che Valentino ha chiuso 4° e moderatamente contento il GP.

Le scelte a livello di piloti di Jarvis non sono mai state messe in discussione e, per quanto mi riguarda, sono la prima causa del fallimento di Yamaha in questo tragico presente.

Jarvis mandò via Rossi, preferendo Lorenzo, quando Valentino era ancora veloce (anche se già in fase calante dopo l’infortunio del Mugello) ingaggiando Ben Spies. L’americano non è mai stato messo realmente in condizione di dire la sua ed ha vissuto un 2° anno da ufficiale da incubo, letteralmente da incubo con la moto che si rompeva un GP si e l’altro pure.

Ha ripreso Valentino dopo i due anni in Ducati quando era evidente che il 46 fosse in crisi di risultati e con tutta probabilità di fiducia in se.

Ha mandato via Lorenzo (spedendolo prima in Ducati e ora, in maniera indiretta, ai rivali della Honda) per ingaggiare Vinales e tenere Rossi ormai non più vincente con Maverick il cui talento non si discute mentre il suo approccio “o tutto, o nulla” alle gare è decisamente più discutibile.

Ha perso il main sponsor Movistar (e non è la prima volta che Yamaha perde un main sponsor…)

Ha perso il miglior team satellite per risultati della MotoGP, ovvero il Tech3.

Ha perso uno dei migliori rookie che la MotoGP abbia mai visto, Zarco.

Ha creato un team satellite sponsorizzato Petronas con due piloti il cui valore è ancora incerto come Morbidelli (in prospettiva interessante) e Quartararo, un pilota che non ha risultati a suo attivo.

Dopo l’inizio fulminante di Vinales nella stagione 2017 la Yamaha ha incredibilmente deliberato un cambio di telaio su suggerimento di Rossi, e da allora Iwata è in caduta libera.

Ha provato a riprendere Lorenzo offrendo a Jorge un posto nel team satellite (che per uno come JL99 è un offesa…) con un tentativo goffo e maldestro che dallo spagnolo non è mai stato preso neppure in considerazione.

Di recente si è saputo che le porte del box Yamaha saranno chiuse per sempre a Marc Marquez e pure a suo fratello (quale colpe avrebbe Alex? Non si sa). Quindi mi state dicendo che se Marquez (Marc, no Alex) si offrisse a Yamaha Jarvis gli direbbe di no?

Dopo la Tailandia Meregalli ha detto che la M1 2019 con tutta probabilità non debutterà ai test di Valencia in Novembre mentre Honda ha già deliberato la RC213V 2019 già ad Agosto e mentre Ducati, c’è da scommetterci, migliorerà ulteriormente la D16 grazie al genio di Dall’Igna.

Se Yamaha non va non è colpa di Valentino come non è colpa di Vinales, in questo momento i piloti hanno relativamente poche colpe. Iwata ha perso la direzione per la seconda volta nella sua storia recente in MotoGP.

Ricordiamo tutti la prima M1 890cc affidata a Max Biaggi vero? Ecco, a volte Yamaha in MotoGP ha la capacità di non leggere bene i regolamenti e quella moto, così come quella attuale, ne sono la prova.

 

MOTOGP: IN TAILANDIA VINCONO LA NOIA E MARQUEZ. YAMAHA RINATA? FORSE…

A causa delle gomme Michelin, incapaci di coprire tutta la durata della gara neppure con la mescola più dura, abbiamo assistito ad un GP di si e no 4 giri.

Emozionante durante le ultime tornate quanto veramente noioso prima di arrivare al finale. Sia Marquez che Dovi, sapendo del limite delle gomme, non hanno spinto e questo ha creato un gruppo in fila non compatto, uno spettacolo piuttosto raro per questa MotoGP, più simile a quello che si vede spesso in Moto3.

La gara è stata tattica, pochi sorpassi con tutti in attesa del finale per provare a sferrare l’attacco decisivo. Il finale è stato al contrario vivace ed emozionante con Marc e Dovi impegnati a darsele di santa ragione come accade ormai dal passato anno, con una differenza:

Dovi ha fatto il Marc mentre il 93 ha fatto il ducatista a livello di strategie! Il demoniaco spagnolo con l’età ha messo su anche testa e ora appare quasi del tutto non battibile. Non esagera più in gara ed anche in prova si concede meno test contro l’asfalto ultimamente.

La vittoria di MM93 chiude un mondiale che non è mai stato realmente aperto in verità.

In Tailandia abbiamo rivisto le Yamaha con Vinales 3°, Rossi 4° e Zarco 5°. Rinascita o fuoco di paglia? Difficile, molto difficile dirlo.

Il ritmo è stato blando e questo, probabilmente, ha permesso alle 4 cilindri di Iwata di stare con Honda e Ducati, detto questo sicuramente il miglioramento rispetto alle passate gare c’è stato anche se la lotta per la vittoria tra Marc e Dovi non è mai stata seriamente in discussione dal duo in blu che ad un certo punto si è riavvicinato solo perchè li davanti lottavano senza pensare al futuro.

Capitolo Rossi. Valentino si è portato anche al comando durante le prime battute “illudendo” quando però il ritmo era molto alto, per il resto gara senza infamia e senza lode per VR46 che ha portato a casa punti importanti per difendere il 3° posto in campionato (Vinales 4° dista 26 punti).

Grande assente suo malgrado Jorge Lorenzo. Jorge volato in prova a causa di un guasto tecnico (2° guasto tecnico per JL99 dopo quello ai freni del Qatar) ha deciso giustamente di non correre tuttavia la vicenda non è chiusa. Non è chiusa perchè Ducati pur ammettendo il guasto tecnico non ha specificato la natura del problema che ha causato il bruttissimo volo che abbiamo visto.

In classifica generale Marquez è sempre più leader con 271 punto contro i 194 di Dovi quando abbiamo ancora a disposizione 100 punti (4 gare).

Valentino Rossi è terzo con 172 punti nonostante nessuna vittoria. Vinales è quarto con 146 e nessuna vittoria. Jorge Lorenzo è 6° con 130 punti e 3 vittorie all’attivo (3 vittorie come il Dovi).

Da notare che Marquez con 7 vittorie supera la somma delle vittorie di Dovi, Rossi, Vinales e Lorenzo. Un dominio netto da parte di MM93.

 

 

YAMAHA: COLPA DEI PILOTI O DELLA MOTO? ANALISI DI UN INSUCCESSO.

La Yamaha non vince in MotoGP da oltre 1 anno (Assen 2017), di chi è la colpa? Degli ingegneri o dei piloti? Analizziamo la peggiore striscia di insuccessi da quando Iwata corre in MotoGP.

Partiamo dai piloti.

Valentino Rossi è secondo in classifica generale grazie ad un mix di meriti propri e fortuna. Più di una volta i piloti che precedevano il Dottore sono caduti “regalando” al 46 podi e punti, mentre altre volte Valentino ha sfruttato la propria esperienza per cogliere importanti piazzamenti senza correre particolari rischi come il 2° posto del recente GP di Germania. L’ultima vittoria Yamaha è la sua.

Rossi non lotta per il titolo dal 2015 e da diverse stagioni non riesce ad essere più incisivo durante l’intero arco di un campioanto alternando ottime prestazioni aggressive e momenti di retrovia che vanno avanti da quando è tornato in Yamaha dopo il periodo buio di Ducati.

Da quando è compagno di Maverick Vinales ha vinto meno del suo collega di team ottenendo una sola vittoria contro le tre dello spagnolo (tutte nel 2017). Se Yamaha è in crisi di certo Valentino non brilla per risultati ottenuti, anche quando Yamaha era al top da compagno di team di Lorenzo, ha spesso dovuto cedere il passo a Jorge che è infatti il pilota più vincente di Iwata dell’epoca recente.

Maverick Vinales è un rebus: autore di gare incredibili ad inizio 2017 si è poi spento quando Yamaha ha deciso di cambiare telaio su indicazioni di Rossi e da allora alterna buone prestazioni e risultati mediocri. Maverick non sembra in grado di reagire ai problemi della M1, è un pilota parecchio istintivo che usa poco la testa: se la moto è ok, lui è veloce, viceversa non lo è. Ha vinto un titolo in Moto3 ed ha fatto una ottima stagione in Moto2 per poi passare in MotoGP, è sicuramente un pilota di talento ma forse non è un vincente a questo punto della sua carriera non è ancora un vincente.

A questo punto la domanda è: Rossi e Vinales sono piloti in grado di competere per il titolo iridato?

Analizziamo la Yamaha M1. La 4 cilindri in linea di Iwata, perso Lorenzo, è diventata una moto lenta, goffa e mangiatrice di gomme dopo essere stata la regina delle moto equilibrate e facili da guidare. Cosa è successo? Gli ingegneri sono diventati improvvisamente stupidi oppure manca un pilota in grado di indirizzare lo sviluppo?

Durante il periodo Lorenzo/Rossi Valentino attingeva spesso ai set up dello spagnolo (i dati erano in condivisione). E’ il periodo del “miracolo del warm up”, andato via Lorenzo il miracolo della domenica mattina è svanito, e non può essere un caso. Mentre la Ducati è diventata una moto “facile e vincente” dopo l’arrivo di Jorge a Borgo Panigale, anche in questo caso i fatti non lasciano spazio ai dubbi: il merito è del 99.

Deduciamo quindi che alla Yamaha manca la figura del pilota/collaudatore alla Lorenzo e che probabilmente gli manca un pilota vincente alla…Lorenzo, ovvero un pilota in grado con la sua guida precisa e martellante di battere Marquez.

Tuttavia c’è da chiedersi? Marquez con la Yamaha M1 vincerebbe? Probabilmente si. La Honda RC213V, tolto Marc, è una moto poco più che mediocre, dietro a Yamaha e Ducati per risultati complessivi.

Quindi possiamo ragionevolmente dedurre che alla Yamaha in questo momento manca forse più il pilota che la moto. Infatti un pilota dal talento superiore è sempre in grado di sopperire alla mancanze delle moto. Marquez e Stoner lo hanno mostrato.

di G.P.

CONTATTO TRA PETRUCCI E LORENZO IN GERMANIA. IL TORTO E’ DI DANILO.

Cosa è successo tra Danilo Petrucci e Jorge Lorenzo durante il GP di Germania andato in scena, a quanto pare per l’ultima volta, al Sachesenring?

Assolutamente nulla secondo il parere di Direzione Gara (e la mia personale), ma non secondo il pilota di Ducati Pramac.

I fatti.

Jorge Lorenzo, dopo aver stressato e finito l’anteriore durante il fallito tentativo di fuga si ritrova a tentare di resistere in frenata a Marc Marquez prima e Valentino Rossi poi, tentativi poco fortunati che di volta in volta gli fanno perdere terreno sino a essere ripreso da Danilo Petrucci che sta lottando per il terzo gradino del podio virtuale (come sappiamo poi arriverà Vinales e supererà il pilota di Terni a pochi giri dalla fine).

Jorge arriva ancora una volta lungo e mentre sta rientrando in traiettoria viene a contatto con Danilo Petrucci che vuole approfittare dell’errore del rivale. Il contatto è lieve ma evidente, tuttavia non danneggia nessuno dei due in maniera netta (tanto che andranno avanti nella loro corsa senza problemi di nessun tipo).

E’ un chiaro incidente di gara: Jorge arriva lungo, rientra in traiettoria e viene a contatto in maniera fortuita con Petrucci che voleva, giustamente, sfruttare il momento per prendere la posizione.

Chiaro per tutti tranne che per Danilo che si presenta ai microfoni di SKY per “accusare” Lorenzo di una scorrettezza dicendo che Jorge avrebbe dovuto “sentirlo”.

Petrucci non lo dice chiaramente ma giudica la manovra di Lorenzo una mossa “furba” per proteggersi dall’attacco dal suo attacco.

In realtà la manovra di Lorenzo è assolutamente regolamentare e non è assolutamente condizionata dalla presenza di Petrucci: la Ducati numero 99 è arrivata lunga in frenata ed è rientrata sulla giusta linea (la stessa manovra era stata più volte ripetuta da Lorenzo durante la gara per rientrare in traiettoria).

Semmai è Petrucci, che ha la visione completa della situazione, a dover stare attento alle manovre di Jorge, infatti è Lorenzo a essere davanti e questo gli da il diritto di traiettoria sino a quando è del tutto fisicamente davanti al rivale (ed è questo il caso).

Quindi Petrucci ha torto.

Tuttavia Danilo non si limita a criticare il comportamento di Lorenzo in pista ma si spinge, sempre attraverso SKY, pure sul personale specificando che da quando lui ha firmato per il team factory Ducati Jorge non gli parla più.

Ora, quest’ultima precisazione è assolutamente gratuita perchè del tutto scollegata alla gara, quindi perchè Danilo ha sentito il bisogno di doverlo specificare? Per portare dalla sua la “simpatia” e contro Lorenzo “l’antipatia”? Per cercare di prendere il favore del pubblico ducatista che non stima Jorge? Non si capisce.

Inoltre Jorge ha smentito Danilo dicendo che tra i due non ci sono problemi, quindi a chi credere? Risposta?

Non è importante.

La parole di Petrucci riguardo il modo di fare di Lorenzo nei suoi confronti non sono importanti, sono faccende personali tra due colleghi/rivali di lavoro che non andavano diffuse attraverso i media.

(francamente l’uso personale dei media da parte di certi piloti italiani per manifestare vittimismo è fastidioso e davvero poco professionale, e si sta esagerando. Lo stesso Petrucci attaccò Marquez al Mugello accusandolo di una manovra pericolosa non giudicata tale da Direzione Gara).

Punto.

Petrucci ha manifestato durante l’intervista una certa sudditanza psicologica nei confronti di Lorenzo in realtà, e questo da un prossimo pilota ufficiale Ducati non è un buon segno.