COME DALL’IGNA HA CAMBIATO NON SOLO LA DUCATI, MA LA MOTOGP INTERA.

Il Direttore di Ducati Corse (che si traduce in capo di tutti gli ingegneri a Borgo Panigale) ha cambiato non solo la Ducati in meglio, ma tutto il contesto tecnico della MotoGP.

L’ingegnere veneto, dopo aver dominato la WSBK con la RSV4, ha portato un approccio totalmente diverso in Ducati, un metodo di lavoro che potremmo definire totale (incrociando i dati di tutti i settori della moto)

Un metodo di lavoro per certi simile a quello usato in F1 dagli ingegneri mentre progettano una vettura partendo da un foglio bianco.

Il metodo Dall’Igna, ne abbiamo parlato in un post precedente, integra tutte le parti della moto creando un rapporto di simbiosi: ogni settore lavora per un altro e viceversa mentre prima si tendeva a creare un progetto per poi adattarlo alle esigenze, oggi si ha una visione più totale, esattamente come sulle vetture da Formula 1.

Dall’Igna ha introdotto l’aerodinamica in MotoGP ma non solo, ha introdotto anche gli step aerodinamici evolutivi durante la stagione come accade tra i prototipi a quattro ruote della massima serie. Ha fortemente voluto un test team che potesse provare soluzioni in maniera quasi del tutto indipendente e in real time con Pirro spesso impegnato in gara con ottimi risultati (un lusso che le altre Case non hanno, la Honda ci ha provato con Bradl ma con risultati non eccelsi e la Yamaha ci sta provando con Folger ma dubito che il tedesco si possa paragonare per velocità e sensibilità a Pirro che corre, tra l’altro, abitualmente nel CIV).

Questo nuovo tipo di approccio ha costretto, per esempio, Honda a rivedere del tutto il suo metodo di lavoro razionalizzandolo in tutte le aree come ha detto Marquez parlando in positivo del nuovo ordine e criticando in maniera indiretta quelle precedente (c’erano sempre tante cose da provare e spesso si faceva confusione).

Oggi il modus operandi di HRC è molto simile a quello Ducati: poche parti da provare per volta e incrocio dei dati per capire se una soluzione è redditizia a livello cronometrico e di feeling oppure no sin da subito. Lo abbiamo visto ai test di Valencia e sopratutto a quelli di Jerez con Marquez intento a compiere run molto brevi uscendo sempre fuori con materiale nuovo mentre prima HRC preferiva provare intere moto del tutto nuove.

Il sistema Dall’Igna ha, in maniera indiretta, messo in difficoltà Yamaha abituata come era a lavorare lentamente e con piccoli sviluppi sempre mirati. Non casualmente la M1 a livello tecnico e di aerodinamica è la MotoGP che è cambiata meno mentre Honda, pur rimanendo fedele al motore a V ha cambiato praticamente tutto dalla RC212V, la prima 4 cilindri, per non parlare di Ducati che dagli albori del suo debutto in MotoGP ha cambiato tipologia di telaio (traliccio, carbonio, alluminio) e decine di vesti aerodinamiche, così come Suzuki che ha esordito con il motore a V salvo poi rientrare con un 4 in linea.

Oggi la MotoGP si sta evolvendo troppo velocemente per gli standard di Iwata che, inevitabilmente come fatto notare da Rossi, non sta reagendo agli avversari o meglio, lo sta facendo secondo il vecchio metodo di lavoro.

Dall’Igna cambierà ben presto anche le regole in WSBK grazie alla V4R. Per la prima volta abbiamo una moto dotata di ali il cui motore gira a oltre 16.000 giri destinata a cambiare le regole del gioco estremizzando il campionato per derivate come e più della MotoGP.

Non mi stupirei di vedere, entro 2 anni, una Honda derivata dalla RC213V che corre in MotoGP ben diversa dalla RC213V-S che è stata, di fatto, un oggetto per collezionisti senza alcuno scopo agonistico.

Lo penso perchè, come ho già scritto in un post precedente, HRC sta lanciando una vasta offensiva in WSBK e l’ultima volta che accadde abbiamo visto nascere e vincere la VTR-SP…

SAPETE PERCHE’ CASEY STONER CORREVA CON IL NUMERO 27 E PEDROSA IL 26?

Sapete perchè Casey Stoner ha sempre corso con il 27 salvo quando è diventato campione del mondo usando il numero 1?

State pensando al numero 27 di Jilles Villeneuve sulla Ferrari? Siete del tutto fuoristrada anche tutti e due usavano lo stesso numero su un mezzo italiano di colore rosso si tratta di pura coincidenza!

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Quando Casey Stoner arrivò in Spagna fu inserito nel programma di giovani talenti di Alberto Puig (attuale team manager HRC in MotoGP) sponsorizzato da Telefonica.

In quel gruppo erano presenti nomi del calibro di Daniel Pedrosa, Chaz Davies e Leon Camier…

Puig prenotò per il campionato i numeri dal 20 al 30, Stoner non ebbe la facoltà di scegliere (avrebbe scelto il 66 perchè suo padre correva con il 6) e si ritrovò con il numero 27 dato che veniva dopo Pedrosa al quale era toccato il numero 26.

IL RALLY DI MONZA E’ SHOW, NON E’ MOTORSPORT. ED E’ GIUSTO CHE SIA COSI’.

Torna il Rally di Monza e tornano, come sempre, accuse e polemiche intorno a Valentino Rossi colpevole di usare una vettura superiore a quella dei “rivali”.

Il Rally di Monza è ormai un occasione per far casino sui social grazie ai soliti blogger che non capendo nulla di motorsport cercano di colpire le persone con post populisti ma, di base, vuoti a livelli di contenuti.

Quello che sfugge a “blogger” che ho citato prima è lo scopo del Rally di Monza che NON è proporre una competizione sportiva, è proporre uno show più o meno simpatico per chiudere l’anno attirando piloti e pubblico dentro la cornice del bellissimo circuito di Monza.

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Personalmente noi di TheRaceMode non ne parliamo a livello sportivo (e mai ne parleremo) perchè non si parla di Motorsport, tutto qui. Nessuna polemica e nessun populismo becero.

Valentino Rossi ha una vettura superiore? Si. E allora? Trattandosi di show e non di motorsport a chi interessa? Cosa si vince al Rally di Monza? Un qualche titolo riconosciuto dalla FIA? No. Non si vince nulla e quando non si vince nulla e sei li solo per divertirti e far divertire il pubblico a chi importa cosa guidi e perchè?

Il Rally di Monza vive grazie alla presenza di Rossi, Valentino ne è l’anima quindi deve essere protagonista in una qualche maniera, piaccia oppure no.

Inoltre come si può considerare importante una competizione che vede e che ha visto partecipare attori, persone delle TV e “infiltrati” di vario genere?

Il Rally di Monza verrà vinto da Rossi? Da Loeb? Da Guido Meda? Da Matteo Salvini? Francamente non è importante chi vince, l’importante è avvicinare le persone al rombo dei motori e alle emozioni della velocità.

Ma questo, certi blogger populisti, proprio non lo capiscono concentrati come sono sul proprio egoismo mediatico.

 

PEDROSA PROVERA’ LA KTM RC16 PRIMA DI NATALE.

Dani Pedrosa, nuovo collaudatore di KTM, non dovrà attendere il 2019 per salire in sella alla RC16.

Lo spagnolo 3 volte campione del mondo, che ha chiuso la sua carriera agonistica proprio quest’anno, proverà la moto austriaca a Jerez (Spagna) prima di Natale.

La fonte è proprio KTM che ha specificato di avere avuto il consenso da parte di Honda-HRC (Dani è ancora, a tutti gli effetti, un pilota HRC sino a tutto il 2018).

DOVIZIOSO: MARQUEZ E ROSSI? DUE “CAROGNE”, NEL BENE E NEL MALE.

Andrea Dovizioso intervistato da SKY parla del suo libro e incalzato dal giornalista parla di Valentino Rossi e Marc Marquez per come li “vede” e come li “percepisce” lui.

Al solito il punto di vista di Andrea è molto ragionato e interessante.

Buona lettura!

“Marc e Vale sono più simili di quanto non si pensi, sono due “carogne” (il Dovi sorride nel dirlo perchè non vuole offendere i due campioni, ovviamente). Sono agguerriti, vogliono sempre e solo vincere e fanno di tutto pur di riuscirvi”.

Alla domanda sulla sincerità del 93 e del 46 la risposta di Andrea arriva senza esitazione:

“davanti alle telecamere sono sinceri, non dicono bugie, ma non dicono tutto quello che pensano perchè sono troppi “grandi” sono personaggi importanti. Non possono dire proprio tutto”.

La risposta del Dovi è interessante e la traduzione potrebbe essere questa: sono così importanti da dover dire delle cose per il bene di tutti tralasciando la loro opinione personale.

Il giornalista chiede il rapporto di Dovi con Marc e Rossi dentro e fuori dalla pista.

“Marc in pista è così come è, e anche nel paddock, parliamo senza filtri mentre con Valentino è diverso. Con Rossi è più difficile parlare perchè lui è più “protetto” ma sono sicuro che con lui non avrei problemi come non li ho con Marc”.

Prosegue il ducatista.

“Marc e Vale sono accomunati da una grandissima passione per le moto, quando non corrono vanno in moto e pensano alle moto. Potrebbero avere tutto quello che vogliono ormai fare quello che vogliono, eppure passano il tempo andando in moto nelle rispettive proprietà come per esempio faccio io con il motocross”.

Amici lettori di TheRaceMode se siete abbonati a SKY e trovate questa breve intervista (dura circa 25 minuti) vi consiglio di vederla perchè molto interessante.

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MOTOGP: ALI SULLA CODA? ECCO A COSA SERVONO.

A Jerez il Ducati Factory Team ha montato, per la prima volta, delle appendici aerodinamiche sulla coda della GP19 con lo scopo di ottenere un maggiore carico verticale.

Come possiamo notare dalla foto non si tratta di una struttura complessa ma di una sorta di codino allargato.

Ma a cosa servono?

Secondo alcuni lo scopo è migliorare la trazione in uscita dalle curve. In realtà questa spiegazione è molto approssimativa per non dire errata.

Le appendici montate sulla coda hanno una estensione troppo ridotta per poter generare un buon valore di downforce in uscita di curva quando le velocità sono ancora basse e inoltre, se lo scopo fosse questo, fungerebbero quasi da sistema di impennaggio in netto contrasto con le superfici alari poste nella parte anteriori che invece vogliono tenere l’avantreno basso.

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Lo scopo di questa soluzione è schiacciare il retrotreno verso il basso alle altissime velocità stabilizzando la moto e riducendo al minimo lo spin della ruota posteriore dovuto alle imperfezioni della pista unite alle elevatissime potenze in gioco.

Detto in parole povere: Dall’Igna vuole sfruttare ogni singolo cavallo della GP19 alle alte velocità e rendere la moto meno nervosa allo stesso tempo.

Le ali sul codone a Jerez non sono state ne promosse, ne bocciate infatti i pochi dati raccolti non hanno permesso di creare una lista di aspetti positivi e aspetti negativi.

Le rivedremo a Sepang durante i test 2019? Probabile. Anzi conoscendo Dall’Igna, sicuramente.

 

PERCHE’ ROSSI (QUESTA VOLTA) HA RAGIONE A CRITICARE LA YAMAHA.

Valentino Rossi durante la stagione, e in parte anche durante gli ultimi test di Jerez, ha criticato la Yamaha non tanto dal punto di vista tecnico, quanto da quello organizzativo.

E ha ragione.

Yamaha ormai da qualche stagione ha perso l’indirizzo per quanto riguarda lo sviluppo e la messa a punto della moto. Perchè?

In realtà non è Yamaha ad essere peggiorata improvvisamente ma come dice Valentino:

Ducati e Honda sono migliorate in maniera netta cambiando approccio alla stagione agonistica a partire dai winter test.

Ducati, lo sappiamo, ha un test team che lavora tantissimo con un pilota piuttosto veloce (Michele Pirro) e con un Dall’Igna sempre presente.

Sempre Ducati ha un team satellite, il Pramac, di altissimo livello dove provare in gara materiale nuovo e fare confronti durante lo stesso week end.

Il potere tecnico di Honda lo conosciamo molto bene, la corazzata nipponica è in grado di stravolgere la moto durante la stagione se necessario, tuttavia come ha specificato Marquez durante un intervista, di recente il metodo della grande ala del Sol Levante è cambiato.

Ora il factory team lavora incrociando di più i dati e procedendo a piccoli passi con più metodo e più pazienza.

E Yamaha? Dall’addio di Masao Furusawa, il project leader che ha letteralmente ridisegnato la M1, dalle parti di Iwata hanno preferito vivere di rendita senza mai stravolgere la moto che, infatti, è sempre uguale a se stessa (unica tra le rivali): i suoi pregi sono sempre i suoi pregi, ma i concorrenti ne hanno accentuato i difetti.

Perchè Yamaha non ha reagito alle mosse di Honda e sopratutto di Ducati?

Semplice, manca un project leader con la capacità e l’autorità di disegnare nuovamente la M1, unica tra le grandi, ad avere un motore 4 cilindri in linea e unica a non aver sviluppato con costanza un vero e proprio pacchetto aerodinamico (tra i test di Valencia e quelli di Jerez Honda ha portato qualcosa come 6 varianti di cupolino/ali e Ducati delle appendici sul codone del tutto inedite).

Valentino, vi ripeto, ha ragione nel dire che Yamaha sta approcciando la MotoGP in maniera sbagliata. Questo sistema era corretto anni fa quando Ducati non spingeva Honda a dare il meglio di se portando in pista continue novità (alcuni visibili, altre meno).

Le parti nuove hanno soddisfatto Vinales e hanno fatto felice solamente in parte Rossi. Voglio dare ragione in questo caso a Yamaha, il nuovo motore è ok, ma durante la stagione quali saranno gli sviluppi?

Durante l’inverno Honda e Ducati lavoreranno per arrivare a Sepang con ulteriori novità, e Yamaha?

Per Rossi e Vinales mi auguro di no, ma non sono ottimista come Maverick. Durante i test di Valencia e Jerez ho avuto come l’impressione che Ducati e Honda si stessero nascondendo e i best lap di Petrucci il primo giorno di Jerez e Nakagami il secondo giorno sempre a Jerez sono ulteriori prove della mia teoria.

Yamaha deve ripartire dal metodo usato nel 2004 quando cambiarono motore a favore del 16 valvole ed elettronica sposando Marelli, cambiamenti radicali che hanno contribuito a creare una moto vincente…Devono ripartire da un nuovo “Furusawa” che è stato quello che è oggi Dall’Igna per Ducati.

MOTOGP: IN VENDITA DUE KTM RC16 UFFICIALI DEL 2018. PREZZO…SALATO!

Il Natale si avvicina, siamo appena entrati nel mese di Dicembre è quindi ora di pensare ai regali per gli altri e per noi stessi (i miei preferiti!).

Se non avete ancora deciso cosa mettere sotto l’albero KTM ha un idea interessante, eccola:

una KTM RC16 2018 ufficiale al costo di…

250.000 euro!

Con 1/4 di milione di euro entrerete in possesso di un motore V4 da 260 cavalli, di un bel telaio a traliccio “alla vecchia” di colore arancione e della bellissima livrea Red Bull!

Domanda: è possibile usare questo pezzo di artigianato austriaco per andare su per la Futa? No! Oppure si se avete intenzione di passare le feste di Natale dietro le sbarre.

Altra domanda: è possibile usare questo V4 dotato di Akrapovic senza silenziatori in pista? La risposta è: quasi certamente no dato che in Italia le piste impongono limiti fonometrici. Limiti larghi ok, ma non sufficientemente larghi da tollerare un V4 1.000 senza silenziatori a oltre 14.000 giri.

La comprerei? No! Per 40.000 euro prendo la Panigale V4R che posso usare in strada e in pista e per 250.000 euro acquisto la Honda RC213V-S!

Sono convinto, voglio acquistare la RC16! Dove la trovo? Da nessuna parte! Le uniche due sono state già vendute.

Buon Natale!

CLASSIFICA DEI CASCATORI: ITALIANI AL TOP! BENE ANCHE MARQUEZ!

Chi si è caduto di più nel 2018 nel motomondiale? Chi ha tratto “beneficio” dalle cadute?

In questo speciale campionato che nessuno vorrebbe vincere troviamo al top gli italiani ma il miglior, poi spiegheremo perchè, è Marc Marquez pilota le cui doti di stuntman sono ormai riconosciute in tutto il mondo!

Il premio di miglior cascatore del 2018 va a Stefano Manzi che corre in Moto2. L’italiano si è steso un totale di 31 volte, ovvero più di una volta a week end di gara facendo la felicità del proprietario del team e dei meccanici!

Al secondo posto con 27 cadute, sempre piazzato bene anno dopo anno, troviamo un altro cascatore di professione: Sam Lowes. Il britannico non delude mai le aspettative dei produttori di carene e di tute piazzandosi da anni al vertice di questa classifica insieme al suo gemello che corre in WSBK, evidentemente l’equilibrio non è una dota di famiglia.

Il terzo posto viene occupato con 24 cadute da Bezzecchi che a lungo ha insidiato il titolo della Moto3 a Jorge Martin. Il Bez è stato anche sfortunato a volte, mentre in altre occasioni ci ha messo del proprio per stendersi.

E Marquez? Marc, ovviamente, vince la classifica riservata ai piloti della MotoGP con 23 cadute. Il 93 è l’unico cascatore ad aver vinto il titolo però, il che lo posiziona in una speciale classifica. Da anni Marc vince la classifica delle cadute e quella finale vincendo il titolo, come detto in altri post: il ragazzo non è mica normale!

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Il secondo classificato per quanto riguarda la MotoGP è il simpatico Alvaro Bautista con 21 cadute. Lo spagnolo, per portare avanti la tradizione, si è steso due volte anche durante i test WSBK di Jerez a bordo della nuova Panigale V4R.

MARQUEZ, LORENZO, LA SUPERBIKE, DAKAR, E L’OFFENSIVA PLANETARIA DI HRC CONTRO TUTTI.

Il gigante si è svegliato. Dopo anni di apparente sonno Honda ha deciso di svegliare HRC e di armare il suo braccio.

Per capire cosa sta succedendo nel motorsport a due ruote in questo momento bisogna fare un passo indietro di qualche anno e andare nei deserti del Sud America.

Infatti è in Sud America che Honda-HRC lancia la sfida alla corazzata KTM creando la CRF450 Rally e un team ufficiale che non ha nulla da invidiare a quello austriaco. Per Honda si tratta di un ritorno alla Dakar dopo i tempi, epici e vincenti, dell’Africa Twin.

Ma perchè il colosso nipponico decide di tornare a correre quando la Dakar si svolge in Sud America? Semplice, perchè il mercato dei veicoli a motore su due ruote di quella parte del Mondo è strategico per la crescita globale. Honda rientra ma chiede (o sarebbe meglio dire impone?) all’organizzatore una cilindrata massima, 450 appunto, per poter vendere i propri modelli sfruttando il richiamo delle corse.

Di recente Honda ha armato, anzi riarmato, il braccio di HRC per quanto riguarda la WSBK: via Ten Kate, via Honda Europe, dentro HRC, Honda Japan e Moriwaki perchè le derivate sono una bandiera strategica e poco importa se le sportive si vendono poco, le corse bisogna farle e bisogna lottare per vincere seguendo la regola non scritta che dice: se non competi, hai perso in partenza.

Ma ancor prima del gran ritorno di HRC in WSBK abbiamo assistito all’ingaggio di Jorge Lorenzo in MotoGP. L’idea è stata di Puig che l’ha proposta a HRC che a sua volta ha ricevuto il nulla osta da Honda Japan ed ecco formato il superteam. Perchè vincere è bello, ma stravincere è ancora meglio a livello di immagine.

Vi faccio notare un altro particolare: quando HRC fa sul serio i piloti giapponesi iniziano ad andare forte (se vi è una casa nazionalista, quella è la Honda). Non casualmente infatti in WSBK è tornato Kiyonari e in MotoGP Nakagami ha chiuso con il miglior tempo i test di Jerez (quel Nakagami che dalla Moto2 è stato portato in MotoGP proprio per volere di Honda).

Honda, grazie alla potenza di HRC, sta attaccando i rivali a livello planetario sia sul piano sportivo, sia sul piano del marketing.

Su una cosa Valentino Rossi ha ragione: Yamaha è rimasta indietro rispetto a Honda non tanto sul piano tecnico, quanto sul piano organizzativo.

 

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