VINALES 1°, VALENTINO 14°. CHE PAGA! AL DOTTORE SERVE UNA CURA

Ammettiamolo amici, Valentino Rossi di questo week end al momento non ci ha capito veramente nulla. Era 1° durante la FP1 quando gli altri però andavano “piano”, giusto un acuto prima di sprofondare. La sua M1 non frena, è lenta a centra curva e consuma le gomme ma il problema non è assolutamente la creatura di Iwata dato Vinales ha realizzato una bellissima, e netta, pole con il rookie Quartararo non lontanissimo e Morbidelli poco distante dal francese suo compagno di team, ad essere andato piano è solo Valentino. Tanto piano.

Il Dottore ha urgente bisogno di una cura per la gara, del miracolo del warm up? In realtà quel tipo di miracolo da quando Lorenzo ha lasciato (anzi è stato cacciato) la Yamaha non si verifica più dalle parti del box numero 46 e secondo alcuni non era tanto un miracolo, quanto un copia/incolla dei set up di Jorge Lorenzo dal Vangelo secondo Ramon Forcada. Valentino verrà fuori in gara? I tifosi ci sperano e per il bene della stessa gara ci sperano tutte le tv italiane che si chiamano SKY. Il 46 è animale da gara è vero, ma partire 14° è dura se l’animale inizia ad avere una certa età e li davanti partono come assatanati. Staremo a vedere.

Vinales ha guidato come non guidava dai tempi del debutto in Yamaha: feroce e violento. Sotto di lui la M1 si muove tanto, sembra a tratti di vedere Casey Stoner ai tempi della Ducati. L’ultima volta che ho visto guidare Maverick così ha vinto una serie di gare consecutive interrotte solamente dalla consulenza di Valentino in merito al telaio. Se dal lato del 46 non intervengono Vinales potrebbe, ne sono sicuro, portarsi il titolo a casa.

MOTOGP: QATAR | Q2, SUPER VINALES! DOVIZIOSO 2°.

Rossi (sempre più in crisi) e Lorenzo (caduto di nuovo) non passano il taglio della Q1 e saltano la Q2. Partiranno rispettivamente dalla 14esima e dalla 15esima posizione, per loro il GP del Qatar appare compromesso ancor prima di iniziare. Mentre li davanti i giovani iniziano a pestare forte gli “anziani”, o senatori se preferite, segnano il passo, forse è in atto un vero e proprio cambio generazionale? Sarà la stagione che sta per iniziare a fornirci ulteriori dettagli.

Pronti via Vinales spara un tempo incredibile scendendo sotto il 54 e si ripete il giro successivo mentre Marquez marca stretto Petrucci e a sua volta viene marcato da Dovizioso. Quartararo chiude il primo run in prima fila appena dietro a Nakagami secondo e primo dei piloti su Honda.

Il secondo run si apre come il primo, con un Vinales indemoniato alla caccia della pole, pole che ottiene grazie ad un giro in solitario praticamente perfetto. Marquez, un pochino in difficoltà sul giro secco, battezza di nuovo Petrucci dopo averlo tallonato nella prima rung e lo segue come un ombra sino a “fregarlo” ottenendo un sofferto 3° posto finale con Danilo 7°. Manovra certamente non simpatica ma non illegale, certo fa specie vedere Marquez seguire qualcuno per ottenere il tempo!

Secondo tempo per Andrea Dovizioso, favorito per la gara di domani insieme a Vinales e 4° per un altra Ducati, quella di Miller. Jack, dopo aver realizzato il crono, è incappato in una violentissima scivolato nella quale ha picchiato duro per terra distruggendo del tutto la moto.

Molto molto bene il debuttante Quartararo (5°) sulla Yamaha M1 del team Petronas che non sembra assolutamente spaventato dai “grandi” e ricorda, per certi versi, il debutto di Zarco sulla Yamaha M1 del team Tech3. In generale le M1 sembrano a proprio agio qui in Qatar, unica eccezione Valentino Rossi. Morbidelli, forse un pochino deludente, è 8°.

MOTOGP: QATAR | FP3, ANCORA MARQUEZ! LORENZO CADE. ROSSI OUT DALLA Q2.

Condizioni difficili a causa del vento e qualche caduta illustre, la FP3 del GP del Qatar non si può certo definire noiosa! Miglior tempo per Marquez che bissa il primato ottenuto ieri al termine della FP2 nonostante la “solita” scivolata da guida esagerata e brutta, bruttissima caduta per Jorge Lorenzo che finisce il turno al centro medico, solo una brutta contusione per lui che non dovrebbe tenerlo lontano dalla FP4.

4° tempo per Valentino Rossi ma inutile ai fini dell’ingresso nella Q2, il 9 volte campione del mondo dovrà giocarsi l’ingresso alla Q2 passando per sempre insidiosa Q1. Condizioni difficili? Come spesso accade diventano protagonisti gli outsider con Bagnaia secondo e Pol Espargaro su KTM addirittura 3° davanti a Rossi.

MOTOGP: QATAR | FP2, MARQUEZ SPACCA IL CRONOMETRO. MALE ROSSI E LORENZO.

Marc Marquez fa il…Marc Marquez in Qatar e spacca il cronometro alla fine della FP2 (seconda e ultima sessione del giorno)girando in 1.53.380 ritoccando di 3 decimi il record della pista che apparteneva al francese Zarco. Il 7 volte campione del mondo, che non ha mai brillato qui in Qatar, ha preceduto la Yamaha ufficiale di Vinales. A tal proposito il diabolico 93 ha realizzato il best lap dietro a Maverick e la Ducati di Miller che come spesso gli accade è molto inciso in prova.

Male Jorge Lorenzo (aveva chiuso 2° la FP1), fuori dalla Q2 al momento. Il 99 non è ancora a proprio agio con una moto, la Honda RC213V, molto rigida di avantreno. Malissimo Valentino Rossi, anche lui fuori dalla Q2, che per tutto il tutto il turno è rimasto inchiodato nelle zone basse della classifica chiudendo addirittura 17°. Il Dottore è parso davvero in crisi con l’avantreno della M1 preceduto addirittura dal debuttante Quartararo sulla M1 del team Petronas. Un vero smacco per il 9° volte iridato che aveva chiuso la FP1 addirittura con il miglior tempo (ma con pista molto sporca e lenta).

Da segnalare la caduta di Franco Morbidelli (Yamaha Petronas). Per fortuna il giovane italiano si è rialzato subito senza conseguenze se non per la moto che ha subito un principio di incendio prontamente spento dal personale che si trovava presso la Curva 1.

CARI GIAPPONESI ORA TOCCA A VOI REAGIRE. DUCATI HA LANCIATO UNA SFIDA.

Ducati “illegale”? Favorita dal regolamento e dalle scelte della Dorna? Ma non diciamo fesserie, a Borgo Panigale sono stati semplicemente geniali e hanno fatto la cosa più facile per tornare a vincere:

hanno sfruttato l’esperienza della MotoGP per creare la V4R ottenendo una moto stradale, e in libera vendita, che soddisfa tutti i requisiti di omologazione.

La domanda non è perchè la Ducati lo ha fatto, la domanda è: perchè non lo fanno anche i giapponesi? Honda potrebbe benissimo prendere il motore della RC213V di Marquez e schiaffarlo dentro un telaio dedicato e far costare il tutto sotto 40.000 euro. Suzuki potrebbe benissimo sfruttare la piattaforma della GSX-RR di Rins, Yamaha potrebbe creare una nuova R1 fortemente derivata dalla M1 di Rossi e Vinales e Kawasaki ha un potere economico così sconfinato da poter creare anche una MotoGP omologata solo per correre in WSBK!

A mio modo di vedere il modo più facile ed economico per creare una moto superbike vincente è partire dalla MotoGP come gli stessi giapponesi in passano hanno fatto quando Yamaha ha creato la R7 OW-02 sfruttando la ciclistica della YZR 500 e sempre i Yamaha quando ha creato la prima R1 a scoppi irregolari campione del mondo con Ben Spies nel 2009.

La verità è che Ducati è stata assolutamente geniale e piuttosto che criticare bisogna fare i complimenti a Borgo Panigale con Dall’Igna in testa. E’ stato il geniale ingegnere veneto a portare ordine dentro Ducati e sempre lui ha voluto la “fusione” dei progetti MotoGP e WSBK per condividere idee ed esperienze.

Cari giapponesi ora tocca a voi! Avete il potenziale per eguagliare e battere la V4R. A voi la prossima mossa.

PERCHE’ BAUTISTA E LA DUCATI HANNO STRAVINTO: IL MOTORE? NO.

Per Rea il vero segreto della Ducati V4R è nel motore, è grazie a quello se il distacco complessivo delle tre gare si misura in decine di secondi e non in centesimi. Il 4 volte campione del mondo ha ragione? No.

La Ducati non è una moto nettamente superiore alla Kawasaki, basti vedere i piazzamenti di Davies e di Rinaldi. Chaz ha sempre lottato contro Rea e spesso lo ha anche battuto ma dove era a Phillip Island? Indietro, molto indietro, eppure la sua V4R è identica a quella di Bautista. E Rinaldi? Il pilota del team Barni avrebbe dovuto lottare per 5°-7° posto almeno dato il potenziale teorico della moto bolognese ma tutti sappiamo che non è andata così.

E allora davvero la Ducati è così superiore come dice Rea? La risposta va ricercata non tanto nella moto ma in chi la guidava, quindi Alvaro Bautista.

Lo spagnolo, ex MotoGP, è un pilota veloce che non ha mai potuto realmente dimostrare il suo potenziale tra i prototipi pilotando moto non di prima fascia. Non siete in accordo con questo pensiero? Allora perchè quando ha avuto sotto al sedere la Ducati GP19 ufficiale come sostituto di Lorenzo a Phillip Island l’anno scorso ha duellato addirittura con il Dovi che conosce quella moto come le sue tasche sfiorando addirittura il podio? Semplice, perchè Alvaro, ex campione del mondo 125 e ottimo pilota di 250, va forte. Va forte di testa prima che di polso.

Mi spiego.

Nella Race 1 e nella Race 2 ha impresso sin da subito il suo ritmo martellando il cronometro con una partenza veloce quanto feroce, una partenza in stile…MotoGP. In MotoGP i primi metri sono determinati, o parti forte o rischi di arrivare fuori dalla top 10 dato che li davanti gente come Marquez, Dovi, Lorenzo, Rossi e Vinales pestano forte sin da subito senza tanta pretattica o attesa. Bautista non ha fatto altro che portare con se questo modo di correre anche in WSBK prendendo in contropiede tutti, Rea compreso. Il dominatore delle ultime quattro stagioni, ammettiamolo, ha avuto la vita sin troppo facile armato di una moto perfetta e alle prese con una Panigale V2 piuttosto facile da battere carente di cavalli come era. Questa facilità lo ha “viziato” e “impigrito” dato che, in pratica, poteva gestire gli avversarsi sin da subito…Ora Rea ha trovato un avversario diverso, più aggressivo, più feroce e meno strategico nella gestione della gara.

Mettete Dovi sulla V4R e avrete lo stesso risultato, mettete Marquez e avrete un risultato ancora migliore perchè i piloti da MotoGP sono abituati a sfide di altissimo livello ogni domenica alle prese con avversari tosti che non ti perdonano nulla e moto non sempre facili da guidare e settare. Spiace dirlo ma in questi ultimi anni i piloti della WSBK, forse anche a causa del dominio di Rea, hanno “rallentato” e Phillip Island lo ha dimostrato in maniera anche brutale.

Solamente questione di attitudine quindi? No. Bautista guida in maniera diversa rispetto a Rea e anche rispetto a Davies, disegna linee molto strette, apre presto il gas, la moto è meno piegata, preferisce staccare un filo prima e lanciare la moto dentro le curve piuttosto che piantarla in frenata e ripartire come spesso fa il numero 1 della Kawasaki. La V4R, dal canto suo, si lascia condurre in questa maniera con una facilità disarmante come fosse stata concepita appunto per l’ex pilota MotoGP.

Lo stradominio australiano della Ducati non è solo frutto del motore come sostiene Rea ma del pacchetto moto/pilota che in terra australiana è stato praticamente perfetto e inoltre, giusto farlo notare, mentre la V4R è figlia di un progetto nuovo, la ZX-10RR è un progetto ormai datato che nel corso degli anni è stato affinato ma mai stravolto. L’anzianità della ZX-10RR e le prestazioni della V4R hanno scavato il gap, totalmente inaspettato, che abbiamo visto oggi.

ROSSO ITALIANO. LA DUCATI V4R DISINTEGRA LA ZX-10RR GRAZIE A BAUTISTA.

Ducati 3 – Kawasaki 0 dopo il primo week end di Phillip Island in Australia.

Vittoria con un margine di 15 secondi nella Race 1, vittoria nella gara sprint dopo un duello acceso quanto spettacolare con Rea, vittoria netta, anzi nettissima nella Race 2 della domenica pomeriggio (mattina in Italia).

Alvaro Bautista e la nuova Ducati V4R hanno letteralmente battuto, annichilito, disintegrato la Kawasaki ZX-10RR e il 4 volte campione del mondo Rea. Impressionate il motore del V4 italiano capace di girare, di serie, oltre i 16.000 giri, impressionate la stabilità della moto, i tempi della “difficile” Panigale V2 sembrano lontani anni luce e parliamo di una moto, la V4R, ancora al 70% del proprio sviluppo contro una moto, la ZX-10RR assolutamente matura a livello tecnico. Insomma, il bello deve ancora venire per Ducati mentre il brutto (il brutto vero…) deve ancora venire per gli avversari.

Phillip Island pista amica di Ducati? Si. Storicamente si ma il dominio di Bautista non è sembrato frutto del fattore pista, in realtà lo spagnolo ha guidato in maniera molto pulita (da ex ottimo pilota di 250GP quale è stato…) e non è mai parso realmente al limite, quindi viene da chiedersi dove sia il suo limite e quello della moto.

Alvaro ha vinto al debutto, impresa riuscita solamente ad un altro pilota anche lui ex MotoGP (e forse non è un caso…): Max Biaggi nel 2007 a bordo della Suzuki GSX-R del team Alstare. Le sue vittorie sono parse facili nonostante lo spagnolo conosca ancora poco le gomme Pirelli e si debba adattare ancora, giocoforza, ai freni in acciaio in luogo di quelli in carbonio.

Le vittorie della Race 1 e della Race 2 sono state a dir poco prepotenti con Bautista in grado di scappare sin dalle prime curve con una facilità sconosciuta al mondo del motociclismo moderno (dobbiamo tornare indietro agli 90 per vedere tali distacchi in WSBK grazie a Fogarty e alla Ducati 916).

I RECORD. Lo spagnolo regala alla Ducati la prima, storica, vittoria di un motore 4 cilindri in WSBK e regala alla Panigale V4R il primo successo, regala a se stesso la prima vittoria in WSBK e la prima tripletta.

DOMINERA’ IL MONDIALE 2019? Presto per dirlo. Alvaro è sempre andato forte a Phillip Island, basti pensare che in MotoGP il passato anno, come sostituto di Jorge Lorenzo, ha battagliato a lungo con Andrea Dovizioso sfiorando il podio a bordo di una moto, la GP19 ufficiale, praticamente sconosciuta. La Ducati è sempre andata forte in Australia con tutti i modelli, dalla 916 alla Panigale V2, pensiamo alla doppietta di Melandri l’anno scorso. Sicuramente lotterà per il titolo ma da qui a vincerlo con tale facilità…Rea e la Kawasaki reagiranno molto presto e attenzione pure a Leon Haslam che è tornato nel mondiale molto motivato e concentrato dopo l’esperienza vincente nel BSB inglese vinto sempre su Kawasaki ZX-10RR.

MOTOGP: SEPANG TEST | DAY 3, I TEMPI: DOMINIO DUCATI. BENE PETRUCCI.

I test di Sepang, i primi del 2019, si concludono con il poker Ducati che piazza quattro GP19 li davanti a tutti. Leader delle speciale classificata griffata Borgo Panigale è Danilo Petrucci seguito dal rookie Bagnaia, poi Miller e poi Dovi. Ducati quindi moto da battere? Presto per dirlo, molto presto. Gli alfieri bolognese si sono “aiutati” durante il time attack falsando un pochino la classifica. Se da un lato Ducati sicuramente è presente non dobbiamo dimenticare che Honda-HRC si è presentata con Marquez ancora in fase di recupero e senza Lorenzo. Con Vinales che ha dominato il secondo giorno di test e Marc il primo è impossibile trarre delle conclusioni che ci aiutino a fare previsioni sul campionato.

Tra non molto ci saranno i test di Losail in Qatar, ma anche li potremmo non aver indizi importanti. Losail piace tantissimo alle Ducati e piace relativamente poco a Marquez e Lorenzo, giocoforza, non sarà al 100%. Losail invece piace a Vinales che andrà in mezzo al deserto per confermare l’ottimo feeling di Sepang. A caccia di conferme Valentino Rossi che in Malesia non ha brillato anzi, forse, ha anche deluso le proprie aspettative. In realtà tranne Maverick tutte le M1 hanno deluso se guardiamo bene anche i risultati di Morbidelli.

MOTOGP: SEPANG TEST | DAY 2, I TEMPI: ARRIVA VINALES!

Maverick Vinales spacca il cronometro scendendo sotto il 59 a Sepang e si porta a casa il day 2 dei primi test invernali. Lo spagnolo della Yamaha ha realizzato il best di giornata durante una sessione di time attack con grande facilità mostrando un feeling che l’anno scorso era apparso solo a tratti, che abbia ritrovato fiducia nella M1? Lo vedremo non tanto dal day 3 di domani, ma dai prossimi test in programma in Qatar.

Indietro Marc Marquez, il campione del mondo oggi ha sofferto a causa della spalla che forse ieri ha stressato un pochino troppo preso dal naturale entusiasmo del tornare in sella. Il 93 è così, o tutto o nulla. Lo conosciamo.

Bene, anzi benissimo Rins che si conferma ancora una volta 2° in sella alla Suzuki (alla prese con test di aerodinamica). Come già scritto ieri, il podio non è più un sogno per gli uomini guidati da Davide Brivio e con un pochino di fortuna potrebbe arrivare anche la vittoria che manca dai tempi di Vinales.

La prima Ducati è quella di Jack Miller al 3° posto. L’australiano precede Dovi oggi più aggressivo rispetto a ieri anche se la sua priorità, come sempre, rimane mettere a punto la moto in vista del campionato piuttosto che realizzare il tempo shock.

Ottimo 5° Crutchlow che sembra essersi ripreso quasi del tutto dal bruttissimo infortunio patito a Phillip Island, la prima Honda in griglia è la sua.

6° Valentino Rossi le cui prestazioni durante i test, come sempre, sono indecifrabili. E’ veloce? E’ lento? Lo vedremo in gara. Sicuramente se Vinales è li in cima la Yamaha è in grado di competere per i primi posti.

Domani terzo e ultimo giorno di test prima di andare in Qatar e ritrovare, per fortuna, anche Jorge Lorenzo.

MOTOGP: SEPANG TEST | DAY 1, I TEMPI: SEMPRE MARQUEZ. BENE RINS (SUZUKI).

La MotoGP edizione 2019 è finalmente iniziata! I piloti dei prototipi si sono ritrovati, come di consueto, in Malesia a Sepang per togliersi la ruggine dalle saponette e far lavorare il cronometro dopo il lungo (e noioso) inverno.

La prima giornata, come spesso accade dopo un lungo stop, ci ha detto veramente poco in termini di crono e ancor meno in termini di prestazione assoluta. Il miglior tempo è stato siglato dal solito velocissimo Marquez che pur con una spalla ancora non al 100% ha regolato tutti i gli avversi, in primis Rins in sella alla Suzuki. la GSX-RR non è più una cenerentola, appare oggi una moto matura e pronta a lottare per il podio ogni week end (vincere, salvo cataclismi, è un altro discorso perchè ne Rins ne Mir sono in grado di battere i veloci li davanti).

Giornata poco significativa per la Ducati che piazza Rabat li in zona podio “virtuale” con Dovi, come sempre, attendo a lavorare sui dettagli piuttosto che sulla prestazione. Bene Vinales con la Yamaha e anche Rossi che, seppur attardato, è rimasto colpito positivamente dalla M1.

Come ho detto prima è stata una giornata interlocutoria. I tempi, ancora alti, non sono in grado di mettere in crisi elettronica e ciclistica e ci sta di vedere Rabat e Rins li sopra, quando i tempi scenderanno probabilmente i big saliranno e i “Rabat” scenderanno.

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