LONG TEST: E’ ARRIVATA L’APRILIA RSV4RF DI THERACEMODE E NOI LA RACCONTIAMO.

Tra le sportive più apprezzate di sempre, eppure tra le meno conosciute. Progetto di Gigi Dall’Igna, motore di Lombardi (già papà delle Lancia da rally e di alcuni V12 di Maranello per la F1). Campione del mondo in WSBK due volte con Max Biaggi e una volta  con Guintoli.

La RSV4RF è una moto destinata ad avere un posto nella storia del motociclismo non solo per via delle vittorie ma anche per via delle soluzioni tecniche adottate anno dopo anno e anche per via di un elettronica finissima quanto performante che per numero di strategie supera anche le MotoGP (sempre più castrate dal regolamento).

Noi di TheRaceMode a partire dal 2019 ve la racconteremo passo dopo passo, modifica dopo modifica, curva dopo curva grazie ad Alessandro (oltre 1.000km in meno di un mese…).

Stay Tune!

DUCATI PANIGALE V4 R SUPERBIKE TEST: NUOVE FOTO DEL V4 BOLOGNESE.

Come sappiamo la moto bolognese in versione “prototipo superbike” ha debuttato lo scorso week end a Brands Hatch durante il round conclusivo del BSB inglese.

Michele Pirro ha condotto il V4 davanti al pubblico senza, ovviamente, scendere in gara. Ducati ha voluto così omaggiare il BSB ed il suo folto pubblico.

Abbiamo “scovato” altre foto dell’evento che meglio descrivono l’ultima arrivata di Borgo Panigale che rispetto al V4/V4S che già conosciamo appare più affilata e decisamente più corsaiola come devono essere tutte le versioni R di Ducati.

Abbiamo già parlato della frizione a secco e dello scarico completamente celato dalle carenature quindi concentriamoci sul cupolino che rispetto alla versione 1.100 è decisamente più esteso ed elaborato e, mi permetto, anche più gradevole.

Il serbatoio in questa versione è del tutto sotto la sella mentre la coda praticamente…Non esiste. Da notare l’assenza del “ponte” che unisce nella versione 1.100 la carenatura alla cover del serbatoio, una trovata estetica molto criticata e poco utile (infatti sulla versione R non c’è…).

DUCATI PANIGALE V4 WSBK TEST: TUTTE LE FOTO.

La versione superbike test della Ducati Panigale V4 ha debuttato pubblicamente a Brands Hatch in occasione dell’ultimo round del BSB con in sella Pirro (era già stata intravista con in sella Lorenzo Zanetti, ma mai così da vicino e in dettaglio).

La Casa bolognese ha regalato agli appassionati una gustosa anteprima in attesa del modello stradale che verrà presentato all’EICMA di Milano di inizio Novembre quindi.

Dalle foto possiamo notare alcune scelte tecniche interessanti ed alcuni tratti stilistici differenti rispetto alla V4/V4S che già conosciamo.

In primo luogo la carenatura è più lineare, più compatta e meno elaborata rispetto alla V4 1.100. Gi sfoghi dell’aria calda qui hanno una forma più classica e non tagliano la carenatura. Il cupolino nella visione frontale appare più ampio ai lati per proteggere meglio il pilota.

A livello tecnico possiamo notare il ritorno della frizione a secco che era sparita con la Panigale R V2. Se il regolamento non cambierà questo indizio ci dice che la Panigale V4 R avrà la frizione a secco (questa voce è stata parzialmente confermata n.d.r.) e questo rappresenta un interessante ritorno al passato.

Nel complesso la moto appare ancora un work in progress in un stato avanzato, ma non definitivo, di sviluppo quindi di fatto quasi non giudicabile.

Rispetto alla V2 da superbike spariscono i lunghi tubi di scarico verso la coda in pieno e netto contrasto con l’impianto “4Uscite” di Termignoni che al contrario sposta parte dell’impianto proprio sotto la coda, impianto già usato in gara con la V4S nei campionati dove è stato possibile utilizzarla. La versione portata in pista da Pirro di fatto non aveva quasi parti dell’impianto di scarico visibili. Impossibile capire e sapere se la versione definitiva per il campionato WSBK avrà il medesimo impianto dato che il regolamento permette di cambiarlo regalando ampia libertà di scelta.

Tornando a parlare di estetica, da notare che spariscono le bretelle che collegavano carena e serbatoio (molto criticate). In questa moto test troviamo due adesivi posticci che simulano la parte in plastica che dovrebbe essere presente (oppure no?) anche sulla V4 R che vedremo a Milano.

 

 

ERRORI E ORRORI YAMAHA: LA M1 890. QUANDO IWATA PERDE LA TESTA.

La prima Yamaha dedicata alla classe fù, Max Biaggi se la ricorda molto bene purtroppo, la M1 890cc.

Iwata sbagliò in maniera tanto plateale quanto clamorosa il progetto di esordio della nuova classe a 4 tempi realizzando una moto che, cronometro alla mano, andava più piano di una superbike nella prima versione.

Per motivi mai del tutto spiegati il motore 4 cilindri in linea aveva una cilindrata di 890cc e 5 valvole per cilindro. L’elettronica sviluppata in collaborazione con la Motec (Marelli arriverà solamente con la rivoluzione tecnica targata Furusawa/Rossi) manifestò sin da subito dei limiti.

La moto ottenne 2 vittorie frutto del talento di Max Biaggi che però, tuttavia, venne mandato via indovinate da chi? Si…Il solito Jarvis. Un manager che si è visto “regalare” Valentino Rossi dalla Honda e che ha avuto il coraggio di mandare via, salvo poi riprenderlo per poi mandare via Lorenzo…Ovvero gli artefici dei primi e degli ultimi successi di Iwata in MotoGP. Un visionario.

La M1 890 non era nel complesso una pessima moto, lo era se paragonata alla Honda RC213V5 che grazie ad un elettronica finissima, al suo mitologico V5 (un opera d’arte…), ad un team organizzato e a Valentino Rossi allora giovane e in forma distrusse letteralmente la 4 cilindri in linea dei tre diaposon.

Ma cosa accadde? Perchè Honda fu in grado di realizzare una tra le moto più vincenti della storia del motociclismo moderno e Yamaha una tra le peggiori?

Semplicemente perchè i vertici di Yamaha avevano mal interpretato il regolamento tecnico e lo avevano sottovalutato innescando una crisi di risultati che si sarebbe conclusa grazie all’avvento di Furusawa e del team di Valentino Rossi in uscita da HRC.

Ho parlato della M1 890 per introdurre l’attuale situazione di Yamaha che per certi versi è davvero simile a quella dei primi anni 2000.

Gli ingegneri Yamaha hanno davvero mal interpretato il cambio regolamentare che ha portato la centralina unica e sopra ogni cosa le gomme Michelin.

Le gomme francesi non funzionano sulla M1, ormai questo è evidente. Perchè? Perchè al contrario delle Bridgestone, dure e prestazionali ben oltre la durata di un GP, queste si usurano in maniera precoce…Spesso in maniera precoce e anomala in realtà.

La M1 di Rossi e Vinales, forse a causa di un elettronica non all’altezza e forse a causa di una ciclistica che non sa sfruttare le coperture francesi, tritura le gomme quando ha grip e quando l’asfalto è caldo fatica a sfruttarle generando tanto spin che poi deve essere corretto dalle strategie elettroniche.

Come uscire dalla crisi? Valentino ha invocato una “rivoluzione” in stile Furusawa, ovvero un qualcosa di radicale. Iwata, di fatto, non ha risposto.

Il nuovo motore sostanzialmente è stato bocciato da Rossi mentre Vinales non sembra in grado di giudicarlo. La M1 versione 2019 non sarà presente a Valencia per i primi test…2019 e questo mostra un ritardo al progetto mentre, al contrario, se si vuole rimontare su Honda e Ducati bisognerebbe anticipare il progetto 2019 abbandonando una ormai perdente moto 2018.

Il ritardo della M1 2019 mi fa sorgere un dubbio?

Yamaha ha davvero voglia di reagire?

Le vendite nei mercati di riferimento (leggasi lontano est…) vanno più che bene grazie al valore del brand (che è indipendente dalle vittorie e dalle sconfitte) e grazie al brand Valentino Rossi che da quelle parti, al pari di Marquez, spopola.

Se vendi quindi, perchè spendere milioni per vincere quando la vittoria aggiungerebbe davvero poco ai tuoi dati di vendita?

Guardiamo qui a casa nostra. La Ducati Panigale V4 pur non avendo mai corso vende tanto, ma tanto di più della Kawasaki ZX-10R che domina da anni. L’ Aprilia RSV4 che ha dominato per anni la WSBK ha sempre venduto poco, anche durante il suo leggendario dominio firmato Biaggi. Ferrari sbriciola record di vendite, eppure non vince in F1 dal 2007…

Quindi vincere aiuta le vendite? No. Aiuta le vendite avere un brand forte e Yamaha lo è, con o senza vittorie.

Questa riflessione suona strana a noi appassionati, ma gli amministratori delegati delle aziende non guardano le corse, loro guardano i numeri…Per loro 46 e 93 sono numeri senza alcun significato in effetti.

 

MOTOGP: IN TAILANDIA VINCONO LA NOIA E MARQUEZ. YAMAHA RINATA? FORSE…

A causa delle gomme Michelin, incapaci di coprire tutta la durata della gara neppure con la mescola più dura, abbiamo assistito ad un GP di si e no 4 giri.

Emozionante durante le ultime tornate quanto veramente noioso prima di arrivare al finale. Sia Marquez che Dovi, sapendo del limite delle gomme, non hanno spinto e questo ha creato un gruppo in fila non compatto, uno spettacolo piuttosto raro per questa MotoGP, più simile a quello che si vede spesso in Moto3.

La gara è stata tattica, pochi sorpassi con tutti in attesa del finale per provare a sferrare l’attacco decisivo. Il finale è stato al contrario vivace ed emozionante con Marc e Dovi impegnati a darsele di santa ragione come accade ormai dal passato anno, con una differenza:

Dovi ha fatto il Marc mentre il 93 ha fatto il ducatista a livello di strategie! Il demoniaco spagnolo con l’età ha messo su anche testa e ora appare quasi del tutto non battibile. Non esagera più in gara ed anche in prova si concede meno test contro l’asfalto ultimamente.

La vittoria di MM93 chiude un mondiale che non è mai stato realmente aperto in verità.

In Tailandia abbiamo rivisto le Yamaha con Vinales 3°, Rossi 4° e Zarco 5°. Rinascita o fuoco di paglia? Difficile, molto difficile dirlo.

Il ritmo è stato blando e questo, probabilmente, ha permesso alle 4 cilindri di Iwata di stare con Honda e Ducati, detto questo sicuramente il miglioramento rispetto alle passate gare c’è stato anche se la lotta per la vittoria tra Marc e Dovi non è mai stata seriamente in discussione dal duo in blu che ad un certo punto si è riavvicinato solo perchè li davanti lottavano senza pensare al futuro.

Capitolo Rossi. Valentino si è portato anche al comando durante le prime battute “illudendo” quando però il ritmo era molto alto, per il resto gara senza infamia e senza lode per VR46 che ha portato a casa punti importanti per difendere il 3° posto in campionato (Vinales 4° dista 26 punti).

Grande assente suo malgrado Jorge Lorenzo. Jorge volato in prova a causa di un guasto tecnico (2° guasto tecnico per JL99 dopo quello ai freni del Qatar) ha deciso giustamente di non correre tuttavia la vicenda non è chiusa. Non è chiusa perchè Ducati pur ammettendo il guasto tecnico non ha specificato la natura del problema che ha causato il bruttissimo volo che abbiamo visto.

In classifica generale Marquez è sempre più leader con 271 punto contro i 194 di Dovi quando abbiamo ancora a disposizione 100 punti (4 gare).

Valentino Rossi è terzo con 172 punti nonostante nessuna vittoria. Vinales è quarto con 146 e nessuna vittoria. Jorge Lorenzo è 6° con 130 punti e 3 vittorie all’attivo (3 vittorie come il Dovi).

Da notare che Marquez con 7 vittorie supera la somma delle vittorie di Dovi, Rossi, Vinales e Lorenzo. Un dominio netto da parte di MM93.

 

 

PERCHE’ FENATI VA SQUALIFICATO A VITA. LE CONSIDERAZIONI A FREDDO.

Il gesto di Romano Fenati ai danni di Manzi ha superato (e di molto) il normale agonismo, anche quello più spinto, che si sviluppa durante una gara di moto.

Fenati ha deliberatamente cercato di far cadere il rivale con una manovra premeditata (lo ha affiancato, guardato, ha sollevato il suo braccio sinistro e con la mano ha cercato la leva del freno al fine di farlo cadere premendo la leva con una pressione di 21 bar. Fonte: telemetria della moto di Manzi) e francamente a causa di questa premeditazione le due giornate di squalifica sono troppo poche.

Cal Crutchlow ha suggerito la squalifica a vita in conferenza stampa per Romano e, effettivamente, è la soluzione più sensata.

Ma perchè è la soluzione più logica?

Perchè Romano Fenati è un recidivo. Quando correva in Moto3 diede un calcio ad un rivale, un gesto plateale quanto pericolo ed oggi questo. La manovra su Manzi ci porta ad una considerazione ben più profonda del gesto stesso:

Fenati è in grado di controllare l’agonismo in pista? Oppure non riesce ad evitare che l’agonismo diventi rabbia violenta?

Un pilota con problemi di rabbia è un pilota pericoloso per se e per gli altri e per questo andrebbe squalificato in maniera permanente.

La rabbia violenta è recidiva nei soggetti più esposti, si impara a gestirla attraverso la terapia ma non viene debellata del tutto e questo è il caso di Fenati che sicuramente nella vita “normale” è una bravissima persona ma è sicuramente un pilota che fatica a gestire le proprie emozioni avendo dei veri e propri momenti di black out.

A questo punto viene da chiedersi: perchè il team VR46 lo ha licenziato nel bel mezzo della stagione? Cosa vogliono dire le parole di Rossi “Fenati è stata una sconfitta perchè non siamo riusciti a gestirlo?”. Dopo l’episodio di oggi, che possiamo definire rivelatore, capiamo che Fenati già all’interno del VR46 aveva manifestato problemi di rabbia ben oltre l’agonismo.

Romano è ancora molto giovane e con la terapia adatta potrebbe risolvere gran parte dei suoi problemi legati ai sentimenti più estremi. Detto ciò la squalifica di appena due gare non lo aiuta, troppo lieve per colpire il pilota li dove ha sbagliato. Troppo lieve perchè non coglie il reale problema del pilota italiano e lo punisce come se avesse fatto un entrata dura durante un sorpasso causando la caduta del rivale.

Domanda: e se Manzi in seguito a questa sconsiderato gesto di Fenati avesse riportato danni permanenti oppure fosse morto? Manzi solo per fortuna e prontezza di riflessi non è caduto a 217km/h,

Si indagava per tentato omicidio?

La Dorna si è dimostrata ancora una volta debole e poco coerente con la punizione. Mi aspetto un licenziamento da parte del team e la rottura del contratto di MV Agusta dato che Fenati sarà loro pilota nel 2019 in Moto2, ironia della sorte, proprio al fianco di Manzi.

Cuzari, boss di Forward, ha preferito conservare la calma: “valuteremo a freddo cosa fare per il prossimo anno”. Più diretto (ovviamente) Manzi: con Fenati ho chiuso e del prossimo anno parleremo con Cuzari e MV Agusta molto presto.

E’ LORENZO IL MIGLIOR DUCATISTA DALLA FIRMA DI…PETRUCCI E DOVIZIOSO.

Ironia del destino da quando Petrucci e Dovizioso hanno firmato per andare a formare la coppia Ducati factory nel 2019 il miglior pilota in sella alla rossa bolognese è stato proprio il “cacciato” Jorge Lorenzo.

Lo spagnolo che si fregia del 99 nelle ultime 4 gare (ovvero dalla firma dei Petrucci, avvenuta proprio al Mugello), ha ottenuto 2 vittorie, un settimo e un sesto posto.

Peggio di lui ha fatto Andrea Dovizioso, per il Dovi un secondo posto (Mugello), un ritiro, un 4° e un 7° posto.

Il confronto diretto tra Jorge e Andrea vede prevalere quindi il 5 volte campione del mondo per 3 a 1.

Sempre peggio di Lorenzo ha fatto il neo “assunto” Danilo Petrucci. Per Petrux un 7°, un 8°, un ritiro e un 4° posto.

Anche in questo caso Lorenzo vince la sfida diretta per 3 a 1.

A livello di punti Lorenzo ha ottenuto nelle ultime quattro gare un totale di 69 punti contro i 70 di Marquez e i 63 di Rossi risultando per appena 1 punto il secondo miglior realizzatore delle ultime 4 gare.

YAMAHA: COLPA DEI PILOTI O DELLA MOTO? ANALISI DI UN INSUCCESSO.

La Yamaha non vince in MotoGP da oltre 1 anno (Assen 2017), di chi è la colpa? Degli ingegneri o dei piloti? Analizziamo la peggiore striscia di insuccessi da quando Iwata corre in MotoGP.

Partiamo dai piloti.

Valentino Rossi è secondo in classifica generale grazie ad un mix di meriti propri e fortuna. Più di una volta i piloti che precedevano il Dottore sono caduti “regalando” al 46 podi e punti, mentre altre volte Valentino ha sfruttato la propria esperienza per cogliere importanti piazzamenti senza correre particolari rischi come il 2° posto del recente GP di Germania. L’ultima vittoria Yamaha è la sua.

Rossi non lotta per il titolo dal 2015 e da diverse stagioni non riesce ad essere più incisivo durante l’intero arco di un campioanto alternando ottime prestazioni aggressive e momenti di retrovia che vanno avanti da quando è tornato in Yamaha dopo il periodo buio di Ducati.

Da quando è compagno di Maverick Vinales ha vinto meno del suo collega di team ottenendo una sola vittoria contro le tre dello spagnolo (tutte nel 2017). Se Yamaha è in crisi di certo Valentino non brilla per risultati ottenuti, anche quando Yamaha era al top da compagno di team di Lorenzo, ha spesso dovuto cedere il passo a Jorge che è infatti il pilota più vincente di Iwata dell’epoca recente.

Maverick Vinales è un rebus: autore di gare incredibili ad inizio 2017 si è poi spento quando Yamaha ha deciso di cambiare telaio su indicazioni di Rossi e da allora alterna buone prestazioni e risultati mediocri. Maverick non sembra in grado di reagire ai problemi della M1, è un pilota parecchio istintivo che usa poco la testa: se la moto è ok, lui è veloce, viceversa non lo è. Ha vinto un titolo in Moto3 ed ha fatto una ottima stagione in Moto2 per poi passare in MotoGP, è sicuramente un pilota di talento ma forse non è un vincente a questo punto della sua carriera non è ancora un vincente.

A questo punto la domanda è: Rossi e Vinales sono piloti in grado di competere per il titolo iridato?

Analizziamo la Yamaha M1. La 4 cilindri in linea di Iwata, perso Lorenzo, è diventata una moto lenta, goffa e mangiatrice di gomme dopo essere stata la regina delle moto equilibrate e facili da guidare. Cosa è successo? Gli ingegneri sono diventati improvvisamente stupidi oppure manca un pilota in grado di indirizzare lo sviluppo?

Durante il periodo Lorenzo/Rossi Valentino attingeva spesso ai set up dello spagnolo (i dati erano in condivisione). E’ il periodo del “miracolo del warm up”, andato via Lorenzo il miracolo della domenica mattina è svanito, e non può essere un caso. Mentre la Ducati è diventata una moto “facile e vincente” dopo l’arrivo di Jorge a Borgo Panigale, anche in questo caso i fatti non lasciano spazio ai dubbi: il merito è del 99.

Deduciamo quindi che alla Yamaha manca la figura del pilota/collaudatore alla Lorenzo e che probabilmente gli manca un pilota vincente alla…Lorenzo, ovvero un pilota in grado con la sua guida precisa e martellante di battere Marquez.

Tuttavia c’è da chiedersi? Marquez con la Yamaha M1 vincerebbe? Probabilmente si. La Honda RC213V, tolto Marc, è una moto poco più che mediocre, dietro a Yamaha e Ducati per risultati complessivi.

Quindi possiamo ragionevolmente dedurre che alla Yamaha in questo momento manca forse più il pilota che la moto. Infatti un pilota dal talento superiore è sempre in grado di sopperire alla mancanze delle moto. Marquez e Stoner lo hanno mostrato.

di G.P.

CHE FINE HA FATTO DANILO PETRUCCI?

Cosa sta succedendo a Danilo Petrucci? Il pilota di Terni, dopo aver firmato con il team Ducati Factory, ha avuto un crollo prestazionale che è coinciso con la “rinascita” di Jorge Lorenzo, ironicamente il pilota che andrà a sostituire.

Danilo arrivava, prima del Mugello, dal 4° posto del GP di Spagna e dall’ancora più convincente 2° posto del GP di Francia salvo poi crollare dopo la firma, che è avvenuta proprio in terra di Toscana.

Il pilota del team Ducati Pramac ha chiuso 7° senza mai lottare sino in fondo per il podio con Dovi e Rossi. Ha chiuso 8° al Montmelò una gara anonima. E’ andata ancora peggio ad Assen costretto al ritiro a causa di una caduta mentre stava conducendo una corsa priva di spunti interessanti.

Al contrario Lorenzo ha vinto al Mugello grazie ad una prestazione convincente, si è ripetuto al Montmelò con una gara ancora più solida ed ha chiuso 7° al Mugello dopo aver condotto il gruppo e dopo aver realizzato una delle migliori partenze della storia della MotoGP quando dal 10° posto in griglia si è presentato 2° alla prima curva e 1° alla fine del primo giro.

Cosa è successo a Danilo quindi? La firma del contratto, alla soglia dei 28 anni, lo ha appagato oppure lo ha semplicemente distratto?

Curiosamente anche le prestazioni di Zarco, dopo la firma con KTM, sono andate a peggiorare senza un apparente motivo tecnico. I due piloti sono già con la testa al 2019?

Situazioni del genere sono frutto di un mercato, quello della MotoGP, che vive e si evolve senza regole e che forse (come accade nel calcio) andrebbe regolamentato?

Tuttavia se così fosse, perchè le prestazioni di Lorenzo dopo la firma con Honda-HRC sono addirittura migliorate? Il 99 ad Assen a tratti è stato addirittura aggressivo prima con Marquez e poi con Dovi per difendere e riconquistare la posizione! Il mercato non ha distratto Lorenzo forse perchè più forte di test rispetto a Petrucci e Zarco.

Sicuramente a Borgo Panigale la situazione non deve essere delle più serene con il futuro (Petrucci) che arriva dietro, e di molto al passato (Lorenzo).

MOTOGP: DANI PEDROSA VERSO IL RITIRO. ANNUNCIO AL SACHESENRING.

Secondo alcune indiscrezioni piuttosto attendibili Dani Pedrosa al Sachesenring annuncerà il proprio ritiro.

Evidentemente l’offerta che gli è arrivata dal nuovo team SIC Petronas Yamaha non è stata tanto interessante da convincerlo ad imbarcarsi in una nuova avventura (ingaggio basso? moto non ufficiali? Progetto anche acerbo? Probabilmente non lo sapremo mai).

Il 3 volte campione del mondo, dopo una intera carriera in Honda e autore sino a questo momento di una stagione di basso profilo, nel 2019 verrà sostituito da Jorge Lorenzo in uscita da Ducati.

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