MOTOGP E SUPERBIKE: ECCO GLI ORARI PER SEGUIRLE SU SKY E TV8.

Week end fitto di motori quello che ci apprestiamo a vivere: la Formula 1 va in Cina, la MotoGP va negli USA e la Superbike fa visita ai Paesi Bassi per il 4° round ad Assen. Ecco una rapida guida agli orari per non perdersi le gare!

La Superbike, come ormai di consueto, inizia il sabato con la Race 1 che andrà in onda in diretta su SKY MotoGP e TV8 alle 14.

Sempre la Superbike tornerà domenica con la Superpole Race delle 11 (sempre su SKY e TV8) per poi chiudere il programma con la Race 2 alle 14 che potremo vedere in diretta sempre su SKY MotoGP e TV8.

La MotoGP correrà invece domenica sera alle 21 in diretta su SKY MotoGP e alle 22.30 in differita su TV8.

WSBK: RISULTATI FP1 | BENE REA. SORPRENDE LA BMW CON SYKES!

Il week end della superbike, una volta tanto, non si apre sotto il segno della Ducati e di Bautista! Le prime prove libere di Assen infatti hanno visto primeggiare Rea che si è messo in testa sin da subito nonostante una temperatura di soli 6 gradi e un asfalto freddissimo.

Le Ducati di Bautista (4°) e Davies non sono parse molto incisive ed in particolare Alvaro è parso decisamente attendista forse frenato dalla possibilità di cadere e pregiudicare il week end. Lo spagnolo, se così fosse, ha fatto bene dato che devono essere gli altri a prendersi dei rischi, Rea in primis.

Apriamo il capitolo BMW. La nuova S1000RR sotto le mani di Sykes migliora gara dopo gara, turno dopo turno ed è veramente solo lontana parente di quella moto nervosa e carente di cavalli come di elettronica vista all’esordio in Australia. Certo i cavalli ancora non sono al top ma ciclistica ed elettronica ora lavorano insieme e non l’una contro l’altra. La sensazione è che molto presto arriverà il primo podio per Tom, forse già qui ad Assen.

Ottimo 2° posto per l’idolo di casa della Yamaha Van Der Mark che porta la sua R1M in prima fila virtuale mentre il suo compagno di team Lowes cade (prima caduta stagionale). Caduta anche per Leon Camier. La Honda CBR1000RR non va neppure a spingere ed il britannico si ritrova spesso a forzare prendendosi dei rischi che forse non dovrebbe prendere dato che non sta lottando ne per la vittoria, ne per una posizione importante in classifica finale.

LA DUCATI V4R CAMBIERA’ LA SUPERBIKE COME ACCADDE CON LA 916.

Quando a fine 1993 Ducati, allora di proprietà di Cagiva, presentò la 916 gli appassionati rimasero da un lato a bocca aperta e dall’altro sbigottiti, la moto era (ed è ancora) di un bellezza folgorante! Corta, stretta, compatta, affusolata, penetrante nelle linee eppure allo stesso tempo elegantissima e aggressiva grazie al lavoro di Sergio Robbiano (già padre della Cagivo Mito EV ed in seguito della Bimota 500V2) e Massimo Tamburini. Ma il bello per la 916 doveva ancora arrivare…

Carl Forgaty, allora pilota ufficiale Ducati, la descrive come una vera moto da corsa, lontanissima dalla 888 che sostituisce. La 916 è rigida, reattiva, difficile da guidare, manca forse di cavalli ma recupera in agilità. I cavalli arriveranno grazie all’aumento di cilindrata a 955 (anche se nominalmente la moto si chiamerà sempre 916, ovvero la cilindrata del modello originale). La 916 è destinata, secondo gli esperti, a cambiare il mondo delle corse per derivate ed il concetto di sportiva stradale…E infatti lo farà.

Arriva grazie a Fogarty il titolo al debutto nel 1994. Il britannico si ripete dominando la stagione 1995 distribuendo distacchi che si misurano in decine di secondi. Nel 1996 è la volta di Troy Corser portare in trionfo la moto bolognese che si ripete ancora con Fogarty nel 1998 e nel 1999. Passa nelle mani di Troy Bayliss nel 2000 e nel 2001 arriva il primo titolo del fortissimo (e amatissimo) australiano che lo sfiora nuovamente nel 2002, ultimo anno di competizione per questa grandissima moto progettata, tra gli altri, anche dal geniale Massimo Bordi. La 916 otterrà decine e decine di titoli anche a livello nazionale vincendo in Italia, BSB inglese, AMA SBK negli USA. Senza contare i titoli a livello amatoriale sparsi in tutto e senza contare i titoli della “piccola” gemella 748SP/SPS/R nelle gare riservate alle moto di classe supersport.

Grazie alla 916 la superbike è effettivamente cambiata con i giapponesi “costretti” a sfoggiare le armi pesanti come VTR-SP (Honda) e OW-02 YZF-R7 (Yamaha) ora a distanza di 25 la superbike sta cambiando di nuovo grazie ad un altro moto bolognese: la V4R.

La V4R è da considerarsi a livello storico/tecnico l’erede della 916. Tutte e due le moto ridefiniscono lo standard tra le moto stradali sportive estreme alzando l’asticella e tutte e due hanno alzato il livello agonistico in WSBK grazie a pilota del calibro di Fogarty e di Bautista. Oggi come allora i giapponesi (peccato manchi Aprilia…) dovranno creare una moto seguendo lo standard della V4R e del suo motore derivato dalla GP15 usata da Ducati in MotoGP.

Oggi come allora la rossa è criticata perchè “costa troppo”, perchè è un “prototipo di serie”, perchè “aiutata dal regolamento”. Cambiano gli accusatori, ma non le accuse anche se sono passati 25 anni.

La V4R costringerà i giapponesi a sfruttare la loro esperienza in MotoGP e la Superbike, grazie a questo, tornerà grande come a metà degli anni 90 quando la corsa alle prestazioni ha portato gare molto tirate e spettacolari e di riflesso moto stradali sempre più potenti, leggere e dotate di elettronica attiva/passiva al fine di migliorare la prestazione come la sicurezza.

E’ iniziata la seconda grande rivoluzione in WSBK amici.

DUCATI V4R: ECCO PERCHE’ STRAVINCE (CON BUONA PACE DEI GIAPPONESI)

Al limite del regolamento. Oltre il regolamento. Secondo i critici, Kawasaki in testa, la Ducati Panigale V4R che sta dominando il campionato con Bautista non rispecchia ne il regolamento morale, ne il regolamento tecnico. Cosa c’è di vero dietro le accuse della casa nipponica?

Purtroppo per loro. Assolutamente nulla.

La Ducati Panigale V4R rispecchia al 100% sia il regolamento che lo lo spirito della WSBK (regolamento morale). Ducati ha creato una modo dedicata alla superbike come in passato aveva fatto con la 851, la 888, la 916, la 999, la 1098 e la Panigale R. In passato anche i giapponesi hanno creato moto appositamente per competere, basti pensare alle bellissime Honda RC45 e Yamaha R7 quindi lo spirito della WSBK è assolutamente salvo ed è sbagliatissimo a livello storico criticare la V4R. Chi lo fa non solo dimostra di non conoscere il regolamento ma dimostra anche di non conoscere la storia del campionato riservato alle derivate.

La Ducati Panigale V4R non rispecchia lo spirito perchè deriva da una MotoGP! Falso. Il motore deriva dalla Ducati GP15 da MotoGP è vero, ma elettronica e ciclistica no. La ciclista per schema concettuale deriva dalla V4/V4S che sono nate prima della V4R e che non sono omologate per correre. Vi faccio notare un fatto storico/tecnico amici lettori: in passato con la R7 Yamaha sfruttò l’esperienza della YZR500 per creare la bellissima ciclistica della moto che ha fatto nascere il mito di Haga. Sempre Yamaha per prima ha portato in WSBK il motore a scoppi irregolari della M1 da MotoGP con la R1 del 2009 (titolo al debutto con Ben Spies) quindi Ducati non è certo la prima casa a sfruttare l’esperienza accumulata in MotoGP. Anche Aprilia lo ha fatto creare la sopraffina ciclistica della RSV4 per esempio.

La Ducati Panigale V4R, così come Yamaha R1M e Kawasaki ZX-10RR, è in libera vendita presso i dealer ufficiali e può essere acquistata da tutti noi (portafoglio permettendo) quindi non si tratta di una moto creata per correre e poi messa in vendita, la moto era ordinabile ancor prima del’inizio del campionato previo deposito minimo del 10% (4.000 euro, lo so perchè mi ero informato) . Al contrario in passato era difficile acquistare, se non si avevano le conoscenze “giuste” moto come Honda RC45 e Yamaha R7 oggi rarissime persino nel mercato dei collezionisti.

Perchè la V4R stravince? La risposta va ricercata, come sempre quando si parla di corse, in un mix di fattori. Bautista la guida come fosse una MotoGP perchè in effetti a livello di “sensazioni” è una MotoGP depotenziata ed inoltre Alvaro è un pilota molto veloce che in MotoGP non ha mai trovato la moto giusta al momento giusto, quindi il binomio moto/pilota risulta imbattibile in realtà più che la moto. Rispetto ai piloti “standard” della WSBK lo spagnolo forza il ritmo sin da subito perchè in MotoGP si martella il cronometro dall’inizio alla fine se non vuoi prendere vagonate di secondi da Marquez & soci.

Il progetto Ducati rispetto a Kawasaki e Yamaha è più giovane e non di poco. La ZX-10RR concettualmente nasce nel 2012 e da allora è stata affinata e aggiornata ma di base la moto è sempre quella con il suo 4 cilindri a scoppi tradizionale. La Yamaha R1M, pur essendo più giovane della ZX-10RR, non è mai stata realmente competitiva vantando una manciata di vittorie arrivate spesso per eventi casuali (leggasi fortuna). Non parliamo neppure della Honda CBR1000RR il cui progetto, ma competitivo, affonda le radici a 10 anni fa. Kawasaki quindi più che lamentarsi dovrebbe progettare una moto completamente nuova dato che ha sia il potenziale economico che quello tecnico per farlo così come ha fatto la BMW con la nuova S1000RR che nella Race 1 di Aragon ha dato del filo da torcere persino a Rea e alla ZX-10RR (e la moto bavarese può solo migliorare. E lo farà).

La superbike deve tornare alle moto stock, basta moto da corsa omologate! Questa frase, tanto in voga di recente, non ha senso. La Ducati 916 del 1994 poteva essere elaborata più, anzi decisamente di più della attuale Panigale V4R. Ricordiamo che la 916, per regolamento, poteva avere addirittura usare i freni in carbonio (!) e il forcellone in magnesio, elementi di certo non presenti nella moto di serie…La potenza della bicilindrica bolognese in versione WSBK superava di circa il 40% quella della versione commerciale (916SP), mentre nel caso della V4R la differenza è sotto al 20% dimostrando come l’attuale creatura di Borgo Panigale sia più vicina alla produzione di serie rispetto addirittura alla 916 che è il simbolo, indiscusso, della superbike.

Di fatto, con buona pace dei detrattori (forse più giusto chiamarli ignoranti) le superbike attuali sono quasi stock nel senso più stretto del termine. Vanno forte perchè le moto di serie vanno molto forte. Costano troppo?

Anche qui, assolutamente no. Una Ducati Panigale V4R del 2019 con motore derivato dalla MotoGP costa 40.000 euro, una Ducati 999R del 2003 costava 30.000 euro…La V4R costa quasi “poco” per quello che da in realtà se la paragoniamo con la 999R o anche con la 916SP/SPS/R che costava anche il doppio rispetto alla concorrenza nipponica.

CARI GIAPPONESI ORA TOCCA A VOI REAGIRE. DUCATI HA LANCIATO UNA SFIDA.

Ducati “illegale”? Favorita dal regolamento e dalle scelte della Dorna? Ma non diciamo fesserie, a Borgo Panigale sono stati semplicemente geniali e hanno fatto la cosa più facile per tornare a vincere:

hanno sfruttato l’esperienza della MotoGP per creare la V4R ottenendo una moto stradale, e in libera vendita, che soddisfa tutti i requisiti di omologazione.

La domanda non è perchè la Ducati lo ha fatto, la domanda è: perchè non lo fanno anche i giapponesi? Honda potrebbe benissimo prendere il motore della RC213V di Marquez e schiaffarlo dentro un telaio dedicato e far costare il tutto sotto 40.000 euro. Suzuki potrebbe benissimo sfruttare la piattaforma della GSX-RR di Rins, Yamaha potrebbe creare una nuova R1 fortemente derivata dalla M1 di Rossi e Vinales e Kawasaki ha un potere economico così sconfinato da poter creare anche una MotoGP omologata solo per correre in WSBK!

A mio modo di vedere il modo più facile ed economico per creare una moto superbike vincente è partire dalla MotoGP come gli stessi giapponesi in passano hanno fatto quando Yamaha ha creato la R7 OW-02 sfruttando la ciclistica della YZR 500 e sempre i Yamaha quando ha creato la prima R1 a scoppi irregolari campione del mondo con Ben Spies nel 2009.

La verità è che Ducati è stata assolutamente geniale e piuttosto che criticare bisogna fare i complimenti a Borgo Panigale con Dall’Igna in testa. E’ stato il geniale ingegnere veneto a portare ordine dentro Ducati e sempre lui ha voluto la “fusione” dei progetti MotoGP e WSBK per condividere idee ed esperienze.

Cari giapponesi ora tocca a voi! Avete il potenziale per eguagliare e battere la V4R. A voi la prossima mossa.

PERCHE’ BAUTISTA E LA DUCATI HANNO STRAVINTO: IL MOTORE? NO.

Per Rea il vero segreto della Ducati V4R è nel motore, è grazie a quello se il distacco complessivo delle tre gare si misura in decine di secondi e non in centesimi. Il 4 volte campione del mondo ha ragione? No.

La Ducati non è una moto nettamente superiore alla Kawasaki, basti vedere i piazzamenti di Davies e di Rinaldi. Chaz ha sempre lottato contro Rea e spesso lo ha anche battuto ma dove era a Phillip Island? Indietro, molto indietro, eppure la sua V4R è identica a quella di Bautista. E Rinaldi? Il pilota del team Barni avrebbe dovuto lottare per 5°-7° posto almeno dato il potenziale teorico della moto bolognese ma tutti sappiamo che non è andata così.

E allora davvero la Ducati è così superiore come dice Rea? La risposta va ricercata non tanto nella moto ma in chi la guidava, quindi Alvaro Bautista.

Lo spagnolo, ex MotoGP, è un pilota veloce che non ha mai potuto realmente dimostrare il suo potenziale tra i prototipi pilotando moto non di prima fascia. Non siete in accordo con questo pensiero? Allora perchè quando ha avuto sotto al sedere la Ducati GP19 ufficiale come sostituto di Lorenzo a Phillip Island l’anno scorso ha duellato addirittura con il Dovi che conosce quella moto come le sue tasche sfiorando addirittura il podio? Semplice, perchè Alvaro, ex campione del mondo 125 e ottimo pilota di 250, va forte. Va forte di testa prima che di polso.

Mi spiego.

Nella Race 1 e nella Race 2 ha impresso sin da subito il suo ritmo martellando il cronometro con una partenza veloce quanto feroce, una partenza in stile…MotoGP. In MotoGP i primi metri sono determinati, o parti forte o rischi di arrivare fuori dalla top 10 dato che li davanti gente come Marquez, Dovi, Lorenzo, Rossi e Vinales pestano forte sin da subito senza tanta pretattica o attesa. Bautista non ha fatto altro che portare con se questo modo di correre anche in WSBK prendendo in contropiede tutti, Rea compreso. Il dominatore delle ultime quattro stagioni, ammettiamolo, ha avuto la vita sin troppo facile armato di una moto perfetta e alle prese con una Panigale V2 piuttosto facile da battere carente di cavalli come era. Questa facilità lo ha “viziato” e “impigrito” dato che, in pratica, poteva gestire gli avversarsi sin da subito…Ora Rea ha trovato un avversario diverso, più aggressivo, più feroce e meno strategico nella gestione della gara.

Mettete Dovi sulla V4R e avrete lo stesso risultato, mettete Marquez e avrete un risultato ancora migliore perchè i piloti da MotoGP sono abituati a sfide di altissimo livello ogni domenica alle prese con avversari tosti che non ti perdonano nulla e moto non sempre facili da guidare e settare. Spiace dirlo ma in questi ultimi anni i piloti della WSBK, forse anche a causa del dominio di Rea, hanno “rallentato” e Phillip Island lo ha dimostrato in maniera anche brutale.

Solamente questione di attitudine quindi? No. Bautista guida in maniera diversa rispetto a Rea e anche rispetto a Davies, disegna linee molto strette, apre presto il gas, la moto è meno piegata, preferisce staccare un filo prima e lanciare la moto dentro le curve piuttosto che piantarla in frenata e ripartire come spesso fa il numero 1 della Kawasaki. La V4R, dal canto suo, si lascia condurre in questa maniera con una facilità disarmante come fosse stata concepita appunto per l’ex pilota MotoGP.

Lo stradominio australiano della Ducati non è solo frutto del motore come sostiene Rea ma del pacchetto moto/pilota che in terra australiana è stato praticamente perfetto e inoltre, giusto farlo notare, mentre la V4R è figlia di un progetto nuovo, la ZX-10RR è un progetto ormai datato che nel corso degli anni è stato affinato ma mai stravolto. L’anzianità della ZX-10RR e le prestazioni della V4R hanno scavato il gap, totalmente inaspettato, che abbiamo visto oggi.

ROSSO ITALIANO. LA DUCATI V4R DISINTEGRA LA ZX-10RR GRAZIE A BAUTISTA.

Ducati 3 – Kawasaki 0 dopo il primo week end di Phillip Island in Australia.

Vittoria con un margine di 15 secondi nella Race 1, vittoria nella gara sprint dopo un duello acceso quanto spettacolare con Rea, vittoria netta, anzi nettissima nella Race 2 della domenica pomeriggio (mattina in Italia).

Alvaro Bautista e la nuova Ducati V4R hanno letteralmente battuto, annichilito, disintegrato la Kawasaki ZX-10RR e il 4 volte campione del mondo Rea. Impressionate il motore del V4 italiano capace di girare, di serie, oltre i 16.000 giri, impressionate la stabilità della moto, i tempi della “difficile” Panigale V2 sembrano lontani anni luce e parliamo di una moto, la V4R, ancora al 70% del proprio sviluppo contro una moto, la ZX-10RR assolutamente matura a livello tecnico. Insomma, il bello deve ancora venire per Ducati mentre il brutto (il brutto vero…) deve ancora venire per gli avversari.

Phillip Island pista amica di Ducati? Si. Storicamente si ma il dominio di Bautista non è sembrato frutto del fattore pista, in realtà lo spagnolo ha guidato in maniera molto pulita (da ex ottimo pilota di 250GP quale è stato…) e non è mai parso realmente al limite, quindi viene da chiedersi dove sia il suo limite e quello della moto.

Alvaro ha vinto al debutto, impresa riuscita solamente ad un altro pilota anche lui ex MotoGP (e forse non è un caso…): Max Biaggi nel 2007 a bordo della Suzuki GSX-R del team Alstare. Le sue vittorie sono parse facili nonostante lo spagnolo conosca ancora poco le gomme Pirelli e si debba adattare ancora, giocoforza, ai freni in acciaio in luogo di quelli in carbonio.

Le vittorie della Race 1 e della Race 2 sono state a dir poco prepotenti con Bautista in grado di scappare sin dalle prime curve con una facilità sconosciuta al mondo del motociclismo moderno (dobbiamo tornare indietro agli 90 per vedere tali distacchi in WSBK grazie a Fogarty e alla Ducati 916).

I RECORD. Lo spagnolo regala alla Ducati la prima, storica, vittoria di un motore 4 cilindri in WSBK e regala alla Panigale V4R il primo successo, regala a se stesso la prima vittoria in WSBK e la prima tripletta.

DOMINERA’ IL MONDIALE 2019? Presto per dirlo. Alvaro è sempre andato forte a Phillip Island, basti pensare che in MotoGP il passato anno, come sostituto di Jorge Lorenzo, ha battagliato a lungo con Andrea Dovizioso sfiorando il podio a bordo di una moto, la GP19 ufficiale, praticamente sconosciuta. La Ducati è sempre andata forte in Australia con tutti i modelli, dalla 916 alla Panigale V2, pensiamo alla doppietta di Melandri l’anno scorso. Sicuramente lotterà per il titolo ma da qui a vincerlo con tale facilità…Rea e la Kawasaki reagiranno molto presto e attenzione pure a Leon Haslam che è tornato nel mondiale molto motivato e concentrato dopo l’esperienza vincente nel BSB inglese vinto sempre su Kawasaki ZX-10RR.

WSBK: DUCATI LANCIA LA SFIDA ALLA KAWASAKI E A REA. MA BASTERA’?

Ducati, con la presentazione ufficiale dell V4R e di Bautista oltre che del confermato Davies ha lanciato la sfida alla Kawasaki e al quattro volte campione del mondo Rea. Basteranno un ex pilota MotoGP e un motore V4 accreditato di potenze stratosferiche a detronizzare il britannico? Difficile dirlo. Nei test di Jerez e Portimao la V4R è andata forte ma non sufficientemente forte, in definitiva non ha impressionato come era lecito aspettarsi.

Secondo il boss di Aruba Bautista e Davies si sono “nascosti”, ok…Ci sta. Ma se si fosse nascosto anche Rea? Il pilota Kawasaki ormai lo conosciamo bene, in gara spesso sembra in difficoltà salvo poi girare la manetta ancora un filo di più per vincere e spesso dominare interi week end.

La domanda non è tanto quanto sarà competitiva la V4R, la domanda più corretta è: abbiamo sino ad ora visto il limite di Rea e della ZX-10RR? Ad aggiungere ulteriori dubbio ci penserà Phillip Island, un tracciato che non racconta mai la “verità” e vede spesso vincere piloti che poi durante la stagione scompaiono progressivamente, su tutti Marco Melandri su Ducati, ma in passato anche Haslam su Aprilia.

Il mondiale, quello vero, inizierà a partire da Aragon, solamente l’Europa ci dirà a che punto è la Ducati Panigale V4R. Attenzione tuttavia a non sottovalutare la nuova BMW S1000RR che è apparsa subito veloce, e attenzione anche a Tom Sykes.

Tom ha saputo sviluppare la ZX-10RR che oggi domina grazie a Rea, è un fine collaudatore e un pilota in grado di dare il meglio di se quando il team lavora per lui ed è messo al centro del progetto.

La caccia a Rea è ufficialmente aperta.

SUPERBIKE LASCIA MEDIASET, IN CHIARO SUL CANALE SKY TV8 NEL 2019.

Come da programma, e non era certamente un segreto, Mediaset ha deciso di non rinnovare l’accordo con Dorna per quanto riguarda la WSBK preferendo puntare sulla Formula E (solo il tempo dirà se ha puntato sul cavallo giusto…).

La Dorna ha ceduto i diritti, per quanto riguarda l’Italia, a SKY che ha creato un palinsesto in chiaro, quindi visibile a tutti, sul canale TV8 che quindi a partire dal 2019 avrà MotoGP, F1 e WSBK diventando, in maniera quasi del tutto involontaria, il canale di riferimento in chiaro per gli appassionati di motorsport.

Il cambiamento porterà a un miglioramento del servizio? La risposta è scontata: si. Si perchè è davvero difficile fare peggio di Mediaset che durante il 2018 ha quasi trasmesso con “noia” le derivate.

Personalmente mi sarebbe piaciuto, amici, avere la possibilità di vedere le gare anche su una piattaforma dedicata come accade per la MotoGP in modo da avere immagini di qualità migliore e approfondimenti 24 ore su 24 ma non si può avere tutto e inoltre se la WSBK renderà a livello di gradimento su TV8 non è che non arrivi non dico un canale dedicato ma più attenzione da parte della redazione di SKY Motori.

 

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