ELETTRICO: NIENTE INCENTIVI IN ITALIA PER IL 2019. SIAMO IL TERZO MONDO…ELETTRICO.

Il sottosegretario del Ministero per lo Sviluppo Economico ha confermato che per il 2019 NON ci saranno incentivi per le auto elettriche.

La notizia lascia molto perplessi perchè in tutta Europa le nazioni più popolose come Francia, Germania, Regno Unito hanno un programma di incentivi diretti e indiretti per l’acquisto di auto elettriche e plug-in.

Come al solito amici lettori rimaniamo indietro, e non di poco rispetto al resto dell’Europa e del mondo che va verso una mobilità mista sino al 2040 ed elettrica/idrogeno/benzina ibrida dal 2040 in poi.

La notizia fa a pugni con la campagna elettorale di Di Maio (M5S) che aveva promesso addirittura 1 milione di auto elettriche (attualmente in Italia ne circolano solamente 7.600…) prima di formare il Governo con Salvini (Lega).

Triste da dire ma l’Italia è il terzo mondo elettrico.

TESLA MODEL 3 IN ITALIA: A PARTIRE DA 37.000 EURO CON SOLI 300KM DI AUTONOMIA.

La Tesla Model 3 è finalmente arrivata in Italia. L’entry level della casa americana costerà da noi 36.930 euro con prestazione assolute e di autonomia diciamo “poco interessanti”.

La base ha un solo motore elettrico e la trazione posteriore, un autonomia teorica di 300km e una velocità massima di 200km/h e uno scatto sullo 0-100km/h decisamente povero per essere una elettrica: 5.6 secondi. Siamo decisamente lontani dalla Model S.

Va meglio con la versione dual motor a trazione integrale che parte da 43.129 euro (il prezzo, giocoforza, inizia a salire). Qui abbiamo ben 500km di autonomia teorica, una velocità massima di 233km/h e uno scatto di 4.5 secondi.

Il prezzo aumenta se decidiamo di acquistare la versione Perfomance. In questo caso sono necessari ben 52.871 euro. L’autonomia è sempre di 500km, la trazione è sempre dual motor integrale e la velocità massima sale a 250km/h.

Al prezzo della vettura va aggiunto l’optional più richiesto, ovvero l’autopilot. Per installare l’assistente alla guida ci servono ben 4.428 euro.

La vettura, i cui interni sono molto spartani per i gusti europei, si presenta come una ottima entry level per il mondo Tesla ma cara per essere considerata la capostipite della elettrificazione di massa.

Consegne nel 2019 per chi l’ha ordinata in anticipo.

 

CNR: UNO STUDIO DIMOSTRA CHE UN AUTO ELETTRICA INQUINA PIU’ DI UN DIESEL.

Emissioni zero? Solo in teoria. Un auto elettrica inquina più di una vettura diesel e come una vettura a benzina, ma lo fa in maniera differente.

Come sosteniamo ormai da tempo noi di TheRaceMode se l’energia necessaria per alimentare le auto elettriche non viene creata a “impatto zero”, non possiamo parlare di veicoli a impatto zero per quanto riguarda l’ambiente.

Un recente studio ha dimostrato come i Paesi in via di sviluppo, India e Cina su tutti, bruceranno petrolio e carbone per produrre l’energia per alimentare le auto elettriche immettendo nell’atmosfera grandi quantità di CO2 peggiorando l’effetto serra.

Ora il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) dimostra, attraverso uno studio, che le vetture elettriche solo localmente non producono inquinamento e dimostra che durante il suo ciclo vitale una vettura “green” genera più CO2 di una moderna vettura alimentata a diesel e pareggia i valori di un moderno benzina.

In futuro, secondo il CNR, le vetture dotate di motore endotermico alimentate a benzina oppure diesel avranno un impatto sull’ambiente molto basso, pari quasi a zero grazie alla tecnologia e grazie allo studio sui carburanti, da quelli sintetici passando per i biocarburanti che abbattono le emissioni nocive del 90%.

Le auto elettriche, conclude la ricerca, saranno effettivamente a impatto zero quando verranno prodotte da stabilimenti a impatto zero e l’energia prodotta per il loro uso verrà prodotto da fonti naturali. Sino a quel momento l’impatto ambientale è identico a quello di una vettura alimentata a carburante di derivazione fossile.

A questo punta una domanda, come diceva qualcuno, sorge spontanea: chi c’è dietro il proliferare delle auto elettriche? Quali potenti lobby, forse legate al litio, stanno spingendo? Casualmente quando parliamo di batterie scopriamo che la Cina è il più grande estrattore di litio al mondo?

Esiste il caso nel mondo degli affari?

Avete mai visto gli spot americani del secolo scorso che invitavano i bambini a fumare sostenendo che era divertente e per nulla pericoloso?

ELETTRICO: UN “PIENO” PER L’AUDI E-TRON COSTA 47 EURO E GARANTISCE SOLO 400KM.

Quanto costa rifornire la nostra auto elettrica? Dipende. Dipende se stiamo usando una stazione power wall domestica, un punto di ricarica “base” o un punto di ricarica di tipo fast charge (che sono i dispositivi che permettono le ricariche rapide promesse dalle Case).

Concentriamoci su quest’ultimo tipo di ricarica.

Prima di tutto giova ricordare che in Italia, come anche in Europa, non vi è ancora una vera e propria “guida alla ricarica”. Mi spiego.

Alcune vetture elettriche, in vendita da anni, non supportano le ricariche di tipo fast charge e quindi i tempi ultrarapidi per le ricariche riguardano solamente le vetture che supportano questo tipo di servizio. Vale la pena ricordare che le auto che supportano le ricariche di tipo fast charge attualmente in commercio sono veramente poche, la stessa Tesla per esempio non supporta le ricariche da 150kW fermandosi a 120kW.

La nuova Audi E-Tron supporta la ricarica da 150kW per esempio, così come Jaguar che ha promesso di aggiornare la I-Pace per supportare questo tipo di servizio.

Noi possiamo anche collegare una presa da 350kW alla nostra vettura elettrica ma se la vettura non supporta tale servizio i tempi di ricarica saranno ugualmente lunghi quindi quando leggete:

“arrivano le ricariche fast charge per fare un pieno in 10 minuti” in realtà state leggendo una cosa non esatta. Se la nostra vettura gestisce massimo 150kW anche se noi la colleghiamo ad un punto da 350Kw avremo sempre una ricarica da…150kW.

In futuro le vetture supporteranno anche le ricariche ultra fast (credo e spero) ma attualmente per questioni tecniche non è così.

Ma quanto costa ricaricare la nostra Audi E-Tron con una colonna fast charge da 150kW?

La batteria della nuova vettura dei Quattro Anelli è dotata di una batteria da 95kW che garantisce, purtroppo, solamente 400km secondo il ciclo WLTP mentre il costo per singolo kW erogato è di 0,50 centesimi. A questo punto facciamo un rapido calcolo e scopriamo che il costo di un “pieno” è 47,5 euro.

Una cifra bassa che tuttavia non deve trarre in inganno perchè con 47,5 euro copriamo appena 400km teorici.

Per avere una stima reale dei costi in relazione ai km dobbiamo pensare ad un autonomia di 800km, ovvero due pieni. 800km ci costano 95 euro, poco più di un pieno da 60 litri di una vettura diesel che però garantisce tra 900 e 1000km teorici di autonomia.

Paradossalmente una vettura diesel costa…meno.

 

AUTO ELETTRICA: IN AUMENTO IL PREZZO DELLE BATTERIE…I SOLDI NON SONO MAI “GREEN”.

Le auto elettriche saranno pure green ma non sfuggono alla regola della domanda e dell’offerta:

hai bisogno di qualcosa? Allora devi pagare di più. Punto.

Così mentre Case cercano di convincere i clienti ad acquistare queste benedette auto elettriche garantendo ricariche in tempi record (ma chi cavolo vuole aspettare 30 minuti o fossero anche 10 davanti ad una stazione di ricarica?!) e autonomie incredibilmente basse spacciate per importanti (400km, un diesel/ibrido ne garantisce più del doppio) si ritrovano ad avere a che fare con i produttori di batterie.

I produttori del prezioso componente infatti stanno aumentando i prezzi ponendoli in relazione alla crescente domanda e questo andrà, inevitabilmente, ad alzare i prezzi delle vetture all’interno del listino disincentivando ulteriormente l’acquisto.

Ma perchè?

Questo perchè le Case non producono batterie al momento ma le comprano dagli specialisti che sono per lo più coreani, giapponesi e cinesi e quindi sono in balia delle inevitabili fluttuazioni del mercato.

Nella partita elettrica l’Europa è indietro, tanto indietro, non tanto per questioni tecnologie quanto per mancanza di materia prima, infatti la Cina è tra i più grandi estrattori di litio al Mondo mentre il Vecchio Continente ne è quasi totalmente sprovvisto.

Come già scritto a più riprese da noi di TheRaceMode il mercato dell’auto sta cambiando non tanto per questioni ambientali, quanto per mere questioni economiche.

Non casualmente il litio, da tempo, è considerato dagli economisti il petrolio del 21° secolo: chi controllerà il mercato del litio, in maniera diretta controllerà anche il mercato dell’automobile elettrica per i prossimi decenni.

 

DANIMARCA: ELETTRICHE VENDONO POCO. IL GOVERNO LE OBBLIGA PER LEGGE. E’ GIUSTO?

I danesi non amano le vetture elettriche. Nel 2017 il popolo della piccola nazione nordica ha immatricolato appena 0,8% di auto elettriche del totale (meno dell’1%…) dimostrando di non gradire questo tipo di motorizzazione per motivi legati ai costi, alle ricariche e alle autonomie.

Nonostante questo flop il Governo danese ha deciso di bandire per il 2035 non solo le vendite di auto a benzina e diesel…Ma pure le ibride. Esatto, avete letto bene.

Al vaglio ci sarebbe un piano per bandire le vendite delle vetture ibride entro 17 anni. A partire dal 2030 le vetture alimentate solamente a diesel e benzina verranno bandite per poi “attaccare” anche le ibride che al contrario sono in piena fase di lancio in tutta Europa?

Perchè bandire anche le ibride e le plug-in che hanno dato valori di autonomia, prestazione ed emissioni molto interessanti?

Il Governo Danese ha spiegato che il piano è vietare a partire dal 2035 la vendita di veicoli che sfruttano anche in minima parte carburante di origine fossile.

A questo punto viene da chiedersi? E’ un regalo ad alcuni costruttori europei di origine tedesca che stanno investendo sul mondo elettrico tralasciando l’ibrido (vero e proprio cavallo di battaglia dell’industria giapponese invece)?

A pensar male…

Non è infatti un segreto che diversi costruttori tedeschi hanno acquistato e stanno acquistando miniere di litio in Africa.

In seconda e ultima battuta:

E’ giusto che un Governo entri nelle scelte personali dei cittadini? Mai nessuno Governo europeo è mai entrato in profondità nelle scelte personali di un cittadino, anzi al contrario ha sempre garantito libertà in merito.

La vettura elettrica va acquistata (a meno che il Governo Danese non le regali, ma ne dubitiamo…), mantenuta, ricaricata ed usata secondo certi parametri stabiliti dalla scarsa autonomia e dai tempi di ricarica.

Diverso è il discorso per la Norvegia dove il Governo, vendendo petrolio (ironico vero?) garantisce cospicui incentivi per l’acquisto della vettura alimentata a batterie.

La Danimarca ha provato il sistema degli incentivi con scarsi risultati (poche centinaia i mezzi immatricolati ad uso privato). Gli incentivi furono così tanto snobbati che il Governo decise di ritirarli infatti.

 

 

MAZDA: 95% VEICOLI IBRIDI, 5% ELETTRICI ENTRO IL 2030.

Mazda ha tracciato il suo futuro ed a differenza di alcuni costruttori che spingono verso un elettrico irrealizzabile spinge verso una più coerente propulsione ibrida.

Il costruttore nipponico entro il 2030 avrà una gamma composta per il 95% da veicoli elettrificati (ibridi, plug-in, mild-hybrid) per un 5% da veicoli elettrici ideali per i soli spostamenti aziendali.

La Casa del Sol Levante vuole tagliare le proprie emissioni di CO2 del 50% entro il 2030 e del 90% entro il 2050 (dati riferiti alle emissioni dei modelli 2010).

Un approccio comune a Toyota e Honda e totalmente opposto a quello del gruppo VW che punta ai soli veicoli elettrici (ricordiamo che i costruttori tedeschi hanno acquistato e stanno acquistando miniere di Litio in Africa, il metallo necessario alle batterie che dagli economisti è chiamato il petrolio del 21° secolo o anche “oro bianco”).

 

McLAREN BOCCIA (A SORPRESA) L’ELETTRICO: TROPPO PESANTE E RICARICHE TROPPO LUNGHE.

McLaren, per parola del CEO Mike Flewitt, boccia a sorpresa (e con ragione) la propulsione elettrica allo stato attuale della tecnologia.

Il numero 1 di Woking spiega che le batterie pesano troppo e hanno tempi di ricarica “reali” troppo lunghi.

“Chi compra una nostra vettura sportiva elettrica per usarla in pista non vuole passare il tempo a ricaricare le batterie, lo vuole passare al volante tra i cordoli”

fa giustamente notare Flewitt. Che prosegue:

“la tecnologia attuale per quanto riguarda le batterie è ancora ad una stadio poco interessante. Le batterie pesano tanto e ci costringerebbero a mettere in commercio vetture pesanti, più pesanti di quelle con motore endotermico e questo non ha senso…Dobbiamo andare avanti, non indietro. Il cliente McLaren, ma in generale il cliente che acquista un auto sportiva vuole leggerezza e prestazione…Non portarsi a spasso 2 tonnellate di auto”.

Il boss di Woking parla anche della propulsione ibrida:

“ad un certo punto sarà obbligatorio per ridurre le emissioni come richiesto dalle norme e ben venga se aumenterà la prestazione della vettura. Per l’elettrico puro aspettiamo almeno il 2025, arrivati a questa data vedremo cosa la tecnologia ci offre”.

In definitiva McLaren (e non solo) aspetta le batterie allo stato solido (più leggere, più efficienti e dai tempi di ricarica nettamente più brevi rispetto alla batterie attuali) prima di progettare una supersportiva elettrica in grado di migliorare le prestazioni delle vetture endotermiche.

 

UN CAMPIONATO PER LE VETTURE DA RALLY RAID ELETTRICHE? FORSE…MA L’ELETTRICITA’ NEL DESERTO?

Agag, già fondatore e organizzatore della Formula E starebbe pensando ad un campionato cross country riservato alle vetture elettriche di tipo rally raid.

Attenzione non si tratta di far correre SUV elettrici come Tesla Model X e Jaguar I-Pace (che in condizioni difficili non farebbero un metro…) ma di creare dei prototipi simili alle vetture che disputano la Dakar per correre nei territori più estremi del pianeta come la foresta amazzonica, il circolo polare artico e il deserto del Sahara.

La serie, che dovrebbe partire nel 2020, punterà secondo alcune indiscrezioni sulle caratteristiche tecniche della Formula E, quindi vetture quasi del tutto identiche con motore elettrico fornito da McLaren. Dovrebbero cambiare solamente le fattezze estetiche.

Non si tratterebbe quindi di fare ricerca e sviluppo ma, come per la Formula E, di creare uno show ad uso e consumo degli sponsor.

Domanda: dove prenderanno l’energia elettrica nel bel mezzo della foresta amazzonica?

Questo Agag non l’ha spiegato.

 

LA CONTRADDIZIONE NORVEGESE: FINANZIA LE AUTO ELETTRICHE…VENDENDO PETROLIO.

La Norvegia, quando si parla di auto elettriche, è famosa per l’alto numero di vetture a zero emissioni locali (quando si parla di auto elettriche e zero emissioni si specifica sempre che sono a zero emissioni locali poichè produrre elettricità comporta sempre una certa produzione di gas serra, solo che la produzione avviene in zona “non locale”).

Questo invidiabile traguardo è stato raggiunto grazie ad una serie di motivi, alcuni logistici, altri economici.

La Norvegia conta poco più di 5.000.000 di abitanti e NON fa parte della UE (erroneamente spesso su Facebook, per far polemica, si parla della Norvegia come esempio di paese ben governato nella UE. Errore).

1.500.000 sono gli abitanti di Oslo, città dove sono concentrate la maggioranza delle vetture elettriche del Paese.

Un Paese quindi con un numero esiguo di abitanti (la sola Lombardia ha 10 milioni di abitanti, circa il doppio…), fuori dalla UE e anche molto molto ricco.

La Norvegia infatti, non tutti lo sanno, estrae e vende petrolio…anzi è il terzo esportatore mondiale di petrolio dopo Russia e Arabia Saudita. Le esportazioni sono così elevate da valere ben il 25% del PIL.

Parte degli introiti che arrivano dalla vendita dell’oro nero vengono convertiti in incentivi per l’acquisto di auto elettriche e la creazione della relativa rete di servizi. E come producono l’elettricità necessaria ad alimentare le auto elettriche? Semplice, la Norvegia è anche un grande produttore di energia idroelettrica (in questo sono aiutati dalla loro conformazione geografica).

La Norvegia, come non bastasse, è anche un grande esportatore di gas naturale.

Tornando al Petrolio, il Paese scandinavo pur essendo un grande produttore mondiale non fa parte dell’OPEC ed ha statalizzato l’industria del petrolio tenendo fuori le società private massimizzando i ricavi.

In Norvegia la diffusione della vettura elettrica è stata relativamente facile perchè gran parte dei costi vengono assorbiti dallo stesso Governo in maniera diretta (incentivi) e indiretta (costo dell’energia basso).

In Danimarca si è provato un esperimento simile basato sugli incentivi che ha dato ottimi risultati sul breve periodo facendo salire il numero di vetture “pulite” nell’immatricolato totale, finito il periodo degli incentivi le vetture elettriche sono crollate a livello di vendite (500 unità nel 2017, furono 950 nel 2016. Uno dei pochi Paesi europei dove le vendite delle vetture elettriche sono andate in negativo).

di Marco M TheRaceMode (seguimi anche su Facebook, clicca QUI)

 

 

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