McLAREN BOCCIA (A SORPRESA) L’ELETTRICO: TROPPO PESANTE E RICARICHE TROPPO LUNGHE.

McLaren, per parola del CEO Mike Flewitt, boccia a sorpresa (e con ragione) la propulsione elettrica allo stato attuale della tecnologia.

Il numero 1 di Woking spiega che le batterie pesano troppo e hanno tempi di ricarica “reali” troppo lunghi.

“Chi compra una nostra vettura sportiva elettrica per usarla in pista non vuole passare il tempo a ricaricare le batterie, lo vuole passare al volante tra i cordoli”

fa giustamente notare Flewitt. Che prosegue:

“la tecnologia attuale per quanto riguarda le batterie è ancora ad una stadio poco interessante. Le batterie pesano tanto e ci costringerebbero a mettere in commercio vetture pesanti, più pesanti di quelle con motore endotermico e questo non ha senso…Dobbiamo andare avanti, non indietro. Il cliente McLaren, ma in generale il cliente che acquista un auto sportiva vuole leggerezza e prestazione…Non portarsi a spasso 2 tonnellate di auto”.

Il boss di Woking parla anche della propulsione ibrida:

“ad un certo punto sarà obbligatorio per ridurre le emissioni come richiesto dalle norme e ben venga se aumenterà la prestazione della vettura. Per l’elettrico puro aspettiamo almeno il 2025, arrivati a questa data vedremo cosa la tecnologia ci offre”.

In definitiva McLaren (e non solo) aspetta le batterie allo stato solido (più leggere, più efficienti e dai tempi di ricarica nettamente più brevi rispetto alla batterie attuali) prima di progettare una supersportiva elettrica in grado di migliorare le prestazioni delle vetture endotermiche.

 

UN CAMPIONATO PER LE VETTURE DA RALLY RAID ELETTRICHE? FORSE…MA L’ELETTRICITA’ NEL DESERTO?

Agag, già fondatore e organizzatore della Formula E starebbe pensando ad un campionato cross country riservato alle vetture elettriche di tipo rally raid.

Attenzione non si tratta di far correre SUV elettrici come Tesla Model X e Jaguar I-Pace (che in condizioni difficili non farebbero un metro…) ma di creare dei prototipi simili alle vetture che disputano la Dakar per correre nei territori più estremi del pianeta come la foresta amazzonica, il circolo polare artico e il deserto del Sahara.

La serie, che dovrebbe partire nel 2020, punterà secondo alcune indiscrezioni sulle caratteristiche tecniche della Formula E, quindi vetture quasi del tutto identiche con motore elettrico fornito da McLaren. Dovrebbero cambiare solamente le fattezze estetiche.

Non si tratterebbe quindi di fare ricerca e sviluppo ma, come per la Formula E, di creare uno show ad uso e consumo degli sponsor.

Domanda: dove prenderanno l’energia elettrica nel bel mezzo della foresta amazzonica?

Questo Agag non l’ha spiegato.

 

LA CONTRADDIZIONE NORVEGESE: FINANZIA LE AUTO ELETTRICHE…VENDENDO PETROLIO.

La Norvegia, quando si parla di auto elettriche, è famosa per l’alto numero di vetture a zero emissioni locali (quando si parla di auto elettriche e zero emissioni si specifica sempre che sono a zero emissioni locali poichè produrre elettricità comporta sempre una certa produzione di gas serra, solo che la produzione avviene in zona “non locale”).

Questo invidiabile traguardo è stato raggiunto grazie ad una serie di motivi, alcuni logistici, altri economici.

La Norvegia conta poco più di 5.000.000 di abitanti e NON fa parte della UE (erroneamente spesso su Facebook, per far polemica, si parla della Norvegia come esempio di paese ben governato nella UE. Errore).

1.500.000 sono gli abitanti di Oslo, città dove sono concentrate la maggioranza delle vetture elettriche del Paese.

Un Paese quindi con un numero esiguo di abitanti (la sola Lombardia ha 10 milioni di abitanti, circa il doppio…), fuori dalla UE e anche molto molto ricco.

La Norvegia infatti, non tutti lo sanno, estrae e vende petrolio…anzi è il terzo esportatore mondiale di petrolio dopo Russia e Arabia Saudita. Le esportazioni sono così elevate da valere ben il 25% del PIL.

Parte degli introiti che arrivano dalla vendita dell’oro nero vengono convertiti in incentivi per l’acquisto di auto elettriche e la creazione della relativa rete di servizi. E come producono l’elettricità necessaria ad alimentare le auto elettriche? Semplice, la Norvegia è anche un grande produttore di energia idroelettrica (in questo sono aiutati dalla loro conformazione geografica).

La Norvegia, come non bastasse, è anche un grande esportatore di gas naturale.

Tornando al Petrolio, il Paese scandinavo pur essendo un grande produttore mondiale non fa parte dell’OPEC ed ha statalizzato l’industria del petrolio tenendo fuori le società private massimizzando i ricavi.

In Norvegia la diffusione della vettura elettrica è stata relativamente facile perchè gran parte dei costi vengono assorbiti dallo stesso Governo in maniera diretta (incentivi) e indiretta (costo dell’energia basso).

In Danimarca si è provato un esperimento simile basato sugli incentivi che ha dato ottimi risultati sul breve periodo facendo salire il numero di vetture “pulite” nell’immatricolato totale, finito il periodo degli incentivi le vetture elettriche sono crollate a livello di vendite (500 unità nel 2017, furono 950 nel 2016. Uno dei pochi Paesi europei dove le vendite delle vetture elettriche sono andate in negativo).

di Marco M TheRaceMode (seguimi anche su Facebook, clicca QUI)

 

 

ELETTRICO: PERCHE’ IN ITALIA SERVONO 8 MILIARDI DI INCENTIVI E COLONNE ELETTRICHE.

Il “caso Danimarca” ha dimostrato che i cittadini comprano le auto elettriche solo se lo Stato garantisce cospicui incentivi. Perchè parlo del Paese nordico? Perchè da quando il Governo danese ha tolto gli incentivi gli acquisti delle auto a propulsione elettrica sono crollati mostrando come la sensibilità ecologica delle persone sia fortemente collegata al portafoglio.

L’Italia, per parola del Ministro Di Maio vuole 1 milione di auto elettriche sulle strade italiane entro il 2022, un numero che renderebbe l’Italia leader in questo segmento superando di gran lunga la Germania e addirittura la Norvegia (che dona fortissimi incentivi che arrivano dalla vendita del petrolio del quale la Norvegia è una grande produttore).

Per arrivare a quel target serve una cifra compresa tra gli 8 e i 9 miliardi di euro da destinare agli incentivi. Dove trovarli? Il Governo non l’ha ancora spiegato. Si era pensato di colpire le auto più inquinanti attraverso bolli sempre più cari, ma questa ipotesi che avrebbe colpito le fasce più deboli è stata scartata. Si era pensato ad un aumento del prezzo del carburante ma anche questa ipotesi, per fortuna, è stata scartata.

Auto elettriche vuol dire colonne per la carica. Secondo una stima Enel dovrebbe investire circa 200 milioni di euro per creare una rete di punti di ricarica in grado di servire 1 milione di auto. Una cifra importante ma non elevata che ha senso solo se vi è un ritorno economico.

Secondo alcuni analisti la stima di 1 milione di auto elettriche è impossibile entro il 2022 perchè mancano le infrastrutture necessarie a servire un parco veicoli così ampio e perchè mancano i fondi necessari agli incentivi.

Un altro punto riguarda le infrastrutture private. Se i cittadini vogliono essere liberi di usare la propria auto elettrica per recarsi nei luoghi di vacanza devono trovare presso i campeggi, gli alberghi, i ristoranti, stabilimenti balneari e stazioni sciistiche decine di colonne per ricaricare la propria vettura e queste devono essere installate dai gestori che devono poter usufruire di incentivi per questo tipo di installazione.

Installare una colonna non vuol dire, spesso, acquistare solamente l’hardware (che è in sostanza la componente meno costosa), vuol dire anche eseguire lavori alle strutture esistenti per modificarle (parcheggi all’aperto, parcheggi multipiano, cortili ecc…) e questi non possono andare solamente a carico della struttura turistica.

Altro punto. Tutti gli uffici pubblici si devono dotare di parcheggi con colonne elettriche per permettere ai dipendenti di andare a lavoro e durante la giornata ricaricare la vettura. Non ci dimentichiamo che la stragrande maggioranza dei cittadini non si può permettere un box, un garage comune o l’installazione di una colonna privata quindi dovranno ricaricare la propria vettura durante le ore di lavoro.

La rivoluzione elettrica è “facile” li dove hai pochi abitanti e concentrati (vedi Norvegia) oppure dove costruisci partendo da zero e allora puoi imporre uno standard (vedi Cina). Nei grandi Paesi europei come Francia, Italia e Germania sarà un processo lento che rischia di dividere ancora di più l’Europa perchè, dati alla mano, ci sono Paesi come Grecia e Portogallo che al momento non hanno piani per elettrificare il traffico e Paesi che dopo gli incentivi si sono fermati (appunto la Danimarca).

Altra questione: sino a quando lo Stato potrà garantire gli incentivi?

Dove il Governo recupererà le accise sul carburante che useremo sempre meno?

Verranno introdotte accise sulle ricariche?

Come lo Stato recupererà gli introiti derivanti dal bollo auto dato che le auto elettriche non lo pagano?

Le zone blu diventeranno a pagamento anche per le auto elettriche?

THERACEMODE.COM: APRE LA SEZIONE DEDICATI AI VEICOLI ELETTRICI!

TheRaceMode.com festeggia il record della VW I.D R al Pikes Peak aprendo una specifica sezione del sito dedicata alle vetture elettriche e alle tecnologie ibride del presente e del futuro.

Le vetture elettriche rappresenteranno la scelta più economica e consapevole per muoversi in città mentre le vetture dotate di motore endotermico accoppiato a sistemi come il KERS saranno sempre più potenti e divertenti da guidare sia per strada che su pista.

Le elettriche non sostituiranno le vetture con motore endotermico per i prossimi decenni tuttavia rappresentano una scelta che va raccontata e spiegata usando più la testa che il cuore.

Ci proveremo!

BATTERIE ALLO STATO SOLIDO: AUTONOMIA RADDOPPIATA. MA SIAMO ANCORA LONTANI.

Il futuro della mobilità elettrica è intimamente legato allo sviluppo delle batterie. Se da un lato i costruttori hanno già superato (e bene) i problemi legati alla potenza e all’ingegnerizzazione dei motori elettrici (sempre più piccoli e facili da costruire), non hanno superato i problemi legati all’autonomia delle batterie e ai tempi di ricarica.

Le attuali batterie garantiscono autonomie di circa 400km nelle migliore delle ipotesi conducendo la vettura in maniera molto molto attenta (leggasi andando veramente piano) e tempi di ricarica piuttosto lunghi e quindi poco pratici. La soluzione si chiama

“batterie allo stato solido”. Scopriamo di cosa si parla.

“Le batterie allo stato solido hanno una densità energetica più elevata ovvero con le stesse dimensioni, si possono garantire autonomie più grandi del 50% rispetto a quelle attuali”.

L’elettrolita allo stato solido può eliminare il problema principale delle attuali batterie al litio: il surriscaldamento con il conseguente rischio di esplosione.  Più sicure e più facili da industrializzare.

Rispetto alle batterie tradizionali non presentano costi maggiori (traduzione: le vetture non costeranno di più) e garantiscono tempi di ricarica minori e una maggiora durata nel tempo.

Tutte le Case in maniera diretta o indiretta stanno studiando le batterie allo stato solido per poterle usare entro il 2025 sui propri modelli (ricordiamo che la UE ha chiesto un target ambizioso alla Case: entro il 2030 il 30% delle vetture immatricolate dovranno essere elettriche/ibride/ibride plug-in/mild-hybrid).

Tuttavia al momento la data del 2025 appare troppo ottimistica per meri motivi economici e politici:

chi comprerebbe una vettura elettrica oggi sapendo che tra pochi anni sarà completamente superata?

Purtroppo (e per fortuna) la corsa all’elettrico avrà una progressione così rapida da far diventare obsoleti sistemi innovativi sino a poco tempo prima. Vivremo una corsa all’innovazione come quella vissuta con i personal computer e i cellulari?

Una progressione troppo veloce potrebbe bloccare il mercato per anni mentre una progressione troppo lenta potrebbe ucciderlo in maniera definitiva.

L’attuale situazione del mercato è stata descritta benissimo dal Presidente di Toyota:

“chi sbaglia ora su elettrico e guida autonoma rischia di fallire”

 

VOLKSWAGEN E-UP! COMPRERESTE UNA ELETTRICA DA 28.000 EURO! PARLIAMONE.

volkswagen e-up! 2017 89332Di auto elettriche si parla e si parlerà in futuro con maggior frequenza…Ma a che punto siamo? E’ iniziata la rivoluzione elettrica? Cosa possiamo acquistare con i nostri sudati risparmi se decidiamo di inquinare meno e non fermarci più dal distributore di carburante?

In questo post prendiamo in considerazione la Volkswagen E-UP, versione elettrica della citycar UP!, e partiamo dal prezzo:

per portarci a casa una E-UP!, partendo dal prezzo di listino, ci servono la bellezza di quasi 28.000 euro, non pochi. Quindi se compriamo la E-UP! per risparmiare denaro con la scusa di non infilare più la carta di credito al distributore…Siamo del tutto fuori strada perchè praticamente tutte le Case offrono citycar come la E-UP! ad un prezzo inferiore (per rimanere in casa VW la UP! a carburante parte da 11.500 euro…). Quello che risparmieremo in carburante lo spenderemo, in anticipo, per acquistare la vettura.

Tuttavia se avete soldi da spendere e contestualmente volete combattere l’inquinamento nel mondo allora la E-UP! fa per voi, quindi passiamo ad analizzare nel dettaglio cosa compriamo per 28.000 euro.

La E-UP! propone di serie (e ci mancherebbe con quel prezzo)

Drive Pack: Sensori di parcheggio posteriori e Cruise Control
Radio “Composition Phone” con maps+more
City Emergency Brake – Sistema automatico di frenata d’emergenza
Climatizzatore automatico “Climatronic”
Sensore pioggia

Essenzialmente noi dobbiamo scegliere il colore e poco altro.

A livello prestazionale la E-UP! grazie al suo motore elettrico eroga circa 80cv, una potenza più che sufficiente per muoversi in città e tangenziale. Il peso è di 1229kg.

La velocità massima è autolimitata a 130km/h.

L’autonomia garantita dalla Casa (fonte sito ufficiale VW) è di ben 160km per ogni ricarica ma ovviamente, utile ricordarlo, varia a seconda del nostro stile di guida e carico che trasportiamo sulla vettura (persone, bagagli, ecc…)

I tempi di ricarica invece sono decisamente variabili:

8 ore con la corrente domestica a 230v con potenza di 2,3kW

5 ore con la wallbox domestica con potenza di 3,5kW

Grazie al sistema CSS, con corrente continua, ricaricherete l’80% della batteria in soli 30 minuti.

A proposito di batteria, VW la garantisce per 8 anni, quindi per tutta la durata della vettura (in realtà anche oltre).

E voi amici lettori? La comprereste per inquinare di meno?

 

 

 

AUTO: FINE DEI MOTORI PICCOLI, INQUINANO TROPPO. SI TORNERA’ AI “GRANDI”.

audi q8 2303Si avete capito bene amici lettori, più un motore è piccolo e più inquina, questo perchè il rendimento è solo teoricamente maggiore, nella realtà della guida quotidiana quando incontriamo salite, dobbiamo fare un sorpasso ed abbiamo la vettura carica di amici e bagagli il consumo è maggiore perchè avendo meno coppia a disposizione dobbiamo per forza insistere sul pedale del gas.

A spiegarlo è Diess (membro del c.d.a del Gruppo VW) durante il lancio della nuova Golf. Il boss di VW ha dichiarato che i motori piccoli di cilindrata, come i 1.0, possono andar bene su vetture piccole e leggere mentre sono non adatti a vetture più grandi, a partire dalla Golf.

Infatti per ovviare alla mancanza di cubatura dei motori piccoli si tende a “spremere” di più il turbocompressore con conseguente innalzamento delle temperature, fenomeno che viene contrastato immettendo benzina in camera di combustione causando non solo un innalzamento dei consumi ma anche, di conseguenza, un aumento degli agenti inquinanti.

Inoltre, sempre secondo Diess, rendere prestazionali e poco inquinanti i motori in cilindrata ridotta porta ad un notevole aumento dei costi causato dalla voce ricerca e sviluppo, aumento che non può ovviamente essere riversato su vetture come Up! e Polo destinate ad una fascia di prezzo “abbordabile”.

Decisamente più semplice, sempre secondo Diess, creare dei motori in cilindrata maggiore, magari dotati di turbocompressore e dotarli di motori elettrici per abbattere emissioni e consumi (ed ecco perchè da qualche tempo a questa parte si vedono motori turbobenzina con regimi di rotazione “bassi” ma dotati di grande coppia già sotto i 2000 con 7-8 rapporti).

Allora la domanda a questo punto sorge spontanea: perchè non dotare i 1.0 3 cilindri di motori elettrici per aiutarli nello spunto? La risposta è semplice: motori elettrici e batterie portano ad un considerevole aumento di peso che è, come ben sappiamo, il nemico numero uno della efficienza e dei consumi (infatti chi propone motori hybrid, come Toyota, tende ad avere cilindrate medie su SUV come il Rav4 che è piuttosto pesante).

Fine dei motori piccoli dotati di turbocompressore? Non del tutto. Li vedremo sulle utilitarie economiche di tipo non ibrido che in futuro tenderanno a sparire poichè le utilitarie che guideremo saranno tutte elettriche, mentre le vetture benzina avranno una importante componente elettrica. Ed i diesel? I diesel spariranno dal commercio soffocati dalle norme contro l’inquinamento che diventeranno via via più severe già, probabilmente, a partire dalla futura Euro-7.

Il futuro per VW è stato racchiuso dal concept Audi Q8. La Q8 infatti sfrutta infatti un powertrain ibrido che si basa su un V8 4.0 e su più motori elettrici per un totale di 450 cavalli (dati teorici poichè una vera e propria scheda della vettura non è mai stata divulgata).

 

AUTO GUIDA AUTONOMA: L’EUROPA APRE AI TEST E ALLE SMART ROAD CONNESSE VIA INTERNET.

Quale il futuro della mobilità europea per i prossimi decenni? Le idee ci sono ma sono parecchio confuse e talvolta persino utopistiche, per tuttavia interessanti almeno nei concetti di base.

Mentre l’Europa apre ai test delle vetture a guida autonoma a Parigi e Lisbona (ma solo in aree ben circoscritte) per farsi trovare pronta per quando arriveranno, si pensa a connettere semafori, segnaletica e vetture per far si che le vetture dotate di autopilot sappiano dove andare rispettando la mobilità urbana che, a questo punto, verrà creata da loro stesse grazie alla capacità di adattarsi al traffico cittadino ed autostradale.

guida-autonomaIn futuro auto, semafori, segnali stradali, cantieri stradali ed autostradali verranno connessi tramite la rete 5G per informare non solo la vettura in modalità autopilot ma anche anche il conducente che decide di guidare la sua vettura (sino a quando la guida dei veicoli non verrà bandita per legge come aveva proposto Musk, capo della Tesla, l’anno scorso durante un discorso pubblico).

A questo punto viene da chiedersi, con un certo dubbio misto a sospetto: i pedoni sprovvisti di segnale 5G tramite smartphone perchè magari scarico…Saranno “invisibili” ai radar delle vetture? I ciclisti che oggi (purtroppo) prendono le strade contromano per evitare il traffico manderanno in tilt le vetture a guida autonoma? Un cantiere mal segnalato o con segnalatore guasto bloccherà la vettura all’inizio della strada che dobbiamo percorrere e che magari porta a casa nostra distante appena 100 metri?

Agli ingegneri di oggi e di domani la sfida di rendere la guida autonoma non solo interessante dal punto di vista emotivo…Ma anche utile dal punto di vista pratico.

L’idea di una rete stradale connessa è affascinante e decisamente futuristica, ci porta al futuro descritto da “Ghost in the Shell” dove le persone sono connesse, tramite circuiti innestati nel cervello, a “tutto”. Anzi al tutto. Dove tu sai in tempo reale le condizioni del traffico e della strada.