FORD P68/P69: L’INSTABILITA’ A 350KM/H! TRATTO DA UNA STORIA VERA.

Siamo a fine anni 60 e mentre l’uomo si appresta a volare verso la luna sperimentando nuove tecnologie come il fly-by-wire qui sulla terra rispetto al programma Apollo siamo indietro, molto ma molto indietro!

I concetti di aerodinamica applicati alle auto destinate alla 24 Ore di Le Mans sono piuttosto basici: devono essere molto lunghe e molto piatte. Sicure? Non necessariamente.

Da questi elementi nasce la Ford P68 F3L che, lo noterete anche voi, li rispecchia fedelmente! Bella? Assolutamente! Competitiva? No, per nulla. Pericolosa? Si, moltissimo.

Siamo a fine anni 60…

La casa americana domina la Le Mans con le varie versioni della GT40 che è ormai una vettura matura dal punto di vista meccanico e molto competitiva sul fronte prestazionale. Ford vincerà ancora nel 1968 e nel 1969 prima di chiudere il programma in seguito al cambio regolamentare che vedrà l’arrivo dei prototipi e l’inizio dell’era della Porsche 917 e della Ferrari 512 nel 1970. Da ricordare che Ford aveva chiuso ufficialmente il programma factory già nel 1967 salvo poi decidere di supportare dal punto di vista tecnico e economico le GT40 anche nel 1968 e 1969 conseguendo, come detto prima, altre due vittorie.

La P68 nasce per competere nella categoria riservata alle sport prototipo gruppo 6 con limite massimo di cilindrata di 3.0 ed è frutto del team Alan Mann Racing che al tempo era, sostanzialmente, la struttura che curava le Ford impegnate nelle corse in Europa.

Il team britannico riesce a coinvolgere nel progetto anche Len Bailey che era stato il capo degli ingegneri aerodinamici del progetto GT40, mentre i fondi arrivano direttamente da Ford, così come da Castrol e Goodyear. Le premesse erano buone e la P68 nasce sembra nascere sotto i migliori auspici.

La vettura è veloce sul giro singolo in gara e in prova tanto da ottenere la pole a Spa ma in gara, sulla distanza, soffre ogni tipo di rottura e alte velocità è difficile da gestire, pericolosa a detta dei piloti dell’epoca (e se a quel tempo un pilota diceva che una vettura era pericolosa, lo era per davvero!).

Il motore 3.0 V8 aspirato derivato dalla F1 spinge la vettura a 350km/h ma questo non basta. La P68 alle alte velocità perde carico sull’asse anteriore perdendo direzionalità, questo perchè il punto di maggior pressione aerodinamica verticale cade troppo lontano dal baricentro della vettura, praticamente sul limitare della lunghissima coda.

Inoltre la P68 a livello tecnico è un insieme di soluzioni spesso in contrasto tra di loro. Da un lato all’anteriore troviamo sospensioni a quadrilateri sovrapposti, dall’altro il motore non viene usato come parte stressata del telaio e trova posto dentro un “vano” appena dietro il pilota mentre in F1 la soluzione del motore/telaio era già in uso con ottimi risultati e lo stesso motore usato dalla P68, il 3.0 V8 90° progettato dalla Cosworth, era usato in F1 come parte stressata del telaio. Lo chassis era in alluminio con pannelli rivettati tra di loro (che non brillava ne per rigidità, ne per resistenza alle sollecitazioni) mentre al posteriore troviamo sospensioni dotate di quadrilatero inferiore.

Alan Mann Racing, dopo tutta una serie di problemi tecnici, decide di ritarare la vetture concludendo il campionato in anticipo per preparare al meglio la sua evoluzione: la P69 (foto in basso).

Gli ingegneri si concentrano sulla guidabilità alle alte velocità ridisegnando del tutto la vettura (ora più corta) e creando un complesso sistema aerodinamico di tipo aeronautico che, sfortunatamente, verrà poco dopo abolito dalla FIA.

Ma di cosa si trattava? Le superfici alari appese erano parzialmente automatiche, mosse da comandi idraulici e interconnesse tra di loro come sui velivoli. Una soluzione che in F1 aveva creato non pochi problemi di sicurezza e per questo bandita dalla FIA come già accennato.

La P69 pur essendo stata del tutto ridisegnata a livello aerodinamico soffriva dei medesimi problemi di affidabilità della P68 e così, anche a causa dell’abolizione delle ali a controllo semiautomatico, il progetto fu chiuso definitivamente nel 1969.

Non tutti sanno che Alex Mann Racing nel 1969 schierò oltre alla P69 anche una P68, la chassis #3, modificata con una vistosa alla posteriore centrale in stile P69 ma che, come tutta la serie P68/69, non ebbe nessuna fortuna. La soluzione fu studiata per riposizionare il punto di massima pressione aerodinamica verticale che come detto nella P68 cadeva sul limitare della lunghissima coda.

Se mettiamo una P68 accanto alla ben più popolare e vincente GT40, ci accorgiamo di quanto le due vetture siano simili a livello concettuale con il progettista Bailey che con la P68 non fa altro che “creare” una GT40 ancor più estrema con tutti i difetti che la prima versione della GT di Ford aveva, compresa l’instabilità aerodinamica alle alte velocità causò numerosi incidenti.

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