FCA-PSA: AL VIA LA FUSIONE DEL 4° GRUPPO MONDIALE.

E’ ormai questione di ore. Infatti a breve, prima dell’apertura dei mercati, FCA e PSA renderanno ufficiale la fusione che andrà a creare il 4° gruppo mondiale nel settore dell’automotive con un valore ci circa 50 miliardi di euro.

FCA e PSA hanno tuttavia fatto sapere che non si parlerà oggi ne di modelli, ne di stabilimenti, ne di programmi per il futuro, queste voci saranno spiegate in un secondo momento, quello che sappiamo è che i piani attuali al momento non cambiano con FCA intenta a rilanciare Maserati (a Marzo vedremo la supersportiva MMXX) e PSA che dopo svariati anni di assenza rientra nel mondiale endurance WEC attraverso la nuova classe Le Mans Hypercar. Entrambi i colossi dovranno ora affrontare la sfida della mobilità elettrica e elettrificata nella quale PSA è avanti rispetto a FCA, mentre FCA è avanti per quanto riguarda il valore dei brand (basti pensare a Jeep, senza dimenticare Maserati e Alfa Romeo mentre al contrario il brand DS di Citroen sta incontrando notevoli difficoltà a imporsi). FCA è “avanti” anche per quanto riguarda il settore off-road e SUV a trazione integrale, settore nel quale PSA è praticamente assente e che non è da sottovalutare dato che Land Rover, per esempio, ha fatto rinascere il Defender in chiave luxury off-road seguendo la strada della sempre apprezzata Mercedes classe G.

La fusione potrebbe riportare Alfa Romeo e Maserati ufficialmente dentro le corse, questo perchè il reparto corse di PSA è decisamente più attivo rispetto a quello di FCA che…non esiste. PSA ha dominato il mondiale rally per anni con Citroen, così come ha dominato la Dakar con il Leone Rampante e la DKR 2008 prima, DKR 3008 poi. Sempre il Leone Rampante firma la 308 TCR oltre che la futura hypercar (che sarà progettata insieme a Oreca) che parteciperà al mondiale WEC tra meno di due anni.

In teoria il matrimonio italo-franco-americano ha il potenziale per eccellere in tutti i settore nell’arco del breve periodo, dipenderà dalla volontà di investire e dalla UE oltre che dai singoli Stati. Infatti se la mobilità elettrica non sarà supportata da forti investimenti statali nella infrastrutture (e non parlo delle 10 colonne che fanno notizia ma che sono francamente un numero ridicolo, ma delle 2.000.000 che sono necessarie in tutta Europa per permettere una mobilità elettrica sostenibile e identica a quella attuale).

Il futuro della mobilità attraverso l’automobile è assolutamente incerto e l’incertezza, si sa, frena gli investimenti. Speriamo che questa fusione sia l’inizio si un qualcosa di nuovo che possa portare non solo nuovi modelli, ma anche innovazione, sostenibilità ambientale e nuovi posti di lavoro.

Articolo di Marco Meli

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