LO SHOW DELLA FARSA DELLA FORMULA E.

Prendo spunto da un video del bravo Emiliano Perucca Orfei (trovate il suo video su YouTube e vi consiglio non solo di vederlo ma anche di seguirlo perchè è una persona molto pragmatica, dote essenziale per un giornalista, e molto competente) per parlare dalla Formula E che critico ormai da anni e con ragione.

Secondo Perucca Orfei la Formula E attuale è un paradosso, secondo me è una farsa mediatica. Mi spiego amici lettori.

Quando, per la prima volta, ho sentito parlare di questa categoria riservata alla formule alimentata a propulsione elettrica mi sono avvicinato con estrema curiosità essendo, di base, un appassionato di tecnica ma lo ammetto, sono rimasto deluso da quello che ho visto all’epoca e da quello che vedo ancora oggi.

Le vetture hanno un autonomia ridotta, sono palesemente lente, nettamente più lente rispetto ad una qualsiasi formula alimentata a benzina, sono goffe, sono pesanti, le gare sono un mix tra Mario Kart e un autoscontro da fiera. Francamente lo spettacolo non esiste, e non esiste da 5 anni dato che siamo arrivati ben alla quinta edizione del campionato. Ma il peggio non è quello che vediamo, è quello che NON vediamo.

Non era una fake news?!

Perucca Orfei ci mostra, all’interno del paddock della Formula E di Roma, colonne elettriche alimentate da generatori che usano glicerina. Si avete capito bene, non era una fake news, la colonna che vedete anche in questo post è alimentata da glicerina e non è collegata alla rete elettrica!

Ma perchè non è collegata alla rete elettrica? Semplice: la zona dove si è svolto il GP non ha nessuna cablatura per supportare colonne elettriche…Siamo al paradosso o alla farsa? Decidete voi.

Ci parlano di vetture ecologiche, di futuro pulito quando quel tipo di generatore alimentato a glicerina, lo dice lo stesso Perucca Orfei, emette un tanfo nauseante rendendo l’aria molto pesante e fosse solo questo! E’ proprio contro il “futuro elettrico” vedere una colona elettrica, simbolo di pulizia, alimentata da un generatore!!

La Formula E cosa è in realtà? Al momento è un campionato ben organizzato, venduto molto bene a livello mediatico, che ci mostra un futuro che non esiste perchè semplicemente non sostenibile con le tecnologie attuali.

Futuro non sostenibile o sostenibile? La Norvegia crea gli incentivi statali necessari a comprare le vetture elettriche vendendo petrolio all’estero, petrolio che viene bruciato per produrre energia ma anche inquinamento quindi la Norvegia non inquina a casa propria, ma lo fa comunque. Il più grande produttore di batterie al litio per la mobilità è la Cina che è anche il Paese che inquina di più al mondo bruciando, per creare energia, carbone. Il secondo Paese al mondo per la produzione di batterie al litio per la mobilità sono gli USA, ovvero il 3° paese al mondo per quanto riguarda la produzione di inquinamento.

E l’Italia? Il nostro paese, lo sappiamo, compra energia nucleare dalla Francia, compra petrolio e usa carbone, solo una minima parte arriva da fonti rinnovabili e per capirlo basta vedere la quantità di pannelli solari usati in ambito domestico, una percentuale quasi del tutto inesistente che mostra una scarsa cultura ambientale e una visione miope del futuro sia a livello privato che governativo.

MOTOGP: RITIRATO IL NUMERO 69 DI NICKY HAYDEN.

Con una solenne quanto emozionante cerimonia la Dorna e la FIM hanno ritirato il numero 69 appartenuto a Nicky Hayden, campione del mondo classe MotoGP nel 2006 su Honda-HRC.

Il 69, sulle moto di Nicky da sempre, è stato consegnato alla famiglia durante il GP delle Americhe in Texas. Kentucky kid dopo essere passato in Ducati (è stato compagno di Casey Stoner e Valentino Rossi), ha chiuso la sua troppo breve carriera in WSBK pilotando la Honda CBR1000RR di Honda Europe Ten Kate.

Ragazzo meraviglioso. Mai una polemica. Mai una parola di troppo. Grandissimo lavorate in pista e fuori dove si era distinto per essere un eccellente immagine del motociclismo. Nicky ancora oggi manca. Esempio di professionalità tanto elevata quanto rara.

MOTOGP E SUPERBIKE: ECCO GLI ORARI PER SEGUIRLE SU SKY E TV8.

Week end fitto di motori quello che ci apprestiamo a vivere: la Formula 1 va in Cina, la MotoGP va negli USA e la Superbike fa visita ai Paesi Bassi per il 4° round ad Assen. Ecco una rapida guida agli orari per non perdersi le gare!

La Superbike, come ormai di consueto, inizia il sabato con la Race 1 che andrà in onda in diretta su SKY MotoGP e TV8 alle 14.

Sempre la Superbike tornerà domenica con la Superpole Race delle 11 (sempre su SKY e TV8) per poi chiudere il programma con la Race 2 alle 14 che potremo vedere in diretta sempre su SKY MotoGP e TV8.

La MotoGP correrà invece domenica sera alle 21 in diretta su SKY MotoGP e alle 22.30 in differita su TV8.

WSBK: RISULTATI FP1 | BENE REA. SORPRENDE LA BMW CON SYKES!

Il week end della superbike, una volta tanto, non si apre sotto il segno della Ducati e di Bautista! Le prime prove libere di Assen infatti hanno visto primeggiare Rea che si è messo in testa sin da subito nonostante una temperatura di soli 6 gradi e un asfalto freddissimo.

Le Ducati di Bautista (4°) e Davies non sono parse molto incisive ed in particolare Alvaro è parso decisamente attendista forse frenato dalla possibilità di cadere e pregiudicare il week end. Lo spagnolo, se così fosse, ha fatto bene dato che devono essere gli altri a prendersi dei rischi, Rea in primis.

Apriamo il capitolo BMW. La nuova S1000RR sotto le mani di Sykes migliora gara dopo gara, turno dopo turno ed è veramente solo lontana parente di quella moto nervosa e carente di cavalli come di elettronica vista all’esordio in Australia. Certo i cavalli ancora non sono al top ma ciclistica ed elettronica ora lavorano insieme e non l’una contro l’altra. La sensazione è che molto presto arriverà il primo podio per Tom, forse già qui ad Assen.

Ottimo 2° posto per l’idolo di casa della Yamaha Van Der Mark che porta la sua R1M in prima fila virtuale mentre il suo compagno di team Lowes cade (prima caduta stagionale). Caduta anche per Leon Camier. La Honda CBR1000RR non va neppure a spingere ed il britannico si ritrova spesso a forzare prendendosi dei rischi che forse non dovrebbe prendere dato che non sta lottando ne per la vittoria, ne per una posizione importante in classifica finale.

APRILIA RS 660: ANDRA’ IN PRODUZIONE NEL 2020.

La vera regina dell’EICMA, forse anche più ammirata della Ducati Panigale V4R, è stata l’Aprilia RS 660 concept, una moto che riporta nel 2019 i valori che furono della RS 250 a metà anni 90: pochi cavalli ma buoni, forme compatte, leggerezza, piacere di guida e di confrontarsi contro le moto più potenti in pista.

Noale ha confermato non solo che la versione definitiva andrà in produzione nel 2020 ma che il motore darà vita ad una serie di moto pensate per il mercato europeo e per quello, sempre più importante, asiatico dove gli appassionati di moto hanno l’età media più giovane al mondo.

Infatti mentre in Europa l’età media dell’appassionato di moto supera i 30 anni in luoghi come Thailandia, Malesia e indonesia a stento supera i 20 anni con un tasso di “conversione” all’acquisto elevatissimo. Cosa vuol dire? Che ben l’80% di chi ha la passione per la moto riesce ad acquistarla. Non casualmente infatti le Case stanno investendo tantissimo in quelle regione del mondo in espansione economica e culturale.

DUCATI SOTTO ATTACCO? SOLO QUANDO VINCE…

Quando la Ducati vince è sempre un problema amici appassionati di due ruote. Sempre un problema per gli altri. Come detto in un precedente articolo sin dai tempi del dominio della 916 in Superbike (e siamo nel 1994…) le accuse alle moto di Borgo Panigale hanno riempito intere riviste di settore prima, siti internet e pagine Facebook oggi…

La 916? Troppo racing! Non ricalca lo spirito della Superbike dove bisogna correre con moto realmente di serie! Le accuse che oggi vengono mosse alla micidiale V4R sono state già mosse alla mitica 916 che a detta degli avversari era una moto dedicata alle corse e poi omologata per la strada andando contro lo spirito delle derivate che secondo alcuni voleva l’opposto. In realtà la 916SP, modello dal quale derivava la 916R (ovvero il modello racing), era perfettamente legale. Ma non finisce qui, vi sembra!

La 916 pesa troppo poco rispetto agli avversari e ha un vantaggio di cilindrata. E così a partire dal 1995 i kg crescono e a metà degli anni 2000 il vantaggio di cilindrata sparisce quando Ducati corre con la 999 contro le 1.000 4 cilindri nipponiche. Cambierà poco dato che Bayliss nel 2006 è campione del mondo. Torna il vantaggio di cilindrata con la 1098R e tornano le accuse. Anzi! Arrivano nuove forme di accuse dato che questa volta si parla di Pirelli. Secondo gli avversari il costruttore milanese favorisce la Ducati con gomme che non funzionano così bene sulle giapponesi.

Arriva la Panigale R V2 e le accuse spariscono. Perchè? Perchè l’ultima V2 dedicata alla Superbike non vince e quindi sono tutti contenti. Si badi bene che nessuno però critica il dominio della Kawasaki ZX-10RR con Rea.

Nel 2019 Ducati porta al debutto l’incredibile V4R e tornano, ferocissime, le accuse! Costa troppo rispetto alle rivale. Deriva da una MotoGP. Ha vantaggio regolamentare. Perchè il V4 bolognese finisce nel banco degli imputanti? Semplice: come la 916 non solo vince, ma stravince.

La storia non cambia in MotoGP! La Ducati GP7 campione del mondo con Casey Stoner? Nasconde benzina supplementare da qualche parte quindi è illegale! In realtà il prototipi progettato da Preziosi viene controllato più e più volte senza mai trovare nulla di illegale…Con buona pace dei giapponesi.

Dopo il 2007 la Ducati torna a non vincere in MotoGP e sono tutti contenti. Con l’arrivo di Gigi Dall’Igna Borgo Panigale torna in auge grazie ad alcune ardite soluzioni aerodinamiche dell’ex genio di Aprilia (padre della RSV4) e tornano le critiche. Le ali? Pericolose! Andrebbero abolite secondo gli avversari e così la Dorna vara un regolamento che tende a vietarne sia lo sviluppo, sia la forma delle superfici alari mandando su tutte le furie Ducati e Dall’Igna che vedono così mandare in fumo milioni di investimenti verso questa direzione.

Il resto è storia. Ricordate il fattaccio del dispositivo di sicurezza sotto il forcellone protagonista, suo malgrado, dopo la vittoria in Qatar? Le accuse arrivano praticamente da tutti i rivali e solo dopo settimane verrà ritenuto legale dalla Federazione creando un precedente che lo stesso Dall’Igna definisce non solo di cattivo gusto ma anche pericoloso ai fini dei buoni rapporti tra le Case impegnate in MotoGP.

La domanda è: perchè se in Superbike la Kawasaki domina nessuno dice nulla? Perchè se in MotoGP Yamaha domina nessuno dice nulla? Perchè se la Honda domina (come sta accadendo con Marquez) nessuno dice nulla?

La risposta è prettamente politica amici: i giapponesi non accettano di perdere da una piccola casa italiana e sfruttano il loro potere politico per contrastare la fantasia degli ingegneri bolognesi.

LA DUCATI V4R CAMBIERA’ LA SUPERBIKE COME ACCADDE CON LA 916.

Quando a fine 1993 Ducati, allora di proprietà di Cagiva, presentò la 916 gli appassionati rimasero da un lato a bocca aperta e dall’altro sbigottiti, la moto era (ed è ancora) di un bellezza folgorante! Corta, stretta, compatta, affusolata, penetrante nelle linee eppure allo stesso tempo elegantissima e aggressiva grazie al lavoro di Sergio Robbiano (già padre della Cagivo Mito EV ed in seguito della Bimota 500V2) e Massimo Tamburini. Ma il bello per la 916 doveva ancora arrivare…

Carl Forgaty, allora pilota ufficiale Ducati, la descrive come una vera moto da corsa, lontanissima dalla 888 che sostituisce. La 916 è rigida, reattiva, difficile da guidare, manca forse di cavalli ma recupera in agilità. I cavalli arriveranno grazie all’aumento di cilindrata a 955 (anche se nominalmente la moto si chiamerà sempre 916, ovvero la cilindrata del modello originale). La 916 è destinata, secondo gli esperti, a cambiare il mondo delle corse per derivate ed il concetto di sportiva stradale…E infatti lo farà.

Arriva grazie a Fogarty il titolo al debutto nel 1994. Il britannico si ripete dominando la stagione 1995 distribuendo distacchi che si misurano in decine di secondi. Nel 1996 è la volta di Troy Corser portare in trionfo la moto bolognese che si ripete ancora con Fogarty nel 1998 e nel 1999. Passa nelle mani di Troy Bayliss nel 2000 e nel 2001 arriva il primo titolo del fortissimo (e amatissimo) australiano che lo sfiora nuovamente nel 2002, ultimo anno di competizione per questa grandissima moto progettata, tra gli altri, anche dal geniale Massimo Bordi. La 916 otterrà decine e decine di titoli anche a livello nazionale vincendo in Italia, BSB inglese, AMA SBK negli USA. Senza contare i titoli a livello amatoriale sparsi in tutto e senza contare i titoli della “piccola” gemella 748SP/SPS/R nelle gare riservate alle moto di classe supersport.

Grazie alla 916 la superbike è effettivamente cambiata con i giapponesi “costretti” a sfoggiare le armi pesanti come VTR-SP (Honda) e OW-02 YZF-R7 (Yamaha) ora a distanza di 25 la superbike sta cambiando di nuovo grazie ad un altro moto bolognese: la V4R.

La V4R è da considerarsi a livello storico/tecnico l’erede della 916. Tutte e due le moto ridefiniscono lo standard tra le moto stradali sportive estreme alzando l’asticella e tutte e due hanno alzato il livello agonistico in WSBK grazie a pilota del calibro di Fogarty e di Bautista. Oggi come allora i giapponesi (peccato manchi Aprilia…) dovranno creare una moto seguendo lo standard della V4R e del suo motore derivato dalla GP15 usata da Ducati in MotoGP.

Oggi come allora la rossa è criticata perchè “costa troppo”, perchè è un “prototipo di serie”, perchè “aiutata dal regolamento”. Cambiano gli accusatori, ma non le accuse anche se sono passati 25 anni.

La V4R costringerà i giapponesi a sfruttare la loro esperienza in MotoGP e la Superbike, grazie a questo, tornerà grande come a metà degli anni 90 quando la corsa alle prestazioni ha portato gare molto tirate e spettacolari e di riflesso moto stradali sempre più potenti, leggere e dotate di elettronica attiva/passiva al fine di migliorare la prestazione come la sicurezza.

E’ iniziata la seconda grande rivoluzione in WSBK amici.

DUCATI V4R: ECCO PERCHE’ STRAVINCE (CON BUONA PACE DEI GIAPPONESI)

Al limite del regolamento. Oltre il regolamento. Secondo i critici, Kawasaki in testa, la Ducati Panigale V4R che sta dominando il campionato con Bautista non rispecchia ne il regolamento morale, ne il regolamento tecnico. Cosa c’è di vero dietro le accuse della casa nipponica?

Purtroppo per loro. Assolutamente nulla.

La Ducati Panigale V4R rispecchia al 100% sia il regolamento che lo lo spirito della WSBK (regolamento morale). Ducati ha creato una modo dedicata alla superbike come in passato aveva fatto con la 851, la 888, la 916, la 999, la 1098 e la Panigale R. In passato anche i giapponesi hanno creato moto appositamente per competere, basti pensare alle bellissime Honda RC45 e Yamaha R7 quindi lo spirito della WSBK è assolutamente salvo ed è sbagliatissimo a livello storico criticare la V4R. Chi lo fa non solo dimostra di non conoscere il regolamento ma dimostra anche di non conoscere la storia del campionato riservato alle derivate.

La Ducati Panigale V4R non rispecchia lo spirito perchè deriva da una MotoGP! Falso. Il motore deriva dalla Ducati GP15 da MotoGP è vero, ma elettronica e ciclistica no. La ciclista per schema concettuale deriva dalla V4/V4S che sono nate prima della V4R e che non sono omologate per correre. Vi faccio notare un fatto storico/tecnico amici lettori: in passato con la R7 Yamaha sfruttò l’esperienza della YZR500 per creare la bellissima ciclistica della moto che ha fatto nascere il mito di Haga. Sempre Yamaha per prima ha portato in WSBK il motore a scoppi irregolari della M1 da MotoGP con la R1 del 2009 (titolo al debutto con Ben Spies) quindi Ducati non è certo la prima casa a sfruttare l’esperienza accumulata in MotoGP. Anche Aprilia lo ha fatto creare la sopraffina ciclistica della RSV4 per esempio.

La Ducati Panigale V4R, così come Yamaha R1M e Kawasaki ZX-10RR, è in libera vendita presso i dealer ufficiali e può essere acquistata da tutti noi (portafoglio permettendo) quindi non si tratta di una moto creata per correre e poi messa in vendita, la moto era ordinabile ancor prima del’inizio del campionato previo deposito minimo del 10% (4.000 euro, lo so perchè mi ero informato) . Al contrario in passato era difficile acquistare, se non si avevano le conoscenze “giuste” moto come Honda RC45 e Yamaha R7 oggi rarissime persino nel mercato dei collezionisti.

Perchè la V4R stravince? La risposta va ricercata, come sempre quando si parla di corse, in un mix di fattori. Bautista la guida come fosse una MotoGP perchè in effetti a livello di “sensazioni” è una MotoGP depotenziata ed inoltre Alvaro è un pilota molto veloce che in MotoGP non ha mai trovato la moto giusta al momento giusto, quindi il binomio moto/pilota risulta imbattibile in realtà più che la moto. Rispetto ai piloti “standard” della WSBK lo spagnolo forza il ritmo sin da subito perchè in MotoGP si martella il cronometro dall’inizio alla fine se non vuoi prendere vagonate di secondi da Marquez & soci.

Il progetto Ducati rispetto a Kawasaki e Yamaha è più giovane e non di poco. La ZX-10RR concettualmente nasce nel 2012 e da allora è stata affinata e aggiornata ma di base la moto è sempre quella con il suo 4 cilindri a scoppi tradizionale. La Yamaha R1M, pur essendo più giovane della ZX-10RR, non è mai stata realmente competitiva vantando una manciata di vittorie arrivate spesso per eventi casuali (leggasi fortuna). Non parliamo neppure della Honda CBR1000RR il cui progetto, ma competitivo, affonda le radici a 10 anni fa. Kawasaki quindi più che lamentarsi dovrebbe progettare una moto completamente nuova dato che ha sia il potenziale economico che quello tecnico per farlo così come ha fatto la BMW con la nuova S1000RR che nella Race 1 di Aragon ha dato del filo da torcere persino a Rea e alla ZX-10RR (e la moto bavarese può solo migliorare. E lo farà).

La superbike deve tornare alle moto stock, basta moto da corsa omologate! Questa frase, tanto in voga di recente, non ha senso. La Ducati 916 del 1994 poteva essere elaborata più, anzi decisamente di più della attuale Panigale V4R. Ricordiamo che la 916, per regolamento, poteva avere addirittura usare i freni in carbonio (!) e il forcellone in magnesio, elementi di certo non presenti nella moto di serie…La potenza della bicilindrica bolognese in versione WSBK superava di circa il 40% quella della versione commerciale (916SP), mentre nel caso della V4R la differenza è sotto al 20% dimostrando come l’attuale creatura di Borgo Panigale sia più vicina alla produzione di serie rispetto addirittura alla 916 che è il simbolo, indiscusso, della superbike.

Di fatto, con buona pace dei detrattori (forse più giusto chiamarli ignoranti) le superbike attuali sono quasi stock nel senso più stretto del termine. Vanno forte perchè le moto di serie vanno molto forte. Costano troppo?

Anche qui, assolutamente no. Una Ducati Panigale V4R del 2019 con motore derivato dalla MotoGP costa 40.000 euro, una Ducati 999R del 2003 costava 30.000 euro…La V4R costa quasi “poco” per quello che da in realtà se la paragoniamo con la 999R o anche con la 916SP/SPS/R che costava anche il doppio rispetto alla concorrenza nipponica.

MOTOGP: FANTASTICO DOVI! MARQUEZ 2°. ROSSI RIMONTA. ESALTA RINS!



Esattamente come l’anno scorso buona la prima per Andrea Dovizioso che si porta a casa il GP del Qatar battendo ancora una volta Marquez dopo un breve ma intenso duello andato in scena nelle battute finali. Come ci si aspettava la gara si è svegliata a 4 giri dalla fine quando Dovi e Marc, seguiti da Rins e Crutchlow con Rossi poco distante, hanno deciso di rompere gli indugi forzando il ritmo, sino ad allora la gara era stata, in verità, piuttosto noiosa con il solo Rins ad animarla nel tentativo, vano causa mancanza di almeno 20 cavalli, di andare via dalla Ducati numero 04.

Sul finale, come detto, Marquez ha provato a vincere pur avendo in tasca un comodo secondo posto (forse era meglio sin da subito accontentarsi? A livello strategico si, ma trattandosi del 93 la strategia non esiste…) ma Dovi con incredibile freddezza ha gestito il rivale battendolo in volata nonostante il motore della RC213V abbia fatto la voce grossa sino a sotto la bandiera a scacchi. La Honda, appare evidente, ha colmato il gap di potenza con la Ducati.

Un paragrafo intero lo meritano Alex Rins, Joan Mir e la Suzuki GSX-RR! Alex è ormai una presenza fissa li davanti, da qualche gara a questa parte appare maturo e sicuro di se mentre Mir, al debutto in MotoGP, ha corso una gara molto bella e aggressiva, per nulla intimorito dalle decine di titoli iridati che lo circondavano! La Suzuki GSX-RR è una moto ben bilanciata e facile da guidare ma carente di cavalli e oggi si è visto chiaramente. Rins ha provato in tutti i modi a fuggire per imporre il suo ritmo ma sia la Ducati di Dovi, che la Honda di Marquez hanno riportato dietro il ragazzo vestito di celeste. Quando la Suzuki troverà i cavalli Rins vincerà? Non è scontato. La maggior potenza potrebbe estremizzare la GSX-RR rendendola meno guidabile e meno sfruttabile.

Capitolo Yamaha. Rossi si esibisce in una bella rimonta dal 14° al 5° pur non lottando ne per la vittoria, ne per il podio, mostra un ottimo stato di forma. Situazione opposta per Vinales che, come spesso gli è accaduto in passato, parte male, anzi malissimo e non riesce ad entrare in ritmo. Arrivare dietro Valentino per lui, date le premesse, è una sconfitta. La M1 rispetto al passato anno è realmente migliorata? A parole si, nei fatti in Qatar è sembrata la stessa della passata stagione.

Non giudicabile Jorge Lorenzo che ha corso, arrivando 13°, infortunato a causa della bruttissima caduta di sabato. Bella gara di Danilo Petrucci e Cal Crutchlow che ottengono il massimo senza prendere particolari rischi. Forse da Danilo, armato di Ducati ufficiale, era lecito aspettarsi qualcosina in più. Il Qatar per la moto bolognese è un bonus che va sfruttato e il Petrux non l’ha fatto sino in fondo.

Da segnalare che Quartararo, 5° in griglia, è stato costretto a partire dai box causa spegnimento della moto e che Miller ha lanciato dietro di se la sella che si era…Staccata dalla coda della sua Ducati Pramac. L’australiano si è poi fermato qualche giro dopo. Ritiro anche per Bagnaia, siamo sempre in casa Ducati Pramac, a causa di un contatto che gli ha rotto un ala. Caduta per la wild card Smith su Aprilia.



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